M. Moscara – G. Mattei. Un tempo “piccolo”? – La consulenza psichiatrica a orientamento psicoanalitico
Recensione del volume
M. Moscara – G. Mattei.
Un tempo “piccolo”? – La consulenza psichiatrica a orientamento psicoanalitico.
Alpes Italia, Roma, 2025
di Pierluigi Moressa
L’intento degli autori contiene una originalità e, a mio parere, anche una sfida: creare “un intervento ossimorico da più punti di vista” (XIII). Di ossimoro in realtà non si tratta, perché l’intervento psichiatrico a orientamento psicoanalitico possiede il valore di un “unicum”, capace di condurre a una sintesi: rendere comprensibile la storia del paziente, analizzare le dinamiche sottostanti al sintomo, integrare i dati della medicina somatica con quelli del funzionamento psichico. Si coglie lo spirito un tempo pionieristico dei consulenti che hanno saputo individuare una cornice teorica in vista del loro intervento, solo in apparenza “piccolo”. Uno dei valori del testo è quello di sottolineare come la consulenza psichiatrica a orientamento psicoanalitico contenga un potenziale di innesco terapeutico considerevole. Nel breve spazio della consultazione, sono richiesti allo psichiatra lucidità di inquadramento diagnostico, forme (per lo più farmacologiche) di contenimento a breve termine, prospettive di cura a medio e a lungo termine.
Lo psichiatra in consultazione di solito allevia il peso dell’équipe dei medici somatici, spesso degli operatori d’urgenza, ostacolati nelle procedure consuete dal manifestarsi della patologia psichiatrica. Un atto importante del consulente è quello di offrire letture comprensibili del sintomo, adatte a fornire una diagnosi e un inquadramento dei fenomeni entro la storia personale del paziente. È una sorta di “esame di realtà” rassicurante che apre prospettive di scambio e di dialogo fruttuoso. Atto importante è poter compiere una valutazione delle risorse esterne al luogo di cura (familiari, strutture, servizi) per offrire un ampliamento dei modi di intervento e della soluzione di questioni anche a valenza sociale. In questo modo, il paziente psichiatrico non costituirà più un peso per l’equipe dei curanti, non più una forma di perturbamento emotivo e nemmeno una fonte di giudizi negativi fondati sugli ostacoli che il reparto o il servizio incontrano nell’offrire una “gestione” della patologia. Aleggia nel testo l’idea di un possibile “traghettamento” della diagnosi e dell’intervento entro una prospettiva psicodinamica, fonte di ulteriori letture e possibilità di trattamento. Certamente la consulenza psichiatrica effettuata da un professionista formato analiticamente contiene un valore aggiunto, capace nel breve periodo di fare avvertire come la cornice di riferimento e di lettura della patologia possano essere allargate a un mondo interno e a un linguaggio inconsueto.
Il testo, ricco di casi clinici, inquadra l’attività degli autori entro un’esperienza pluriennale nella psichiatria di consultazione e di liaison e fa avvertire come il loro intervento possa rappresentare l’innesco di interrogativi fecondi anche sull’origine di sofferenze a valenza psicosomatica.
Importante è anche ciò che il testo non dice. La cornice di riferimento per la consultazione psichiatrica deve prevedere ambulatori con la funzione di spazi strutturati per l’ascolto, tempi sufficientemente lunghi di colloquio, disponibilità al confronto. La psichiatria, considerata un tempo ancella della medicina, deve oggi poter contare su un setting adeguato entro il quale il paziente possa sentirsi accolto e l’operatore riconosciuto. Solo in questo modo, la consistenza di un intervento “piccolo”, ma sufficientemente lungo, potrà rappresentare l’occasione per aiutare il paziente a considerare forme di trattamento più ampie e articolate.
Pierluigi Moressa
Bibliografia
Ferenczi S. (1923), La psicoanalisi al servizio della pratica medica in “Opere” Vol. 3 (1919-26). R. Cortina ed., Milano, 1992.
Freud S. (1918), Vie della terapia psicoanalitica. OSF IX.

