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Punire gli adolescenti? Marco Bouchard

Se dovesse passare la proposta di riforma dell’art. 98 del codice penale, uscita dal cilindro del Governo il 23 luglio, dovremmo davvero abbandonare la definizione di minore età, almeno per gli/le adolescenti che attraversano quel tumultuoso periodo della loro vita che va dai 14 ai 18 anni. Infatti, se si presuppone la piena maturità penale per quella fascia di età, cessa ogni differenza rispetto al mondo degli adulti nel considerarli imputabili di un reato. Se ne dovranno però trarre le debite conseguenze dal punto di vista giuridico perché, superata la soglia del 14° anno, dovrà essere riconosciuta all’adolescente anche la piena capacità di agire in tutti gli aspetti della loro vita. Non è, infatti, possibile, contemporaneamente, attribuir loro la piena maturità per la maggiore delle responsabilità – per le sanzioni che ne derivano – e negarla per obblighi e impegni sociali o civili, spesso di relativa o trascurabile importanza, come l’attività sportiva, una gita scolastica o un piercing per i quali s’impone, oggi, l’autorizzazione parentale.

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Marco Bouchard

Ex magistrato italiano, presidente onorario della Rete Dafne Italia, rete nazionale per l’assistenza alle vittime di reato

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