L’aggressività distruttiva nel mondo del lavoro. Il mobbing e le altre forme di violenza organizzativa
A cura di Nadia Muscialini
Hogrefe, 2024
Andrea Castiello d’Antonio è psicologo e svolge attività professionale sia in campo clinico che del lavoro. Ha svolto attività di docente presso l’Università Europea di Roma e di consulente Tecnico del Tribunale Civile della capitale. La lunghissima esperienza in ambito clinico e aziendale è stata messa a disposizione della collettività, di esperti, aziende e lavoratori grazie ai numerosi articoli e libri da lui scritti e pubblicati.
Attualmente gli specialisti della salute, in particolare quella mentale, si trovano spesso a confrontarsi con persone che chiedono aiuto per difficoltà dovute a condizioni lavorative complesse e usuranti. In molti ambienti di lavoro non solo vengono bypassati i comportamenti basati sui principi basilari che regolamentano l’attività lavorativa, frutto di accordi e contrattazioni sia a livello nazionale che aziendale, ma vengono adottate modalità di gestione delle risorse umane e organizzative fortemente disfunzionali in cui aggressività e distruttività sono le componenti prevalenti.
Inutile dire che tali politiche aziendali, a volte messe in atto in maniera consapevole e finalizzata, in altre in maniera inconscia e disorganizzata, hanno profonde e negative ripercussioni sia sul “capitale umano” sia sulla produttività dell’organizzazione stessa. Distruttività e aggressività che lungi dal portare efficacia ed efficienza dei processi produttivi agiscono generando stress e burnout nei lavoratori e, di conseguenza, il mal funzionamento del gruppo di lavoro con scarsa produttività sia in senso quantitativo che qualitativo.
Nel libro l’autore fa chiarezza su concetti spesso usati in maniera distorta o confusiva, di costrutti legati al benessere o al malessere lavorativo e offre un’accurata esemplificazione di quelle che sono dinamiche gruppali disfunzionali e controproducenti ma, soprattutto, offre suggerimenti pratici per affrontare le problematicità ed effettuare correttivi alle modalità organizzative distorte.
Interessante è il vertice che l’autore adotta che vede coinvolte in egual misura tutte le figure implicate nei processi produttivi (leaders, fellowships, UO risorse umane, ecc) diventando così un valido supporto sia al singolo lavoratore che alle strutture direttive di programmazione e pianificazione dei processi produttivi. Le conoscenze e le responsabilità per quanto accade nei luoghi di lavoro, secondo Castiello d’Antonio, devono essere suddivise, per quanto di competenza, tra il lavoratore e i responsabili poiché entrambi hanno un ruolo importante nel promuovere un buon clima e il benessere lavorativo. Il lavoratore, qualsiasi posizione ricopra, può trovare nel testo spunti interessanti per l’autotutela e il miglioramento del funzionamento del suo gruppo di lavoro.
Nel libro vengono inquadrate e spiegate dettagliatamente le diverse forme di violenza organizzativa, ossia le forme di aggressività distruttiva nel mondo del lavoro.
L’approfondita conoscenza dei dati del fenomeno, della normativa e la grande esperienza sul campo permettono a Castiello d’Antonio di spiegare in maniera semplice la differenza tra mobbing, violenza lavorativa, molestie morali, burnout, distress, contrasti e conflitti.
Attraverso il riferimento delle teorie psicoanalitiche sul funzionamento individuale e dei gruppi apre a importanti riflessioni sulle dinamiche inconsapevoli che si giocano nei luoghi e nei gruppi di lavoro spesso più importanti e vere di quelle manifeste. L’utilizzo della psicoanalisi all’organizzazione permette di avere “una visione di profondità di ciò che accade nel lavoro quando si sviluppano situazioni disfunzionali: troppo spesso l’aspetto razionale del lavoro occulta e nega ciò che avviene realmente”. I riferimenti alle teorie psicoanalitiche vengono usati dall’autore per spiegare quali assunti di base entrano in gioco nelle dinamiche disfunzionali dei gruppi di lavoro, per illustrare la patologia, la “nevrosi” organizzativa (paranoide, ossessiva, isterica, depressiva, schizoide) e la psicopatologia della Leadership (lassista, narcisistica, paranoica, demagogica), per poi addentarsi nella delucidazione delle differenti e numerose forme di violenza interpersonale che declina con la esemplificativa dicitura “la subdola arte di mettere in difficoltà le persone”.
Alcune premesse dell’autore sono illuminanti e non così scontate come apparirebbe ad una lettura superficiale, i dati sulla violenza, numeri e modalità, sono decisamente sconcertanti.
