“Non siete i genitori dei vostri figli”. Cosa stanno vivendo le famiglie omogenitoriali in Italia – Laura Porzio Giusto
Di Laura Porzio Giusto
Abstract
Questo lavoro intende porre l’attenzione sulle conseguenze del vuoto normativo esistente in Italia in merito al riconoscimento delle famiglie omogenitoriali e sulle conseguenze delle recenti manovre ad opera di governo e istituzioni sulla vita di queste famiglie. La negazione o la cancellazione giuridica del genitore non biologico si configura come un atto discriminatorio che ha importanti ripercussioni psicologhe, emotive e sociali per bambini e bambine ed è causa di grandi difficoltà nella vita quotidiana e non degli interi nuclei famigliari cui appartengono.
Secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Famiglia (organo di monitoraggio giuridico sul diritto di famiglia) il figlio di una coppia di donne lesbiche versa in una condizione “deteriore”. Il caso cui si riferisce l’osservazione è quello di un bambino, riconosciuto alla nascita da entrambe le sue mamme, ma che, in seguito all’impugnazione del riconoscimento anagrafico da parte della Procura, perde legalmente la madre non biologica. La successiva separazione (conflittuale) della coppia, in virtù della condizione “deteriore” del bambino, lo getta in balia delle contese tra le due donne [1].
Non si può non restare colpiti dal suono del termine “deteriore” il cui significato di “peggiore, meno buono” (Treccani) coglie in pieno la situazione di bambini e bambine cui è negato alla nascita il diritto di essere figli/e di entrambi i propri genitori o che dopo un riconoscimento anagrafico di un Comune che lo ha permesso (in un vuoto normativo) si vedono togliere un genitore perché la Procura impugna quell’atto ritenendolo “illegittimo”.
Recente è anche il drammatico caso di un bambino che, in seguito alla morte prematura e improvvisa del suo papà biologico, diventa, per lo Stato, orfano di entrambi i genitori. Così, mentre affronta il dolore per questa terribile perdita, il padre non biologico deve rivolgersi a un avvocato per fare richiesta al Tribunale per essere riconosciuto padre di suo figlio. La richiesta viene accolta e il Comune deve trascrivere l’atto con due papà[2].
I casi di separazioni difficili o di morte del genitore biologico portano con più evidenza alla luce quella condizione “deteriore”, ma essa è presente in tutte le famiglie omogenitoriali, caratterizzando ogni bambino e bambina figlio o figlia di due mamme o due papà.
Dopo lo stop a Milano (in seguito alla ormai nota circolare del ministro Piantedosi) molti Comuni hanno interrotto i riconoscimenti e le Procure hanno iniziato a impugnare quelli precedentemente registrati. Un caso eclatante è la Procura di Padova che ha impugnato 33 atti di nascita risalendo fino al 2017.
Il 19 giugno 2023, giorno in cui veniva presentata la proposta di rendere la gestazione per altri reato universale, dalla Procura di Padova arriva la prima notifica in cui si chiede al Tribunale di cancellare il nome della madre non biologica e di rettificare il cognome attribuito alla figlia. La Procura scrive che, data la giovane età della bambina (6 anni), non ci saranno ripercussioni sulla sua vita sociale. Affermazione che esprime non solo ignoranza su cosa sia la vita sociale di una bambina di 6 anni, ma che denota anche l’assenza di considerazione per i legami affettivi della stessa e per aspetti fondanti la sua identità, come affermato dalla stessa madre: “Non si tratta solo di ripercussioni sulla vita sociale. Ma ripercussioni sulla propria identità, fino a prova contraria un diritto fondamentale. Un trauma personale in una fase delicata dello sviluppo, per il fatto di non avere più un fratello ed una mamma. Mi chiedo come possa un Tribunale di uno Stato che professa la tutela dei minori come una priorità, escludere che una bambina di 6 anni iscritta alla scuola primaria possa accusare un cambio di cognome, un fratello ed una mamma che nella forma smettono di essere famiglia. Sono queste le priorità del sistema giudiziario italiano?”[3]
Di fronte a questi eventi la mente fatica a pensare che stiano davvero accadendo, e che stiano accadendo per mano delle istituzioni.
Non ci sarebbe bisogno di scomodare la psicoanalisi, la ricerca scientifica o più in generale le scienze psicologiche per comprendere la portata traumatica di queste azioni su bambini e bambine e sugli interi nuclei familiari cui appartengono. Tuttavia sembra ancora necessario farlo.
È ormai noto che le motivazioni addotte da coloro che portano avanti e sostengono questi atti (presunto diritto di bambini e bambine ad avere un padre e una madre e/o presunte condizioni dannose per lo sviluppo degli/delle stessi/e cresciuti/e in famiglie omogenitoriali) sono scientificamente false. Oltre quarant’anni di ricerche empiriche infatti, concordano che bambine e bambini cresciute/i in famiglie omogenitoriali presentano percorsi di sviluppo psicologico socio-emotivo e cognitivo paragonabili a loro coetanee e coetanei cresciute/i in famiglie tradizionali (per una bibliografia delle ricerche rimando a Carone, 2021).
