Il tramonto di Eros – Tito Baldini
Criticità dell’inconscio nei tempi moderni e ruolo della psicoanalisi
Tito Baldini
La mia idea di vita è la sobrietà. Concetto ben diverso dall’austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro coi soldi ma con il tempo della mia vita che è servito a guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per sé stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però poi ti tolgono il tempo per vivere.
José Mujica, Presidente dell’Uruguay
Abstract
L’Autore analizza una criticità psichica sistemica della Società moderna con cui motiva fenomeni psicosociali in progressivo e allertante aumento, e ne sviluppa il divenire lento e progressivo nella Storia moderna alla luce del sapere metapsicologico che fa dialogare con quelli antropologico sociale, storico, politico ed economico. Definisce quanto sta avvenendo col concetto di tramonto di Eros argomentato nel testo.
The author analyzes a systemic psychic criticality in modern society and, through this, explains the progressive and alarming spreading of psychosocial phenomena. Moreover, a slow and progressive development in modern history is analyzed through meta psychological knowledge, which is intended in a dialogue with anthropological, social, historical, political, and economic knowledge. The author defines what is happening with the concept of the sunset of Eros, discussed in the text.
Negli ultimi anni m’interrogo sulla percezione d’incremento di fragilità psichica nel divenire delle generazioni. Riscontro il fenomeno nel lavoro clinico individuale e gruppale a studio; in quello con Realtà istituzionali residenziali e semiresidenziali per bambini e adolescenti gravi che da più di 40 anni contribuisco ad orientare scientificamente nella psicoanalisi; nei colloqui in varie realtà giovanili; negli scambi coi colleghi delle istituzioni pubbliche come i Pronto soccorso e i Centri di ricovero per acuzie in adolescenza (dove ci sono…); collaborando con Testate del nostro settore e con quelle giornalistiche e radiofoniche (La Repubblica[1], Panorama[2], RadioRai-Bolzano[3], RadioIimmagina[4] ecc.). Con tale angolazione visiva ho iniziato a osservare fenomeni sociali come l’incremento dei femminicidi nonostante il parallelo incremento di sensibilità di genere tra i giovani, l’incremento esponenziale delle dipendenze nei giovani (quantità, qualità e precocità d’insorgenza) nonostante l’incremento di benessere economico e di attenzioni affettive ambientali, e, ad esso parallelo, dell’incremento del bisogno dei ragazzi dello sballo fine-settimanale per la frustrazione (Bion 1962; Baldini 2022e) di avere studiato 5 giorni con mamma e nonna a farti carezze, caffè e zabaione; l’incremento del processo di sostituzione della pratica sessuale in adolescenza e giovane adultità con la “più comoda” masturbazione on line nonostante costumi sessuali più liberi e permissivi; l’incremento di condizioni cliniche che stanno fuori dalle nevrosi, dalle psicosi e dalle condizioni borderline nonostante la riduzione delle fortissime condizioni traumatiche ambientali nelle nostre latitudini nel corso della Storia[5].
E così sulla questione ho iniziato a dialogare privatamente e pubblicamente con intellettuali del nostro e di altri ambiti culturali quali Marco Revelli (Baldini 2022c) e Don Mussie Zerai (Baldini 2022d), giornaliste vicine ai problemi dei giovani (Baldini 2023), magistrate e avvocate sensibili alle lenti di genere (ivi), le amiche e gli amici delle comunità e dell’intervento interdisciplinare sui ragazzi al limite (Baldini 2011), in seno al Gruppo presidenziale Stampa e Cultura della SPI e col suo Presidente Thanopulos, le intime del tridente nazionale “Dana Dona Nadia”[6]; coi giovani di Sallo[7], nelle Serate ARPAd e nelle Scuole coi ragazzi, con la Giunta comunale romana Raggi ai tempi dello stupro e omicidio di Desirée Mariottini. E ancora con Russo, Cupelloni e Dacia Maraini (Baldini 2022c) quando parlammo dei sogni delle psicoanaliste del gruppo di Patrizia (Cupelloni 2022f) e dei sogni su Pasolini di Dacia (ivi). E ne parlai ancora con Russo, Cupelloni, Thanopulos e Irrera mentre lavoravamo i loro contributi al mio Mondo salvato (Baldini 2024). Insomma ho impallinato chiunque mi capitasse a tiro. Ma non era semplice risolvere l’enigma e per capire bisognava far incontrare e dialogare saperi e discipline. E per la nostra non si poteva partire che tornando a consultare “la strega” metapsicologica (Freud 1932; 1937)[8].
Ora non m’immergo in una dettagliata disamina citatoria dei testi di Freud e dei migliori tra i suoi sviluppatori in psicoanalisi perché l’ho già fatto[9] ed è fruibile gratuitamente[10]; cerco, invece, di far dialogare essi nel mio pensiero che si fonda nella psicoanalisi e nel sociale, e col vostro di lettrici e lettori attenti. Qualche riferimento lo porto come libera associazione, poi se volete lo possiamo approfondire.