L’autore sottolinea che nessuno nasce attrezzato per svolgere un lavoro in un’organizzazione gerarchica, contesto fatto di norme, regole, diritti, doveri e strategie finalizzate al conseguimento di obiettivi attraverso la suddivisione di compiti, mansioni e responsabilità; che nelle organizzazioni lavorative le persone NON si scelgono reciprocamente ma si trovano a condividere la propria attività per la realizzazione di obiettivi sovraordinati. “L’appartenenza ad un istituzione non è un impegno semplice, lineare, dato per scontato”; che il lavoro non è una questione esterna all’individuo poiché “la persona che entra nell’organizzazione ne fa essenzialmente parte e ne costituisce a tutti gli effetti una molecola d’identità, allo stesso modo l’organizzazione penetra dentro l’individuo, lo abita, ne impronta la vita anche al di fuori del lavoro, lo accompagna nel suo percorso esistenziale totale e non solo nelle ore di lavoro quotidiano”.
Molto interessante è la dettagliata declinazione delle dinamiche inconsce di chi compie violenza, “l’aggressore” e di chi la subisce, “la vittima.
E’ oramai assodato dalle teorie psicologiche che la maggior parte delle persone si identificano e si mostrano socialmente per la professione che svolgono e che le ore passate nel luogo di lavoro non sono solo tante nella giornata ma fondamentali per la definizione di sé e del sé. La qualità e la modalità con cui trascorriamo le ore svolgendo la nostra attività professionale hanno una importantissima influenza sul benessere psicofisico di ogni individuo. “L’organizzazione che sta intorno all’individuo che lavora passa inesorabilmente dentro l’individuo che lavora, nella sua mente, nel suo animo.”
Il lavoro non solo è fonte di retribuzione economica ma anche, quando funziona, di retribuzione psicologica e sociale, di realizzazione e progettuale; quando le cose vanno male, quindi, ne risente tutta la vita dell’individuo.
La vita lavorativa ha un impatto fondamentale sulla salute mentale delle persone e di conseguenza quella pubblica, motivo per cui esistono specifiche normative nazionali e sovranazionali per la tutela del clima e del benessere organizzativo e la prevenzione di fenomeni come il distress, burnout e violenza nei luoghi di lavoro.
Impossibile in poche righe approfondire l’accuratezza con cui il testo affronta cosa può accadere nelle organizzazioni lavorative, soprattutto ciò che è inedito seppur necessario, ciò che viene minimizzato e considerato come secondario quando è il motore delle dinamiche che si manifestano nei comportamenti manifesti.
L’autore illustra dinamiche spesso sottovalutate o misconosciute anche da chi si occupa del benessere organizzativo e che vanno al di là della mera conoscenza ed esecuzione di compiti tecnico professionali: l’importanza delle dinamiche inconsce che guidano individui e gruppi, quella degli stili di leadership, la tutela della relazione e delle dinamiche dei gruppi, la comunicazione tra i lavoratori, i vissuti organizzativi, la gestione del conflitto e dell’aggressività. Chi opera in questi ambiti deve essere necessariamente, aggiungo io, un professionista che conosce le dinamiche nascoste e inconsapevoli che guidano le azioni degli individui e dei gruppi.
Vorrei concludere questa breve recensione sottolineando un altro aspetto trattato nel testo che è il potenziale traumatogeno delle situazioni lavorative disfunzionali in cui vengono agite diverse forme di violenza (mobbing, stalking, harassment, autoritarismo distruttivo dello stile di leadership, invidia corrosiva, molestie morali, ecc.). Lavorare in un ambiente malato, violento, poco attento al benessere dei lavoratori e alle dinamiche dei gruppi può creare traumi che hanno ripercussioni negative sull’intera vita delle persone. Traumi che sono difficili da identificare, da classificare correttamente e da trattare se non se ne hanno le competenza specifiche.
Il libro oltre ad offrire generosamente approfondite conoscenze dei fenomeni di aggressività e violenza organizzativa permette a chi si vuole operare in questo ambito professionale di non improvvisarsi esperto e a chi subisce discriminazioni e violenze di identificare istituzioni e professionisti che abbiano le competenze necessarie per muoversi a più livelli: organizzativo, clinico, normativo e, conoscendone la differenza, mettere in atto i correttivi necessari alla risoluzione dei problemi.
La prevenzione e la “cura” delle malattie lavorative che siano dell’organizzazione o del lavoratore, hanno un profondissimo impatto sociale, sulla salute della collettività, motivo per il quale necessitano di quelle specifiche conoscenze ed esperienze delineate nel testo ma soprattutto una preliminare assunzione di un atteggiamento etico in cui sia garantita integrità, legalità e attenzione al bene comune.










