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Femminicidi, violenza giovanile ed ecocidio, qual è il minimo comun denominatore? Nadia Muscialini

di

Nadia Muscialini

 

In estate si sa tutto rallenta un pochino; le persone cercano di fuggire al caldo torrido e, nonostante le difficoltà economiche,  di raggiungere posti di villeggiatura con un clima più clemente delle città.

In questi momenti vi è maggior silenzio perché le strade sono quasi deserte e rimane il via vai di chi svolge lavori che non possono andare in pausa; siamo meno distratti dal rumore della vita quotidiana e ciò ci permette di leggere e ascoltare con più calma ed attenzione quanto accade nel mondo. Ci accorgiamo così che le brutte notizie non sono scomparse e che alle guerre, alla crisi economica, alle proteste per licenziamenti, ai dissidi e agli scontri  tra rappresentanti dei diversi partiti o nazioni si aggiungono quelle relative al dramma  degli incendi, della sparizione dei ghiacciai, del taglio indiscriminato degli alberi, degli accordi che vengono stilati o accelerati  in maniera urgente, subdola , sotto traccia  e per niente volti al bene collettivo. Cose che accadono spesso quando le persone sono in ferie per riposare e con i desideri di refrigerio e  sopravvivenza.

Leggendo o ascoltando le notizie dei media ci si accorge che anno dopo anno le cose che vengono riportate sono sempre le stesse: non cambiano le promesse fatte dai governi di intervenire per la risoluzione delle guerre, per la diminuzione delle emissioni e la salvaguardia della Terra, per ridurre i morti sul lavoro che spesso cadono stroncati dal caldo insopportabile in cui sono costretti a lavorare nonostante i divieti e le leggi che in Italia abbiamo sempre all’avanguardia e molto corpose ma che nessuno poi verifica se vengono applicate.

Anche la violenza di genere non si placa nemmeno d’estate con il caldo torrido, anzi, assume connotazioni ancora più inquietanti: cito ad esempio la notizia di un uomo di quarantatré anni che aggredisce la ex compagna e poi uccide un altro uomo di trentasei che passando dove avveniva l’aggressione interviene per aiutarla. Il motociclista  fermatosi per soccorrere la donna viene  travolto dall’auto dell’ex  partner poiché lo credeva un rivale in amore.

La violenza giovanile pare essere in questa torrida estate il problema emergente che il governo ritiene la priorità da risolvere e il 23.7.2026 un recente disegno di legge, approvato dal  Consiglio dei Ministri,  propone di modificare l’articolo 98  del c.p. introducendo la possibilità di rendere imputabili i minori tra i 14 e i 18 anni senza più una valutazione dei singoli casi che il codice di procedura penale minorile (D.P.R. 448/1988)  impone.

Giovani che oggi hanno meno ascolto di quanto necessiterebbero; nessun governo li interpella per definire l’agenda delle loro priorità e, i “minori” (di 18 anni naturalmente, anche se il temine utilizzato senza questa specificazione assume connotazioni inquietanti),  sono attenzionati solo per essere targettizzati,  per ampliare fette di mercato, indurre nuovi bisogni che siano prodotti di consumo o procedure medico-chirurgiche di estetica o di transizione sessuale. I ”minori” sono sicuramenti i migliori capri espiatori di una società allo sbando.

Quando la priorità dovrebbe essere capire il malessere giovanile, le cause di questo profondo disagio che può sfociare in violenza tra bande, contro gli oggetti, se stessi o altre persone, si pensa invece a chiudere il recinto quando sono scappati i buoi e intervenire su chi, come i sintomi, ci mostra la nostra sofferenza, esprime ad alta voce un disagio che riguarda tutti.

E cosa dire delle notizie dei danni dovuti all’innalzamento climatico che peggiora di anno in anno senza che  le istituzioni intervengano efficacemente sia per ridurlo che per prevenirlo. Anzi proprio in agosto, periodo di nidificazione, vengono abbattuti alberi in salute per far spazio ad altro cemento che sarà occupato dall’ennesima struttura (in genere supermercati o centri commerciali) che ha come obiettivo il profitto di pochi e lo sfruttamento di molti, mentre le isole di calore e i morti per il caldo e l’inquinamento crescono sempre di più.

Ma cosa hanno in comune queste forme di violenza? Perché a una professionista della salute mentale, una psicoanalista, viene voglia di fare delle riflessioni e condividerle.

Vorrei semplicemente ricordare e ribadire ciò che molti colleghi e professionisti di altre branche della scienza stanno dicendo da moltissimo tempo e riportare alla memoria e alla coscienza ciò che sappiamo dalla notte dei tempi.