La psiche freudiana[11] si fonda in un precoce e definitivo suo divenire per tramite di una divaricazione dal vettore biologico istintuale legato alla sopravvivenza dell’individuo e della specie. Tale divaricazione – che altrove, come pure altri (Assoun 1988; Conrotto 1998, 2000, 2006), ho definito “perversione” (Baldini 2020) – avviene in assenza dell’alterazione omeostatica per azzerare la quale l’organismo biologico realizza e direziona energia verso la nutrizione/accoppiamento. Quindi in assenza di bisogni biologici (fame, sonno, altro), fin dai primissimi esordi dello stato di veglia e allerta il neonato ripete tra lingua e orbicolare delle labbra il movimento della suzione con manifestazione di letizia (Freud). Lo scopo non è istintuale (non ha alterazioni omeostatiche date da fame, sonno, ecc.) e dato ciò il processo in visione si fonda istituendosi sotto l’egida del piacere, e introduce il concetto di un dispositivo atto a memorizzare e rappresentare vissuti piacevoli aventi senso per il piccolo. Se l’esperienza ha senso per il neonato, se quindi s’iscrive per lui nell’ordine dei significati e degli affetti, egli utilizzerà il precoce impianto neuro-motorio nelle poche aree già funzionanti (un’area per la memoria e innervazioni afferenti ed efferenti tra essa e l’orbicolare delle labbra) per ripetere detta esperienza, e tuttavia stavolta, cosa fondamentale, senza l’oggetto del piacere (proteine e grassi del latte), quindi solo dentro una rappresentazione. Ma da quel “solo” s’avvia tutto ciò che è umano perché nasce la psiche che si caratterizza come sistema di rappresentazioni.
Che succederebbe se nascesse un problema sistemico in questo dispositivo basato sulle rappresentazioni? Intanto pensiamoci …
E così s’istituisce lo psichico nel senso di un dispositivo che rappresenta esperienze piacevoli in assenza dell’oggetto del soddisfacimento e attraverso sue rappresentazioni simboliche. Esse saranno all’inizio concrete e connesse al corpo e gradualmente sempre più formali e astratte (Bollea 1968; Piaget 1972, Ajuriaguerra 1974). Quindi il dispositivo psichico si fonda all’origine della vita dal biologico-istintuale sotto l’egida del piacere e col dispositivo fondativo biologico-istintuale non s’incontrerà mai più, intrattenendo con esso “solo” rapporti di metafora e metonimia (Lacan) studiati da Freud come sintomi, dai nevrotici agli “attuali”, fin dai tempi pre-psicoanalitici[12]. Ogni esperienza che significa per il piccolo realizza quindi un nucleo autoerotico soddisfacitorio, aree che il piccolo già mette in connessione allo scopo di procurarsi piacere, facendo evolvere, per mezzo di tali connessioni, lo sviluppo intellettivo[13]. Siccome per fare quanto sopra mette in connessione tali nuclei, precursori dei nuclei dell’Io, il piccolo parallelamente procede in ciò che diverrà la sua disposizione a legare oggetti interni a oggetti interni, oggetti interni a oggetti esterni e così via. Legare: operazione che fonda quindi sia lo sviluppo cognitivo che quello affettivo. In una sintesi indegna degli insigni studiosi che cito, ma breve per motivi di compatibilità formale con questo scritto, giungo a sostenere che:
lo sviluppo psichico, quello intellettivo e quello affettivo (dei legami) concettualmente sono in rapporto sinonimico, e fattualmente sono la stessa cosa; oggetto epistemico che possiamo arbitrariamente definire psichismo, o, con Freud, psicosessualità.
Psicosessualità: perché?
Perché si fonda sempre e comunque sul piacere. Questa teoria sullo psichismo fondato non già sul distanziamento dal piacere bensì sulla sua ricerca portò Freud (1905) a subire un allontanamento dal lavoro accademico e dal riconoscimento del mondo scientifico e culturale dell’epoca, ambienti ancorati a parametri puritanisti, fallicisti e sessisti[14] in un asse antropologico sociale teso tra l’Europa continentale imperiale e quella britannica vittoriana (Jones 1953). Torneremo sulla storica paura del piacere nel corso della riflessione.
Quindi la letteratura rende lecito affermare che:
la psiche si fonda sul piacere in assenza dell’oggetto soddisfacitorio nel concreto e in presenza di una sua rappresentazione nel dispositivo rappresentazionale definito psiche.
* * *
Ora dobbiamo mettere energia al motore e così andiamo a vedere le vicissitudini delle pulsioni che Freud chiama “spinta” (Trieb)[15]. Fin dal Progetto del 1895 è chiarissimo in Freud che esiste una energia la quale o raggiunge una meta o scarica in allucinosi[16]: essa, comunque, s’ingenera, e, deve andare da qualche parte.
