di Filippo Brogioni

Sono già passati cinque mesi da quando la sedicente Repubblica Islamica dell’Iran è scossa da un’ondata di proteste nazionali a seguito della morte di Masha Amini, giovane donna iraniana uccisa dalle “Guidance Patrol”, le temute guardie della moralità iraniane per aver indossato il suo hijab “in modo improprio” mentre era in visita a Teheran. Nonostante la repressione violenta delle autorità, i manifestanti non sembrano arrendersi e adottano nuove e creative forme di protesta per mantenere in vita le loro richieste di Libertà. Negli ultimi giorni su vari canali media in giro per il mondo sono apparsi video di giovani iraniani per le vie dell’Iran intenti a far cadere il turbante tipico dei clerici sciiti per poi scappare tra lo sgomento del burlato e le risa dei passanti.

In questo contesto lo “scappellamento” di un comune clerico, assume una forza imponente. Quella che ai più può risultare una simpatica burla tanto leggera e giocosa, racchiude in sé un forte significato simbolico.

Il turbante infatti rappresenta la figura del clero sciita che, dalla sua nascita in Iran quasi quattro secoli fa, ha sempre avuto una relazione complessa con il potere politico. I turbanti indossati sono generalmente di due colori differenti. Dove un turbante bianco indica che la persona che lo indossa non ha alcun legame di discendenza con il Profeta e ha un’origine non araba. D’altra parte, il turbante nero identifica chi lo porta come discendente del Profeta tramite uno dei dodici imam dello sciismo Twelver.

Le proteste che coinvolgono la ridicolizzazione delle uniformi degli uomini al potere sono modo creativo e forte per esprimere dissenso e sfidare il potere costituito. Questo genere di manifestazioni sono una forma di protesta che mira a colpire la sicurezza psicologica degli uomini al potere, mostrando la loro vulnerabilità e il mancato rispetto nei loro confronti. In questo contesto, la natura complessa e contraddittoria della lotta per la libertà è rappresentata dalla dualità tra lo scherzo giocoso e il rischio di essere uccisi. Da un lato, lo “scappellamento” del turbante rappresenta una forma di subversione che mina la stabilità delle dispotiche autorità governative iraniane. Dall’altro, questa forma di protesta rappresenta una vera e propria lotta per la sopravvivenza, poiché i manifestanti mettono a rischio la loro vita per difendere ciò in cui credono. Nei filmati si possono vedere i giovani ribelli sorridere anche sapendo di rischiare la vita. La risata e lo scherzo si trasformano così in un pacifico ed elegante simbolo di resistenza, un suono che riecheggia nelle strade e che si fonde con la forza e la determinazione dei giovani iraniani nel loro cammino verso la Libertà.