Già nel 2016, quando la legge Cirinnà sulle unioni civili venne approvata a patto di stralciare l’articolo 5 sulla stepchild adoption che, pur essendo un riconoscimento della filiazione al ribasso (La Delfa, 2016), avrebbe costituito una forma di protezione e garanzia per le famiglie omogenitoriali, l’Ordine degli Psicologi del Lazio inviò a tutti i Senatori un dossier molto accurato con i risultati delle ricerche (nazionali e internazionali) sulle famiglie omogenitoriali, condotte dal 1978 al 2015. Dossier che fu evidentemente ignorato[4].
Le famiglie omogenitoriali in Italia non hanno mai goduto dei diritti di cui legittimamente godono le famiglie tradizionali e da alcuni mesi stanno vivendo ciò che molti hanno definito una vera e propria “persecuzione” da parte dell’attuale Governo e delle Istituzioni, impegnati a pronunciare parole e compiere azioni “violente” e “disumane”, che hanno come scopo la cancellazione di legami affettivi, di doveri genitoriali e dei diritti di bambini e bambine.
Il riconoscimento del/la proprio/a figlio/a diventa un atto “illegittimo” che va cancellato. Un paradosso per cui a questi genitori viene negato/cancellato il dovere di assumersi la responsabilità della cura del figlio o della figlia che hanno desiderato, scelto di mettere al mondo e atteso, spesso passando attraverso percorsi lunghi e faticosi. Alla negazione/cancellazione dei doveri genitoriali corrisponde la negazione/cancellazione dei diritti dei loro figli e delle loro figlie.
Ciò che è legittimo e doveroso diviene “illegittimo” e “criminale”, con citazione in Tribunale e necessità di difendersi (con dispendio di risorse economiche ed emotive).
Il non riconoscimento o la successiva cancellazione del rapporto tra genitore e figlio/a, sul piano legale, ha importanti significati e ripercussioni, sul versante emotivo e psicologico (oltre che concreto nella vita familiare quotidiana), sia sul/la bambino/a che sull’adulto. Se questo disconoscimento non va ad intaccare la qualità del legame affettivo tra i due e della cura genitoriale che caratterizza la relazione, esso tuttavia si configura come la negazione della relazione fondante e necessaria per una sana crescita di bambini e bambine. Nega, ai loro occhi e alla società intera, una evidenza che è condizione imprescindibile per la loro vita fisica e psichica. A “Sono figlio/a di mia madre, sono figlio/a di mio padre” (e dunque “Questo/a è mio/a figlio/a”) lo Stato risponde “Non è vero”.
L’esplicita negazione dell’esistenza di questi legami non è cosa nuova all’interno della politica italiana:
“Come pensa di comportarsi nei confronti delle famiglie Arcobaleno?”
“Perché? Esistono le famiglie Arcobaleno?”
“Sì, esistono e sono tante in Italia”
“Ma per la legge non esistono in questo momento”[5].
Così l’allora ministro della famiglia e delle disabilità, Lorenzo Fontana, in un’intervista di qualche anno fa.
La mente nasce e si sviluppa entro di matrici relazionali (Ammaniti & Gallese, 2014; Beebe, Lachmann, 2002; Music 2011; Schore; 2003) che, in questi casi, pur continuando ad esistere, vengono negate, costringendo le persone coinvolte a lottare per rivendicarne esistenza, visibilità e riconoscimento.
Temi, questi, che le persone gay e lesbiche hanno attraversato e continuano ad attraversare nel corso della loro storia, personale e collettiva. Sembra che la maggior visibilità, un accresciuto senso di legittimazione ad essere ed esistere insieme alla rivendicazione di pari diritti, porti a battute d’arresto, a ri-attivare e intensificare violente sacche di omofobia con tentativi di ricacciare persone gay e lesbiche “in the closet”. Così le famiglie arcobaleno diventano oggi terreno sul quale si vorrebbe girare il motore della storia all’indietro.
La stigmatizzazione e la mancanza di tutela, la cui presenza garantirebbe protezione e sicurezza, sono gli unici fattori di rischio che le ricerche empiriche sulle famiglie omogenitoriali indicano come potenziali elementi dannosi per uno sviluppo armonioso di bambini e bambine (Bos & Gartrell, 2020). Tali condizioni inoltre, gettano i genitori in uno stato di preoccupazione e precarietà, foriero di intenso stress emotivo. Infine, la mancanza di riconoscimento giuridico non è solo espressione di omofobia sociale, ma essa alimenta e giustifica il dilagare di atteggiamenti omofobi nella società con inevitabili ripercussioni sui vissuti interni delle persone gay e lesbiche (Lingiardi, 2016) e dei/delle loro figli e figlie (Gerber & Timoshanko, 2021).