Sì va bene Tito, deve andare da qualche parte e poi vedremo dove, ma ora dicci: perché s’ingenera? Perché lo deve fare? Non sarebbe più economico non fare nulla e risparmiare energia?
Eh sì, sarebbe in effetti più economico; infatti il Nostro ci pensa e sviluppa il concetto della seduzione a lasciarsi andare in un asse teso tra Lutto e Malinconia (Freud 1915) e Al di là del principio di piacere (Freud 1920)[17].
Cosa fondamentale: ora istituiamo l’asse della vita, teso tra Eros e Thanatos. Il secondo è ‘semplice’: ti lasci andare e fine là – sedotto dalla facilità della cosa come un uccello che invece di ‘smazzarsi’ a battere le ali per stare in volo si lasci irretire dalla bellezza di planare … fino a distruggersi a terra, ancora felice dei facili volteggi[18]. E qui si stupisce…[19].
E la vita? quella “spinta”? Possiamo capire che se c’è in campo solo Thanatos siamo ‘fritti’.
-Ma Tito, ci servono queste cose per capire i problemi che ponevi circa i giovani di oggi?
-Sono indispensabili: non inizia a squarciarsi il velo per vedere che il guaio principale nell’attualità è che Thanatos ha preso la scena? Ci arriviamo …
Trieb: qui ognuno può dire la sua perché il campo metapsicologico è dell’immaginario (phantasieren), e vi racconto come la vedo io. La spinta diviene solo quando, e solo se, quella persona, piccola e adolescente e infine adulta, dall’inizio della vita e poi nel corso del suo tempo continua a sentire che vi sia piacere un po’ più in là di dove adesso egli o ella sia; un piacere raggiungibile con l’impegno frustrante di un’assenza da tollerare, fiduciosi, perché è sempre o quasi sempre andata così, che, dopo un poco di tale frustrazione, inizi a definirsi la rappresentazione, una qualche forma di rappresentazione, di ciò che è assente[20]. Quindi ragazzi: è delicatissimo il passaggio psichico del “salto” tra la presenza dell’oggetto di soddisfacimento, la sua assenza, la frustrazione, la tolleranza della frustrazione perché vi è la certezza dell’entrata, in tempo utile, della rappresentazione. E sul tempo utile Winnicott (1967, p. 168) ha scritto un capolavoro, dividendo temporalmente tra X, Y e Z il concetto di speranza da quello disperante della disperazione, quindi, dalla parte della speranza tutta la riparabilità possibile, l’area del gioco … un’enormità, e, da quella della disperazione, il trauma, la cosificazione impensabile e immodificabile della condizione psichica di non esperienza, de la cosa in sé kantiana e bioniana (Baldini 2022e). E’ delicato, è vero, ma ci sono margini prima che il meccanismo de la capacità di tollerare l’attesa perché sono certo che la rappresentazione arriva, quel meccanismo là, si disattivi[21]. Nei soggetti in stato limite, dice Corcos (2015), quei margini sono sbocconcellati dall’angoscia, e si esauriscono. Non si ha margine: come si fa un passo indietro si finisce nell’abisso.
Ma abisso di che cosa? Che c’è là sotto?
Ci arriviamo, ci arriviamo. Intanto vediamo cosa succede se tutto va bene e la spinta incontra il corpo e si fa libido. Questa cosa qui è meravigliosa: riesco a farne immaginare la bellezza e l’importanza? Su ciò Freud è geniale: l’energia che s’incarna nelle aree corporali via via sensibili.
Si parla di sensi quindi, sensi e sensualità:
teniamolo a mente per capire dove stiamo andando
come psichismo collettivo
nei tempi moderni
Quindi stavamo immaginando la bellezza di un’entità, una sorta di energia che nasca dalla speranza di poter avere di nuovo qualcosa di bellissimo e temporaneamente assente, avercela di nuovo quindi, tutte le volte, solo che sarà sotto forma di rappresentazioni, e noi, se abbiamo avuto tale oggetto meraviglioso tutte le volte che abbiamo voluto, riusciamo a farne a meno; tramite la capacità di accettare un certo livello di frustrazione ci accontentiamo di una sua rappresentazione e ne godiamo. Ecco quindi che tale energia s’incarna nelle aree del corpo e ne sensibilizza via via tutti i distretti, fino a che esso diviene sede della piacevolezza delle rappresentazioni delle origini, appunto localizzate nel corpo, prima rappresentazione della psiche in divenire. L’energia che ha incontrato il corpo Freud la chiama libido, qualcosa di bellissimo, energia che tende al legame: la cosa più nobile di ciò che è umano.
