Un guardarci negli occhi come adulti. Graziella Bastelli
Non voglio parlare per le persone adolescenti … quello lo fanno benissimo loro. Voglio invece guardarmi allo specchio come persona adulta che, pur continuando a crescere, si è già confrontata con tante verifiche, emozioni, scelte, indecisioni, paure.
Grazie anche alla mia esperienza lavorativa sono stata e sono piacevolmente bizzarra e ho sempre adorato tutte le nuove generazioni con le quali mi sono messa in gioco nei miei 70 e passa anni di vita. Adoro ascoltarle, non mi stanco di confrontarmici, mi nutro delle loro curiosità, mi arricchisco delle loro contraddizioni e provo una profonda tenerezza per le loro richieste di aiuto spesso disconosciute e negate. Ma da un po’ di anni mi chiedo con tanta tristezza:
Quale mondo stiamo consegnando loro?
Tanta violenza sistemica che oltre a far male fisicamente e uccidendo, attacca con tutta la sua crudeltà le nostre menti, le nostre emozioni, le nostre libertà … trasformando il diritto di scelta ed un pensiero critico e ribelle in una costante battaglia fatta di divieti – repressione mascherata da sicurezza, annientamento di socialità e negazione dell’importanza della collettività.
Lo stare insieme: un io che diventa noi, un ascolto col cuore aperto alle differenze come ricchezza … questo gli adulti di oggi non lo sanno più esprimere e quindi non lo regalano ai giovani come bagaglio di un passato che permetterebbe loro di vivere il presente costruendosi il proprio futuro condiviso.
Guerre, genocidi, femminicid/trans-cidi, violenze nelle case, scuole, strade, tribunali, stanze del potere, mondo del lavoro e non lavoro … si trasformano in una normalità imposta, mentre si rincorrono individualismi, mondi virtuali, solitudini …
Ma invece di giudicare e reprimere le persone giovani, noi adulti, ci facciamo qualche domanda, riconosciamo i nostri limiti, proviamo a metterci in discussione?
Miserabili, presuntuosi, incapaci … ci lecchiamo le nostre ferite incolpando le nuove generazioni di non riuscire a gestire la loro vita in questo mondo che, noi adulti, abbiamo reso disumano, usando la crudeltà come strumento di rivincita su un altro quasi sempre più debole, bisognoso di comprensione e aiuto; più fragile e, sicuramente, strumentalizzabile, perché più giovane e dipendente.
Una persona adulta non è una divinità maggiore, ma una spalla ove potersi poggiare; non un tuttologo con risposte/soluzioni pronte ma chi ha vissuto debolezze, paure e dubbi e ancora le sta affrontando; non è una creatura superiore che può credere di fare qualsiasi magia/imbroglio senza pagare il prezzo di un individualismo esasperato e di un appiattimento soffocante.
Molti adulti hanno paura dell’immaginazione che ogni crescita comporta, perché si alimenta di scoperte, lotte, agiti; è oppositiva e indipendente, non può essere ingabbiata e controllata dal loro sedicente “potere formativo”, ed è ciò che ha permesso a tutte le nuove generazioni di organizzarsi per reperire risorse, trovare tempo per essere umani e coltivare legami, unificando bisogni e desideri, sostenendo una trama per affrontare il conflitto e rivendicare un presente ed un futuro collettivamente condiviso.
Chi come adulto non riesce ad accettare la sfida adolescenziale senza autoritarismi, imposizioni, giudizi, discriminazioni, leggi contro la libertà di agire e pensare … allora velocemente si levasse di mezzo … trasferendosi, con tutti i fascisti vecchi e nuovi … casomai in Alaska … (chiedendo strisciando … il permesso a Trump).
Senza tali adulti le persone giovani vivranno molto ma molto meglio, e noi con loro!
Graziella Bastelli, compagna di Non Una Di Meno; già Coordinatrice, II Reparto Degenze Adolescenti, Istituto di Neuropsichiatria Infantile, Sapienza Università di Roma
















Chapeau!
letto,riletto,assaporando ogni dettaglio,e poi riletto ancora.Si, condivido ogni parola, forse,se fosse possibile,eviterei di inquinare l’Alaska, li invierei nel cosmo…
Grazie per il suo toccante contributo S.ra Bastelli, spero leggerla ancora in questo portale.