E’ disponibile la registrazione dell’evento “Il mondo salvato dai ragazzi indifferenti”
E’ presente, nella sezione Eventi, la registrazione dell’evento Zoom “Il mondo salvato dai ragazzi indifferenti “, avvenuto in data 4 ottobre 2025.
Erano presenti:
Chair e Coordinatrice del Gruppo Sallo
Nadia Muscialini (Psicoanalista SPI, Dirigente SSN)
Relatori
Patrizia Cupelloni (Psicoanalista con funzioni di training SPI-IPA)
Lucio Russo (Psicoanalista con funzioni di training SPI-IPA)
Sarantis Thanopulos (Past President SPI, scrittore)
Daniele Biondo (Ordinario SPI, Ordinario e Docente ARPAd)
Maria Rosa Irrera (Psicologa, Allieva SIPP, dottoressa in LIngue e Letterature Stranier

Trent’anni nei servizi pubblici di psichiatria mi sono stati sufficienti per decretarne il fallimento.
Una volta spenta l’onda lunga della riforma che spingeva con forza alla speranza innovatrice, l’approdo è stato inevitabilmente disastroso.
Le cause dell’inevitabile? A prima vista si potrebbe cadere nell’inganno di credere che sia venuto meno il ricorso al pensiero, in realtà questo è solo parte e non causa prima del disastro.
Le cose sono iniziate a franare quando abbiamo creduto che l’efficienza, stabilita da criteri volutamente aziendali, coincidesse con l’attenzione alla cura, che la burocratizzazione portasse ordine e non stagnazione.
E dove c’è stabilità, che per tutto quel che attiene all’organico è un buon risultato, per i processi della mente si naufraga nella cronicizzazione.
Fa comodo questo? Certamente, ed è esattamente quell’accomodarsi il momento in cui la bizzarria dell’umano e le sue derive che prima ci evocava anche tenerezza, ora ci spinge verso un vago senso di fastidio.
Abbiamo deposto le armi seguendo il feretro della prospettiva scomoda, con aria falsamente contrita ma ben assestata nelle prime file della rinuncia.
A volte ci si sente un pò stanchi di parlare ai sordi, mi viene in mente Tiresia, che da cieco ci vedeva benissimo, il quale, forse, ci
avrebbe mollato la predizione esatta dell’oggi e ci avrebbe mostrato dove saremmo andati a parare: la malattia che definisce l’uomo.
Con questo perdono tutti, i parìa che non hanno spazio per dare spazio al dolore, gli operatori che rimangono nelle trincee aspettando la prossima incursione ed in ultimo la “Vita” che giorno dopo giorno perde pezzi di sé