E partendo dal corpo: dove si dirige tale energia? Dove deve andare Freud lo indica magistralmente nei capitoli sesto e settimo dell’Interpretazione (1899) perché essa riempie di sé la costruzione dell’apparato psichico, dal corpo fino alle rappresentazioni consce di parola. Su tutto ciò ci si potrebbe fermare per degli affascinanti mesi se non anni ma devo andare avanti; chiedo scusa. Comunque per ora ci serve capire che essa, la pulsione, si genera, e, poi, che deve scaricarsi, tendenzialmente verso l’azzeramento omeostatico come negli animali. Ma qualcosa, come un piccolo ostacolo, limita di un poco tale decorso di annullamento – potremmo anche dire d’indifferenziazione, di nihilismo del percorso esistenziale – della carica: di appena un poco; e, questo piccolo ostacolo alla scarica è l’Io (siamo ancora alla meravigliosa opera che è il Progetto)[22]. Quindi un Io pur piccino salva la vita psichica perché trattiene piccoli quanti di energia pulsionale dalla piacevolezza, psichicamente mortale, della scarica definitiva (Freud 1920); per far questo crea un disagio a tale piacere di morire, una frustrazione necessaria alla vita (Bion op.cit.), che, se la tolleri, realizzi psiche, cioè piacere dentro una rappresentazione, che torno a dire è il piacere non totale di chi, come nel proverbio, si accontenta, ma solo se hai avuto sufficienti esperienze dotate di senso e affettivamente investite ce la fai a reggere quel livello di frustrazione, e pure quello di non avere mai più in concretezza l’oggetto meraviglioso delle origini, e così avviare l’esperienza psichica, che ti porta all’unico piacere possibile dopo quello originario del seno concreto: il piacere nelle e delle rappresentazioni e, con esso, quello di costruire la tua psiche[23], la tua forza, che da una rinuncia al piacere immediato trae energia per un piacere diverso ma più stabile e rassicurante in adultità perché costruttivo e certo. Tutto questo lo può il bambino e poi l’adulto che è sicuro di poter lasciare il piacere concreto per quello rappresentato, è sicuro cioè che poi il secondo arriva, come ritiene Bion asserendo che per fissare un concetto devi avere una pre-concezione dello stesso[24], quindi una certezza in assenza di certezza, quindi una speranza, e su questo, da Bion, come abbiamo già fatto si potrebbe ri-passare la parola a Winnicott, che, dalla sua cultura di origine a quella psicoanalitica ha realizzato un contributo enorme oramai definibile patrimonio dell’Umanità (Rodman 2003; Baldini 2024b).
Insomma detta speranza e detta riparabilità che ci fanno vivere bene ce le guadagnamo attraverso un percorso delicato, in cui accade che acquistiamo fiducia nel fatto che abbia senso che a una tale causa segua un talaltro effetto – e penso che tale ragionevolezza sia un modo per definire il ruolo fondamentale nella psiche svolto dalla cosiddetta funzione paterna[25]. Purtroppo anche su questo argomento devo sorvolare, ma posso rimandarvi a passati approfondimenti (Baldini 2011c).
Quindi l’energia si genera perché ho speranza di arrivare al piacere sempre e comunque in quanto lo trovo in me in forma di rappresentazioni, ma questo solo se, grazie al mio ambiente affettivo e sociale di riferimento e a me stesso, posso operare, fin da piccino, una sorta di periodica manutenzione della psiche, nella quale accada, con ragionevole prevedibilità, che le cose abbiano senso, e cioè in sostanza che se tollero la frustrazione dell’assenza dell’oggetto presente-temporaneamente-assente[26] prima ch’io perda la speranza arriva a formarsi nella mia psiche la sua rappresentazione e con essa posso continuare a vivere il piacere dell’oggetto-mai-perduto perché per sempre contenuto nella mia psiche sotto forma di rappresentazione.
A questo punto dobbiamo però chiederci:
cosa succede se le cose ci vanno così e cosa succede se le cose non ci vanno così?
Se ci vanno così noi facciamo crollare l’economia mondiale e ciò non è permesso!
Caspita! E perché crollerebbe?
Per rispondere dobbiamo incontrare altre discipline parzialmente citate a inizio lavoro, quali l’antropologia culturale, la sociologia, la filosofia e la storia dell’economia moderna (Heidegger 1950; Léon 1950; Lévi-Strauss 1967; Agamben 2008; Cacciari (op.cit.); Revelli (op.cit); Marramao 2022). Per arrivare con tutto ciò a comprendere che, nel meccanismo delicato e insufficientemente sopra descritto, si è, nel tempo lungo e a livello planetario, inserita, e poi instaurata, la cultura occidentale, che trae enorme energia dalla produzione e dal consumo su cui si fonda coi suoi modi, ritmi e tempi non considerevoli di quelli dello psichismo (Ongaro Basaglia 1982; Bertolo 2021; Ammaniti 2022; Mencarelli 2022; Ardone 2023)[27].