Ma la Temperanza è stata sostituita dalla bulimia dell’eccesso, la Saggezza dall’arroganza e la Verità che diciamo di avere compreso non si trasforma in utile agire.

Ma cosa hanno in comune queste forme di violenza che hanno la stessa matrice e possibili soluzioni?

Ciò che accomuna queste diverse espressioni di violenza è la convinzione assai diffusa che qualsiasi persona, essere vivente o sistema che ci troviamo davanti e riteniamo un ostacolo per il raggiungimento dei nostri obiettivi deve essere annientato. Per molti, troppi, è diventato importante solo ciò che si brama e  quindi adoperarsi con tutti i mezzi possibili per raggiungerli, senza indugi, senza chiedersi cosa vuole l’Altro,  senza mettersi in discussione, cercare compromessi o strade che potrebbero portare  a soluzioni  condivise e di pubblica utilità.

Non vi è differenza tra chi taglia gli alberi e non si occupa di suolo perché vuole costruire l’ennesimo centro commerciale o data center e chi ammazza la propria compagna e investe uno sconosciuto solo perché   sospetta essere un rivale,  nemmeno con chi pensa che i problemi dipendano dai “minori”, senza soffermarsi  a considerare che sono gli adulti che devono garantire che  la loro crescita sia sana ed equilibrata in un ambiente pulito e sicuro; invece, come cattivi giardinieri molti adulti non si curano di bonificare il terreno (sociale) inquinato, sempre più violento e precario dove stiamo vivendo.

Chi compie azioni violente trova un esempio nelle manifestazioni verbali e nei comportamenti  quotidianamente di chi rappresenta governi e istituzioni che minano ogni giorno la  pace e la prosperità collettiva, la salvaguardia dell’ecosistema e la tutela dei diritti universali attraverso guerre e sfruttamento. Invece di cercare soluzioni per la pace riarmano le nazioni, invece di sedersi ad un tavolo per cooperare e risolvere i problemi litigano e sviliscono qualsiasi proposta della fazione che ritengono nemica.

Ma perché accade questo? Perché ci sono moltissime persone che di fronte alla cronaca annunciata  dell’estinzione persistono con atteggiamenti distruttivi e comportamenti di violenza estrema?

Ci sono sicuramente molte spiegazioni logiche e razionali ma a me è più congeniale scomodare le scienze della mente e chi studia le dinamiche psichiche  profonde e inconsapevoli.

Alla base delle azioni violente, di spregio dell’Altro, di sopruso e sottomissione in nome di una presunta superiorità vi sono stati della mente in conflitto, guerre interiori, una psiche che non è in pace e non ha pace e cerca di attribuire la causa di questo malessere in un nemico esterno a sé; un nemico che si può vincere distruggendolo, annientandolo fisicamente. Questo stato di guerra dipende da una profonda infelicità, sensazione di inferiorità e non riconoscimento ma anche da veri e propri rifiuti e abusi.

Lao Tze nel Tao-Tè- Ching  afferma che la nostra convinzione che tutto debba essere normato la leggi sempre più stringenti e punitive è conseguenza di una perduta armonia originaria o Tao; per alcune religioni ciò dipende dalla disconnessione con il divino; mentre per Freud questo deriva dall’innata tendenza all’aggressività e alla violenza dell’uomo, alla pulsione di morte, più potente di quella di vita. Per arginare questa cattiveria insita nella nostra specie sono per lui necessarie leggi e divieti da rispettare che siano interiori (senso di colpa) o che vengano da agenzie esterne come la polizia o gli  eserciti. La civiltà sarebbe, quindi, una nevrosi inevitabile che rende necessaria la rimozione della parte più istintuale e affettiva dell’essere umano che è anche quella che ci permette di provare empatia e compassione.

Qualunque sia il motivo per cui ha prevalso una cultura maschilista predatoria e violenta che considera il mondo un luogo popolato da esseri pericolosi, nemici da combattere, individui o popoli da sottomettere e sfruttare per i propri interessi, alla base vi è sempre la mancanza di pace e armonia interiore; sono il  malessere, la carenza di equilibrio, che non hanno niente a che vedere con l’assenza di dubbi o ambivalenze,  che portano le persone a commettere gesti distruttivi nel microcosmo o nell’universo intero.

Quando una persona prova pace interiore e si sente bene agisce di conseguenza. Solo chi è in armonia con sé stesso può avere empatia, compassione, la volontà di distinguere il bene dal male e perseguire il primo.