La psicologia evolutiva e in particolare, in ambito psicoanalitico il filone sviluppato dall’Infant Research e dalla teoria dell’attaccamento, ci dicono che lo sviluppo armonioso della personalità dipende dalla qualità dei legami tra genitori e figli, qualità che non dipende né dal sesso, né dal genere né dall’orientamento sessuale dei genitori, ma dalla capacità di esercitare le diverse funzioni genitoriali. Tale capacità è a sua volta influenzata dalla salute emotiva dei genitori, dalla qualità della relazione della coppia, dai sostegni (economici, sociali, emotivi) di cui i genitori possono disporre e, naturalmente, da come la propria storia di figli e figlie è stata rielaborata.
Va da sé, dunque, che per costruire la più ampia possibilità per una buona crescita occorre che tutti e tutte (istituzioni comprese) ci adoperiamo per prenderci cura di genitori e figli/e e delle loro relazioni, garantendo doveri e diritti degli uni e degli altri, con l’obiettivo di costruire un ambiente sicuro, in cui i legami affettivi e tutti gli aspetti dell’identità dei soggetti vengano riconosciuti e rispettati.
Riferimenti bibliografici
Ammaniti M., Gallese V. (2014). La nascita dell’intersoggettività. Milano: Raffaello Cortina
Beebe B., Lachmann F.M. (2002). Infant Research e trattamento degli adulti. Milano: Raffaello Cortina, 2003.
Bos, H. M. W., & Gartrell, N. K. (2020). Lesbian-mother families formed through donor insemination. In Goldberg, A. E., & Allen, K. R. (a cura di), LGBTQ-parent families. Innovations in research and implications for practice, 25–44. Cham (CH): Springer.
Carone, N. (2021). Le famiglie omogenitoriali. Teorie, clinica e ricerca. Milano: Raffaello Cortina.
Gerber P, Timoshanko A. (2021), Is the UN Committee on the Rights of the Child Doing Enough to Protect the Rights of LGBT Children and Children with Same-Sex Parents? Human Rights Law Review, 21, 786-836.
La Delfa G. (2016), Perché non vogliamo adottare i nostri figli. In Everri M. (a cura di), Genitori come gli altri e tra gli altri. Essere genitori omosessuali in Italia. 157-161. Sesto San Giovanni (MI): Mimesis
Lingiardi V. (2016). Citizien gay. Affetti e diritti. Milano: Il Saggiatore.
Music G. (2011). Nature culturali. Roma: Borla, 2013.
Schore A.N. (2011). Attaccamento, trauma, dissociazione. Una premessa neurobiologica. In P.M. Bromberg, L’ombra dello tsunami. La crescita della mente relazionale. Milano: Raffaello Cortina, 2012.
Note
[1] https://www.gay.it/le-due-mamme-si-separano-cosi-luca-non-vede-piu-sua-madre-alba-perche-lesbica
[2] La Repubblica Milano, 30 maggio 2023, “Coppia gay ha un figlio, il padre biologico muore: il Tribunale impone la trascrizione dell’atto di nascita con l’altro papà”.
[3] https://www.lastampa.it/cronaca/2023/06/19/news/procura_padova_contro_famiglie_arcobaleno-12867180/
[4] Il dossier è scaricabile al seguente sito https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&ved=2ahUKEwiPxNXgr9T_AhWM6aQKHS_QC0sQFnoECA0QAQ&url=https%3A%2F%2Firp-cdn.multiscreensite.com%2Fc636ddc7%2Fdocs%2F1.2704213..pdf&usg=AOvVaw1NVvnoY3owR3Vm-m3TS4Vt&opi=89978449. Vedi anche https://www.repubblica.it/cronaca/2016/02/04/news/massimo_ammaniti_che_ignoranza_conta_l_affetto_non_il_genere_-132714677/
[5] Corriere della Sera, 2 giugno 2018
Laura Porzio Giusto, psicologa, membro associato SPI-IPA
Referente per il Centro di Psicoanalisi Romano del Gruppo Nazionale SPI
“Differenze sessuali e di genere”.
© Vecchiarelli Editore – Tratto da “Raccolta Articoli Scientifici 2023- ” – ISBN 978-88-8247-45x-x
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La politica,evidentemente,non rappresenta più la società.Le istituzioni,prodotto della politica,sono organizzazioni schiave dell’ideologia di turno.L’alternanza,nel nostro paese ,avviene in tempi sostanzialmente brevi,e ogni nuovo gruppo di potere impone un nuovo indirizzo,il più delle volte errato e peggiorativo. In effetti sono eletti da meno del 50%della popolazione attiva.Il problema egregiamente illustrato e analizzato in questo interessantissimo articolo andrebbe analizzato e risolto da una commissione di esperti che elaborasse una proposta da portare a referendum popolare.Solo così garantiremmo una scelta democratica a problemi a cui religioni e politica non contribuiscono, solo così contribuiremmo allo sviluppo della società moderna.