La cultura della produzione e del consumo, fin dalle origini[28] aveva avuto necessità di rendere l’umanità in condizioni di sentire il bisogno di possedere oggetti e quello di sostituirli frequentemente, assecondando regole non più dell’economia personale o gruppale ma tratte dal modello universale; modello che nel tempo fu dettato da convenzioni indirettamente imposte da sistemi di influenza d’opinione[29]. Questo meccanismo ha avuto successo planetario non per il fatto, vero, di avere prodotto ricchezza (essa infatti non coincide con lo stare in salute mentale, in armonia con se stessi, con gli altri umani e la natura) ma in quanto infilato nel punto più delicato e sensibile dello sviluppo dello psichismo sopra succintamente descritto: quando l’oggetto dotato di senso e affettivamente investito si assenta e noi si prova frustrazione, e poi, nel tempo che serve, reggendo[30] la frustrazione, inizia a formarsi in noi la rappresentazione[31], e così troviamo piacere non già nell’oggetto ma in una sua rappresentazione. Il punto delicato è là: quando c’è assenza e frustrazione; Là, seduttivamente, è stato proposto l’oggetto invece dell’acquisizione dell’abitudine alla tolleranza temporanea dell’assenza con certezza dell’imminente arrivo[32] di nuovo benessere dentro una rappresentazione – stato, quest’ultimo, molto più rassicurante del possesso dell’oggetto tout court, perché il benessere psichico, a quel punto, non dipende più dalla presenza concreta dell’oggetto – variabile esterna al soggetto – ma dal soggetto stesso, e dalle sue capacità di simboleggiare, giocare, sognare: dalla sua capacità di creare immaginativamente l’oggetto e così goderne ogni volta che l’oggetto reale è assente e, solo così, nasce il desiderio dello stesso[33]; tollerando, nel tempo che così s’instaura nel soggetto, la temporanea frustrazione e la temporaneità della frustrazione, con sempre più capacità, data dalla speranza che diviene certezza[34], che presto tutto andrà per il meglio, e si farà una nuova esperienza psichica (Bion op.cit.). Produzione e consumi hanno invece esigenza che qualcuno acquisti a prescindere dal bisogno concreto e sempre di più, e per ottenere questo hanno indotto (sedotto) il soggetto umano sostanzialmente a percepire detta frustrazione come penosa, insostenibile e facilmente risolvibile con l’immissione di un nuovo oggetto al posto di quello assente. Il pagamento rateizzato – sottomettendo l’umano ai principi di arricchimento degli imperi bancari e alle loro leggi regolatrici del mondo (miranti al dominio, poi ottenuto, di quello politico) – ha permesso di realizzare la dimensione semi-allucinatoria della permanenza costante dell’oggetto: tutti felici perché circondati da sempre più oggetti, acquistabili in comode rate.
Il campo nemico del circuito produzione-consumi-ricchezza è abitato da: capacità di tollerare frustrazioni; speranza nel divenire delle rappresentazioni che tolgono la pena dell’assenza; piacere dentro rappresentazioni; legami tra umani e condizioni (ad es la cultura), in quanto localizzati sempre e solo dentro rappresentazioni. Il nemico del modello produzione-consumi è quindi la lacaniana psiche freudiana (op.cit.), il suo formarsi, il suo dominio sulle cose dell’umanità. La funzione del paterno lacaniano avrebbe potuto vigilare attraverso la pedagogia del fare abitudine alla frustrazione fino a considerarla esperienza tollerabile e finanche gradita perché foriera di piacere se sostenuta nel tempo giusto. Ma tale istanza, in un lungo percorso che ora ricostruire nei dettagli sarebbe bello ma porterebbe lontano, era stata messa in discussione nei secoli[35], indebolita per le parti sue eccessive o errate o superate. Il modello produzione-consumi ha utilizzato quella linea di frattura seppure evolutiva – e impegnato il pertugio culturale e opinionale che, anche a ragione, si era creato – per lavorare nel tempo la de-significazione di detta istanza paterna psicoanaliticamente intesa, sapendo che, se la gatta non ci fosse stata i topi avrebbero potuto ballare. Molta psicoanalisi e altrettanta alta cultura s’interrogano sul fatto che in quell’epoca il Padre sia stato ucciso e non più sostituito[36], lasciando uno iato che da culturale, nel susseguirsi delle e nelle generazioni, si è fatto intra, e inter, psichico. Io ritengo che tale apertura costituisca il pertugio di cui sopra, e che in esso si sia infilata la strategia del meccanismo citato, oramai costituitosi Weltanschauung del sistema planetario produzione-consumi. Ha ragione Cacciari (Badini-Cacciari op.cit.) a ritenere che vi sia una grave malattia planetaria di sistema le cui conseguenze sul piano fenomenologico, come accennavo in apertura, sono gravi non solo per la loro evidenza; infatti costituiscono un segnale di progressivo indebolimento dell’apparato psichico transpersonale e trangenerazionale:
l’anima dell’umanità si fa via via più debole.
