Pochi giorni fa, alcuni adulti – sottolineo: adulti – hanno aggredito e picchiato con estrema violenza dei ragazzini di 15/16 anni, studenti del Liceo classico Michelangelo di Firenze, poco prima dell’inizio delle lezioni.
La Digos ha individuato tra gli adulti sei persone appartenenti ad Azione studentesca, i cui esponenti stavano effettuando un volantinaggio non autorizzato.
Ma che ci fanno degli adulti in Azione studentesca? Il video non potrebbe essere più chiaro, come è stato comunicato sui media.
Sul fatto, il Governo, nella persona di Giorgia Meloni, ha mantenuto il silenzio. Un assordante silenzio.
Forza Italia di Firenze parla di ‘scontri’, ignorando il fatto – ben documentato dal video – che di aggressione, vera e propria aggressione, per di più mdi adulti ai danni di ragazzini, si è trattato.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha disapprovato la bellissima, pacata e misurata, lettera della Preside del Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci, di Firenze, Annalisa Savino.
Savino giustamente invita le generazioni, in particolare quelle più giovani (ma, a mio parere, 72 anni compiuti, il monito deve riguardare tutte le generazioni) a non trascurare segnali striscianti che da sempre, ma, da qualche anno in modo sempre più vistoso, sembrano mostrare una ripresa di atteggiamenti e comportamenti di marca fascista.
Le stesse parole di Giuseppe Valditara a Mattino 5 sembrano adombrare un atteggiamento volto all’intimidazione, quanto peraltro l’assordante silenzio del Governo sull’esecrabile fatto di violenza. Dichiara infatti Valditara: “In Italia non c'è alcuna deriva fascista autoritaria. Non ritengo necessario intervenire, sono lettere ridicole. Vanno prese per quello che sono, un atto di propaganda, ma se l'atteggiamento dovesse persistere andando al di là dei confini istituzionali, allora vediamo se prendere o meno delle misure”…. La minaccia, mi pare, è sospesa tra le righe…
Invece, come scrive ai suoi studenti la Preside: “Il fascismo in Italia non è nato con le grandi adunate da migliaia di persone. È nato ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per motivi politici che è stata lasciata a se stessa da passanti indifferenti”.
Io direi: “passanti che hanno paura”… Perché questo è fascismo: avere paura. Illuminante questo episodio della vita di Freud. Egli narra che fu profondamente deluso dal proprio padre quando questi gli raccontò che una volta gli era capitato di essere affrontato da un gruppo di antisemiti, che gli avevano buttato il cappello per terra nel fango dicendogli: “sporco ebreo”, e che poi lo avevano costretto a raccattare Io stesso cappello. Freud fu profondamente colpito dal fatto che il padre non si fosse ribellato, ma avesse subito in silenzio l’umiliazione. D’altronde, la paura ha l’effetto di renderci ciechi e sordi. E manipolabili. Suggerisco, a tale proposito, un libro molto bello, Destinatario sconosciuto, di Katherine Kressmann Taylor (1938).
Ma c’è di più. Da giovani, in particolare, può accadere di trascurare elementi della quotidianità giudicati trascurabili, noiosi, poco intriganti e interessanti. In L’amico ritrovato (1971), di Fred Uhlman, un libro bellissimo (che racconta dell’amicizia tra un adolescente ebreo, Hans Schwarz, e il coetaneo tedesco Konradin von Hohenfels), leggiamo: “La politica riguardava gli adulti; noi avevamo già i nostri problemi. E quello che ci pareva più urgente era imparare a fare il miglior uso possibile della vita, oltre, naturalmente, a cercare di scoprire quale scopo avesse, se l'aveva, e a chiederci quale potesse essere la condizione umana in questo cosmo spaventoso e incommensurabile. Questi sì che erano veri dilemmi, quesiti di valore eterno, assai più importanti per noi dell'esistenza di due personaggi ridicoli ed effimeri come Hitler e Mussolini.”.
Così, finché le cose restano ‘altrove’, sulle pagine dei giornali, o in televisione, in fb, possono non toccarci: riguardano altri, non noi…. Mentre, dice il protagonista de L’amico ritrovato, “Sapevo che a Verdun avevano perso la vita un milione di soldati. Ma non erano che astrazioni, notizie. Non si può soffrire per un milione di morti. Quei tre bambini, invece, li avevo conosciuti, li avevo visti con i miei occhi e questo cambiava radicalmente le cose. Cosa avevano fatto loro, quale male avevano commesso i genitori per meritare tutto ciò?”.
Sempre da L’amico ritrovato, cosa significa cogliere il senso di segnali striscianti. Dice il protagonista ebreo: “Un paio di settimane dopo mi invitò nuova mente a casa sua. Tutto si svolse esattamente come la volta precedente: chiacchierammo, osservammo, paragonammo, ammirammo. Anche stavolta, a quanto pareva, i suoi genitori erano assenti, ma io non me ne dolsi, anche perché ero piuttosto timoroso di incontrarli. La quarta volta che ciò avvenne, tuttavia, cominciai a sospettare che non si trattasse di una coincidenza e a temere che mi invitasse unicamente quando i suoi genitori erano via.
Nonostante mi sentissi vagamente offeso, non osai chiedergli delle spiegazioni al proposito. Poi un giorno mi tornò in mente la fotografia di quel tipo che assomigliava tanto a Hitler, ma subito mi vergognai di avere sospettato, anche per un attimo, che i genitori del mio amico avessero rapporti con un individuo del genere.”.
Finché: “Quando al sopraggiungere della sera, venne il momento di tornare a casa, attesi che tutti se ne fossero andati. Nutrivo ancora una debole speranza che “lui” fosse rimasto ad aspettarmi… Da allora lo evitai. Sapevo che il farsi vedere con me avrebbe costituito per lui il motivo di imbarazzo e pensai che mi sarebbe stato riconoscente per la mia decisione.”.
Per concludere, Thomas Mann, da Filosofia e Psicoanalisi (1929): “Non è più inconsueto il deprimente spettacolo di giovani corpi che ospitano idee senili, che le portano in giro con rapido passo arsito, `{`…`}` il braccio levato nel saluto romano, sperperando in esso il bello slancio della loro anima. Non può che accrescere la confusione il vedere come la giovinezza presti la sua biologica amabilità a ciò che è decrepito, e incattivito per la decrepitezza. Ma non è che un’illusione ottica, un’ingannevole e fugace apparenza. La decrepitezza incattivita non diventa certo bella e buona per il fatto che sia la gioventù a sostenerla.”….
Era il 1929… sarebbe seguito ciò che sappiamo…. Ed è passato un secolo… Ma giovani uomini aitanti picchiano ancora ragazzini davanti a un liceo….
Interessante a tale proposito un altro bel libro, Il braccialetto, di Lia Levi (2014.).Daniela Scotto di Fasano
Psicoanalista SPI