Rate di morte con-testi di vita
Rate di morte con- testi di vita
di Maria Rosa Irrera
Non so come avviene di spingere la vita sul suo confine, come avviene di trovarsi lì, con Lei, addossata alla morte; mi è sempre più chiaro, in compenso, che ci sono tanti modi di frequentare quel confine. Non trovo una sintesi più vera e meno misteriosa della giornata del 22 Aprile a San Lorenzo, in piazza dell’Immacolata, in cui ci siamo ritrovati a pensare a un evento garbatamente dedicato a Desirée Mariottini.
Noi stessi su un continuum di sangue evocato e, forse, addomesticato nel rosso di una panchina, messa lì per la maggioranza schiacciata delle non-immacolate di cui anch’io faccio parte.
Da una morte tragica siamo partiti dunque, dall’onda muta di una violenza brutale, ma ho sentito ben presto che erano le nostre vite e le nostre morti a intrecciarsi: quelle che ci portiamo sempre dappresso, ai crocicchi di intra e inter psichico, tra seduzioni di agiti e occasioni di pensieri a fondamento del piacere di comprendersi.
Allora, Una morte diventa l’evidenziatore tragico di quella catena di morti o, meglio, di vite mancate disseminate nelle storie: vita mancata di un popolo, di un quartiere, di chi viene ucciso e di chi uccide, vita mancata di relazioni e sogni giovani illividiti o servi della prestazione: morte della comunicabilità e della progettualità personale e sociale. Morte che arriva prima e resta dopo le sentenze giuridiche, mediatiche, diagnostiche… oltre i tentativi di etighettare il male.
Per questo, credo, man mano che noi di Sallo-Vicolo stiamo insieme, si fa strada l’idea complessa di risalire la catena, in noi e fuori di noi, nell’iter di preparazione dell’evento, a intercettare vite e morti di famiglie, scuole, caserme, università, carceri, ospedali…, movimentandone, per quanto possibile, i copioni, raccogliendone le questioni.
È evidente che qui non si sta parlando di quella morte che è controparte biologica e spirituale della vita, che con essa “se la gioca” nell’agonismo dei giorni, ma di quel morire diluito (rateizzato come da copione consumistico) che si esprime nella fatica spenta del senso, nella stanchezza della gioia (incarcerata nel tempo libero), negli etighetti che spingono quella morte fuori di sé, addosso ai cattivi e ai pazzi, o che il sé lo allagano, come nei variegati vissuti depressivi e/o maniacali di chi è condannato ai divertimenti forzati.
Prima di una persona uccisa, insomma, già tante rate di morte e rinunce di senso sono state pagate, e altre se ne continuano a pagare tentando di es-torcere alla morte di Una la legittimazione della morte di tutti: quella diluita in istituzioni sempre più affascinate dal numero e disabilitate all’ascolto dell’Unico, in cui i recinti numerici rischiano continuamente di convertirsi in ben altri recinti…
Eppure, proprio come la morte, anche la vita può diluirsi nei contesti, pubblici e privati, d’Anima e Storia: nei luoghi dentro e fuori più impregnati di nulla e fare di quel confine un inedito luogo di fioriture relazionali e problematiche costruzioni di significato. Ecco che allora la stessa “morte” (del vivere, al contempo, “parte” e perturbante “alterità”) può compiere il suo lavoro creativo di ridimensionamento, anche narcisistico, del dolore, alleandosi col desiderio e la ricerca di verità; limite intrinseco a partire dal quale ri-organizzare sistemi di regole e significati che consentano a tutti di stare meglio insieme e non mancare la vita.


Leggo il commento di Maria Rosa, alla terza riga provo il primo brivido. I brividi si susseguono e aumentano man mano che vado avanti a leggere.
L’ultima riga faccio fatica a leggere, ho la vista annebbiata dalle lacrime che cerco di trattenere….
Ma finisco lo scritto, e allora, solo allora, sento il salire della consapevolezza che ho un compito da svolgere, che sono uno dei privilegiati chiamati a contribuire alla costruzione di un evento, per Desirée,per le Donne, Per noi, per l’umanità…
Grazie Maria Rosa, grazie a tutti voi.
Caro Andres, grazie a te per avermi incontrata in questa pagina, ri-trovando in te sia la partecipazione emotiva sia il desiderio di quella sociale che, problematicamente, la ispirano. E, credo, ispirano ancor di più questo portale che, con generosità maieutica, accoglie e mobilita.