Perché?
Perché, se si agisce nel momento in cui sono tentabile in quanto sotto frustrazione in attesa della creazione di rappresentazioni, se il mio ambiente, in quel mio passaggio, invece di aiutarmi a fare la mia parte e approdare al vero piacere che sappiamo essere nelle rappresentazioni, ebbene se là agisce un condizionamento martellante e seduttivo atto a sostituire l’oggetto assente (o danneggiato) con un nuovo oggetto, io, prima o dopo, là vado, e metto l’oggetto al posto di una rappresentazione. In questo modo, nel tempo delle generazioni e nel mio personale, quando mancherà un oggetto, reale o metaforico, che vuole dire ogni volta che contatto la frustrazione dell’assenza di piacere, io, mi sentirò triste, e solo, e sarò ‘educato’ a percepire che solo un oggetto, dal metaforico al reale, sarà in grado di farmi tornare felice. Ma siccome con la metapsicologia abbiamo più su provato che la felicità non è nella presenza dell’oggetto ma in quella delle rappresentazioni, dato quanto sopra io sarò destinato alla solitudine interna e alla tristezza, a uno stato di rarefazione di presenze interne in un substrato di cronica malinconia. Il concetto di buona tenuta psichica, nel mondo della produzione-consumo si declina in quello ingannevole e angosciante di successo vs fallimento. Dato ciò, tutto freneticamente si sposta nell’impegno a produrre ricchezza per possedere oggetti da consumare e sostituire, annullando i concetti psichici di speranza e riparazione in studio in questa Monografia. Dall’autoveicolo alla coppia coniugale, quando non si hanno più i risultati sperati nel sogno iniziale dell’incontro con l’altra/altro si passa violentemente “dall’illusione alla delusione catastrofica” (Rycroft 1968, pp. 48-62) e, invece di riparare (dal meccanico, al dialogo con l’altra/altro da sé, al sogno bioniano) si sostituisce tout court, sedotti dalle offerte, che sono sempre più illusoriamente belle e convenienti, e con impegno di grandi quantità di energia che non è psichica (Lévi-Strauss op.cit.) ma sita al di sotto del livello rappresentazionale (Russo 2024b), quindi lontana dagli oggetti riconosciuti, dai legami e dalle costruzioni, dal sogno e dal pensiero inconscio. In tale impegno protratto nelle generazioni la psiche dei singoli e dell’Umanità si depaupera di sé stessa facendo collassare la propria costruzione fragile e raggiungendo ambientazioni protoesperenziali al di sotto delle dimensioni conosciute delle nevrosi scompensate, delle psicosi e degli stati limite. Al livello indescrivibile che tuttavia tento d’immaginare, l’ambientazione è di solitudine senza speranza né riparabilità e soprattutto senza più “energia pulita”, cioè libidica: Eros infatti non può desiderare perché immediatamente deve essere soddisfatto e con ciò neutralizzato, di fatto entrando in assenza di sé sia quando è nel desiderio – perché appunto l’oggetto concreto subito l’azzera – sia quando non fosse subito azzerato – perché nelle condizioni descritte non è in grado di reggere la frustrazione dell’attesa e giungere al piacere della rappresentazione: in questo caso si di-spera (non-mai-spera) e può accadere di tutto[37].
E che può accadere?
Il vertice di riferimento proposto offre una lettura di attuali fenomeni psichici personali e sociali, alcuni dei quali solo accennati in avvio di scritto, considerabili sintomi intra e inter psichici sistemici personali e sociali[38]. Se oggi il “bravo ragazzo” e non il delinquente seriale riconosce di avere ucciso una ragazza perché da lei lasciato; se altri “bravi ragazzi” per studiare cinque giorni alla settimana in confortevoli condizioni supportive hanno bisogno di sballarsi con alcol e droga sempre più frequentemente e pesantemente; se altri “bravi ragazzi” per una frustrazione a scuola picchiano le insegnanti e se i loro genitori a seguito vanno in difesa dei figli; se i sistemi educativi della classe politica insegnano l’aggressione dell’avversario e non l’ascolto e la critica – mostrando d’interpretare la dialettica socraticamente egoica come attacco al sentimento di sé, ebbene, il senso di tanta fenomenologia va cercato alzando lo sguardo al di sotto dell’urgenza fino a trovare tale significato in un incremento progressivo della fragilità psichica tra le generazioni[39] con importante flessione del desiderio e dell’energia che ne scaturisce. Dobbiamo tutti insieme porci la questione e aprire percorsi dialogici con discipline limitrofe; coinvolgere i mondi sopra citati e provocarci con domande-emblema quali:
perché una ragazza muore se lascia o non lascia il ragazzo?