Questo è il motivo per cui non potranno mai bastare le sole punizioni, le leggi, i deterrenti per porre fine alla violenza perché non potranno  certo porre fine al malessere interiore, al bisogno di potere e di predominio  per sopperire al senso di inferiorità, alla paura e senso di fragilità;  tantomeno possono frenare il bisogno compulsivo  di riempire un vuoto con oggetti, potere o distruzione.

Siamo circondati da esempi di persone che detengono (su delega o meno dei cittadini) autorità e potere   che sono votati alla violenza, all’incomprensione dell’altro, all’individualismo; chi è alla ricerca di un riconoscimento è in perenne ricorsa  per competere, per arrivare da qualche parte, ottenere  qualcosa, possedere qualcuno.

Tutto questo mentre i più cercano di sopravvivere alla precarietà, alle catastrofi, alle difficoltà quotidiane senza arrecare danno ma contribuendo a medicare le ferite della Terra e degli esseri viventi.

Questi esempi negativi sollecitano la competizione e l’individualismo invece che la cooperazione e la solidarietà. Ma come affermava Franco Fornari potremo salvarci dalla distruzione  dalle guerre solo se saremo in grado di trasformare il motto “mors tua,  vita mea” in “vita tua, vita mea”.

Non c’è altra soluzione al pericolo di estinzione siamo tutti sulla stessa barca come gli animali sull’Arca.

Ognuno di noi, soprattutto chi ricopre ruoli di rappresentanza e potere, deve assumersi delle responsabilità concrete, non basta limitarsi a condannare i comportamenti violenti e distruttivi altrui, non basta  prenderne le distanze ma è necessario comprovare le affermazioni e gli intenti con qualcosa di concreto per la tutela della società intera e del Pianeta.

Una grande responsabilità ce l’hanno i professionisti dell’informazione che non possono limitarsi a riportare  notizie e descrivere ciò che accade senza assumere una posizione critica ed etica chiara e palese, altrimenti l’informazione giornalistica diventa pornografia del dolore. Il silenzio si trasforma in assenso, omertà, connivenza e mancanza di coraggio.

Ognuno di noi deve esser consapevole che non è possibile attendere Godot, un messia a cui delegare le soluzioni, un eroe che lotti al posto nostro perché le cose cambino. Ognuno ha un ruolo importante nel tentare di eradicare le radici della violenza sociale che sia diretta verso le donne, il pianeta o il mondo degli adulti.

Non dobbiamo farci prendere dalla disperazione, permettere che ci portino via la speranza perché ciò produrrebbe  angoscia,  rassegnazione e la fine della lotta.

La Speranza è indispensabile alla vita, è il sentimento che esprime una mente in equilibrio e in armonia, che ci sprona ad affrontare le difficoltà ed insistere a perseguire i nostri ideali tra cui la Pace.

 

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Andres Pietkiewicz
Andres Pietkiewicz
2 ore fa

Complimenti Nadia, chiaro e profondo, e,soprattutto, tristemente e tremendamente reale.
Ho immaginato l’umanità a processo giudicata da un tribunale formato da rappresentanti del mondo naturale: animali,alberi,fiori,pesci,minerali, in rappresentanza anche dei fiumi,dei monti,dei laghi e dei mari.E si, il giusto verdetto sarebbe la condanna a morte.Quella morte che temiamo tanto,che non riusciamo ad accettare e superare.

Last edited 2 ore fa by Andres Pietkiewicz
Bruno
Bruno
1 ora fa

Una denuncia limpida e puntuale, commovente. È davvero bello sapere che nonostante tutto ci siano persone come te, Tito e tutti gli amici di sallo e del portale, non solo, penso ai tanti giornalisti che ci mettono la faccia, alcuni dei quali hanno perso la vita per il loro lavoro, a professori di sicurezza internazionale e intelletuali che criticano chi ha potere ed è al potere usandolo male, nonostante le rappresaglie mediatiche, a quei pochi giornali e programmi tv che non fanno propaganda, a chi è sotto scorta, a chi protesta nelle piazze, a chi non si fa corrompere, a chi resiste come puo nella “terra di mezzo”, sotto la quale ci sta la povera gente, brava gente, prostitute, assassini disgraziati di ogni sorta perche disperati e abbandonati dalle istituzioni, questi quelli con cui ce la si prende e li si condanna, sopra disgraziati in divisa che fanno le stesse cose e rimangono impuniti poiche potenti, potenti prepotenti, che decidono le sorti del mondo e rimangono impuniti. Tutti voi, esclusi i corrotti potenti, siete per me fonte di ispirazione in un mondo pieno di contraddizioni e che da qualche hanno mi pare andar sempre piu nel baratro disinteressandosi di eros e assuefatto a thanatos.
Non aspettiamo Godot, proviamo quantomeno ad andargli incontro, grazie Nadia!!!

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