Vi proponiamo questo interessantissimo articolo di Flavia Salierno pubblicato dal Centro Psicoanalitico di Roma.

Nel vissuto spettrale che proviamo nel restare inermi e impotenti di fronte alle devastazioni delle guerre in Ucraina e in medio Oriente, le nostre vite continuano nell’apparente normalità. Inframezzata da alluvioni e possibilità di attentati. Ma andiamo a fare la spesa, lavoriamo, ci preoccupiamo per le nostre piante, i fiori. I fiori, ecco, quelli. Gli unici primi piani del film-capolavoro di Glazer, The Zone of Interest, sono proprio sui fiori. È una scelta, quella del regista britannico, di evitare i primi piani sugli attori. L’intento è quello di porre lo spettatore come osservatore indiretto di normali scene quotidiane familiari. Distanti, guardiamo con maggiore distacco calandoci nella quotidianità dei protagonisti. A proposito di quotidianità, la nostra, accendiamo il televisore e, mentre cuciniamo, ci arriva il suono dei bombardamenti e le urla di persone devastate dal senso di smarrimento e dalla sofferenza. Alla stessa stregua, guardando il film di Glazer, veniamo catturati dalle dinamiche di coppia dei due protagonisti, moglie e marito, alle prese con la costruzione della casa dei loro sogni e con la gestione dei figli e del giardino di casa. Ma una fetta della nostra mente è continuamente concentrata sui rumori, quelli delle ciminiere del campo di concentramento accanto alla magnificenza della casa dei due. Lo stato dissociativo conseguente è volutamente indotto e pervasivo.