Nella pratica clinica individuale e gruppale, nel lavoro di formazione delle nuove generazioni di professionisti “psi” e di operatori nell’aiuto sociale (Istituzioni residenziali e semiresidenziali per minori e adulti, Realtà di street-workers, d’interventi a bassa soglia per adolescenti ecc.), sempre più entriamo in contatto con tali stati psichici, appunto non inseribili in precedenti e note categorie: per capire e aiutare costoro e coloro i quali a loro volta li aiutano bisogna riconsiderare l’ambientazione del nostro lavoro, sempre più localizzata nell’indifferenziato psichico profondo. E per capire come operare[40] bisogna ricorrere a un ritorno creativo alla metapsicologia. Cercando di completare precedenti accenni sto descrivendo un ambiente senza coordinate spazio-temporali, senza rappresentazioni né pensiero né sogno, senza nulla di ciò che ci sorregge e indica nella vita e nel lavoro anche coi cosiddetti “casacci” (Lombardo Radice 1985), e parallelamente senza il circuito speranza-desiderio non più attivato da un Eros depotenziato per assenza di separazione originaria e conseguente spinta (Trieb) alla ricerca, dentro una rappresentazione, della nostra metà mancante (Russo 2024b).
Credo che sempre più con tale condizione psichica avremo a che fare; rispetto a ciò, considerarla da scienziati sociali senza allarmismi e con voglia d’impegnarci ritengo sia parte di ciò che siamo chiamati a fare, che facciamo e che faremo, sia nell’attività clinica giornaliera con singoli e gruppi, sia collaborando nelle e con le istituzioni, sia infine dialogando con altri saperi.
Mi trovo a definire tale ambientazione il tramonto di Eros[41], e credo che le risposte a quel che ho prima definito una rivisitazione creativa della metapsicologia abbiano il loro perno in una riconsiderazione della potenza subordinante del controtransfert e del rapporto tra i vari livelli di profondità di tale condizione psichica e i vari livelli di sua graduale esprimibilità che vanno a costituire i vari livelli dell’interpretazione. A questo ambito di ricerca e di lavoro, prima non sapendolo e poi sì, credo di avere dedicato la vita; quel che ne ho dedotto e che qui, scusandomi ancora, non posso argomentare oltre, lo riporto nel testo già citato a tutti accessibile gratuitamente (Baldini 2024).
Infine circa la sfida in corso, con l’attrezzatura che ereditiamo e che possiamo sviluppare, sono sicuro che ce la faremo a dare una mano all’umanità a rimettere in moto una sorta di puleggia, oggi rimirante la stasi, che fa ruotare la sua cinghia di trasmissione dal polo dell’indifferenza dell’anima a quello della speranza riparativa.
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[1] Baldini T. (2018). “Sullo stupro e omicidio dell’adolescente Desirée Mariottini”. La Repubblica, 24-10.
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[2] Baldini T. (2022a). “La generazione tradita”. Panorama. 2-2, pp. 9-14.
[3] Baldini T. (2022b). “Il disagio giovanile nella Realtà territoriale della provincia di Bolzano”. RadioRai-Bolzano, 19-11.
[4] Baldini T. (2021). “Adolescenti e giovani adulti in tempi di pandemia. Criticità delle Istituzioni al cospetto del disagio giovanile”. Radio-Immagina (emittente del Partito Democratico), 20-2.
[5] Il riferimento è un tributo all’enorme lavoro di una vita consumata nello studio teorico e clinico degli stati profondi dello psichismo compiuto da Lucio Russo (2024a).
[6] Daniela Scotto di Fasano, Donatella Lisciotto, Nadia Muscialini.
[7] Sallo-Viva la Psicoanalisi! Dialoghi con le Autrici e gli Autori, detta semplicemente Sallo è un’iniziativa che misi su in tempi di pandemia e che sta ottenendo consensi: un centinaio di giovani che presentano on line su Psicoanalisi e Sociale libri di psicoanalisti, scrittori e saggisti; realizzano eventi contro la violenza sulle donne, scritture flash su attualità toccanti e così via. Ospite del portale Psicoanalisi e Sociale ha in attivo incontri d’interesse (Bolognini, Lombardozzi, Cupelloni, Russo, Goisis, Preta, Izzo, Amaniti, Mencarelli, Maraini et al.) e di promettenti in realizzazione (Thanopulos, Ardone et al.), realizzati, pubblicati e fruibili in detto portale.
[8] “Penso che il ritorno ai testi freudiani (…) mi abbia dato (…) l’idea sempre più fondata che non c’è presa più totale della realtà umana di quella compiuta dall’esperienza freudiana, e che non possiamo fare a meno di ritornare alle fonti per afferrare quei testi in tutti i sensi del termine” (Lacan 1953).
[9] Tengo a specificare che insigni Autori, come taluni probi italiani e autorevoli psicoanalisti francesi post-lacaniani, spesso citati in questo scritto, lo hanno realizzato molto ma molto meglio di me.
