INTRODUZIONE

L’INFINITA PARABOLA DELLA RELAZIONE FRA PSICOANALISI E ISTITUZIONI.

di Giovanna Montinari, Giuseppe Riefolo

Puntualmente nella parabola delle istituzioni psicoanalitiche, e della SPI in particolare, si presenta il quesito dell’estensione del metodo. Ovvero: quali altri ambiti il metodo analitico, pensato ed applicato nella stanza di analisi, può toccare non tanto per tensioni di ordine “espansivo”, quanto per mettere alla prova le proprie basi teoriche che, se valide, devono poter essere applicate anche in contesti più ampi della stanza e del lettino. Sappiamo che, negli anni, proprio dal conflitto che si apre fra la regola codificata e le tensioni all’estensione del metodo sono emerse poi non tanto le applicazioni quanto nuove teorizzazioni che hanno permesso di studiare la dimensione psicoanalitica nei bambini, negli psicotici, nei gruppi e nelle istituzioni. Per quanto all’inizio si trattasse solo di tentativi di “estensione del metodo”, alla fine è emerso che questi ambiti permettevano di analizzare aree della mente altrimenti inesplorate e, quindi, quelle posizioni potevano tornare nella stanza di analisi e al paziente sul lettino. Infatti è oramai evidente come i bambini, gli adolescenti, gli psicotici, i gruppi e le istituzioni abbiano contribuito all’esplorazione di funzionamenti mentali riferibili in modo specifico al soggetto adulto e che, quindi, attraverso questi ambiti il paziente nella stanza di analisi ha potuto presentarsi simultaneamente come un (tuttora) bambino, un adolescente, uno psicotico, un gruppo ed una istituzione.

Dobbiamo però, onestamente riconoscere come queste tensioni, che puntualmente toccano l’istituzione psicoanalitica, descrivano una precisa parabola. Gli inizi sono sempre particolarmente ecci-tanti e coinvolgono molti analisti desiderosi di trovare una sintesi felice fra la loro identità di analisti nella stanza di analisi e le inevi-tabili occasioni della propria vita professionale in cui si trovano ad occuparsi di psicotici, gruppi o istituzioni.