[10] “Freud e le professioni d’aiuto”. Docuserie filmata in 15 puntate. Psicoanalisi e Sociale (https://www.psicoanalisiesociale.it/freud-e-le-professioni-di-aiuto-presentazione-della-docuserie/).
[11] “Di certo l’inconscio era presente da sempre, esisteva e agiva prima di Freud, ma è importante sottolineare che tutte le accezioni che sono state date, prima di Freud, non hanno nulla a che fare con l’inconscio di Freud” (Lacan 1964).
[12] Mirabile in tal senso è l’eccezionalità epistemologica del 1894 in cui il Fondatore discrimina in due lavori cronologicamente paralleli le “nevrosi da difesa” da quelle “d’angoscia”, aprendo e avviando la ricerca nel campo delle patologie di frontiera, con più rispetto per la metapsicologia definite dagli illustri colleghi francesi post-lacaniani, al limite (Freud 1894a; Freud 1895b; Green 1990; André 1999; Baldini 2011; Baldini 2022d;
[13] Secondo la definizione piagettiana (Piaget op.cit.) egli, risolvendo i problemi del procurarsi sempre meglio il piacere, sviluppa mentalmente.
[14] Secondo tale torsione culturale le bambine, non potendo allontanarsi dal piacere come invece i bambini, non divenivano intelligenti ma adatte solo a divenire madri, utili oggetti per il piacere primario dei piccoli e quello secondario dei maschi adulti.
[15] Le vicissitudini delle traduzioni del corpus freudiano sono state e sono tuttora oggetto d’indagine non solo storica ma anche analitica, perché aprono riflessioni sulle difese degli stessi analisti alle concettualizzazioni freudiane (Baldini 2013).
[16] Freud 1895; Baldini 2011; Baldini 2022d.
[17] Al di là è definibile una straordinaria elaborazione speculativa dall’Autore stesso considerata non scientifica.
[18]Pensate alle patologie di frontiera quando questi figli sono ancora giovani ed esuberanti, cioè nella loro prima fase, prima dell’apparir del vero leopardiano…
[19] “Stupore” che in greco classico si dice Nàrché (“sopore”; “stupore” – Enciclopedia Treccani), da cui il sostantivo “narcisismo”: “di colui che si stupisce”; interessante, non trovate?
[20] A mio vedere, e da come li so capire è così anche per Freud, Green, Pontalis, Lacan, e da noi Conrotto e Russo; per chiunque in metapsicologia abbia scritto sull’origine delle pulsioni.
[21] Tutti gli episodi di traumi dell’umanità, prima e dopo Primo Levi testimoniano che l’umano, in dette condizioni, perde il senso delle cose che accadono, perché non vi è alcuno spazio per la speranza; anzi: essa faceva morire dal dolore della delusione; quindi: vivi, se vivi, solo perché non speri più, ti autisticizzi. Questo Primo Levi lo descrive benissimo, ma anche, recentemente, un collega psicoanalista e psichiatra ucraino, in un libro internazionale sulla funzionalità della difesa psicotica per salvare la psiche nel trauma da guerra, che con altri Colleghi sto curando e uscirà gratuitamente coi caratteri di Vecchiarelli Editore su Psicoanalisi e Sociale.
[22] Nell’inciso accenno ai concetti di indifferenza e nihilismo perché ci serviranno per comprendere, attraverso la metapsicologia e gli studi nei saperi paralleli di Autori bibliograficamente riferiti in seguito, l’oggetto epistemico di questo contributo.
[23] Piacere di funzione l’ha chiamato Gaddini (1980; 1982).
[24] Su tale concetto, argomento con intensità e aperture nella docu-serie filmata Bion e le professioni di aiuto (Baldini 2022) che trovi nel sito di Lesra e Rubin (www.lesrarubin.it) e che Antonio Turano e Maria Rosa Irrera stanno curando per la pubblicazione sul portale Psicoanalisi e Sociale (www.psicoanalisiesociale.it).
[25] Non si può che associare tale concetto al lavoro J.A. Miller per ricostruire, nella “tragicità degli eventi”, la conferma dello stesso Lacan che “Il simbolico, il reale e l’immaginario sono i veri Nomi-del-Padre” (Lacan 1963).
[26] Anche su questo concetto l’apporto scientifico di Winnicott è enorme (Baldini 2024b).
[27] “(…) L’adesione al genere di vita occidentale (…) dipende non tanto da una libera decisione, quanto da una mancanza di scelta. La civiltà occidentale ha stabilito soldati, banche, piantagioni e missionari nel mondo intero; essa è, direttamente o indirettamente, intervenuta nella vita dei popoli di colore; ha sconvolto da cima a fondo il loro modo tradizionale di esistenza, sia imponendo il proprio, sia instaurando condizioni che genererebbero il crollo delle strutture esistenti senza sostituirle con qualcosa d’altro. (…) Se non è il consenso a fondare la superiorità occidentale, non sarà allora quella più grande energia di cui dispone e che le ha per l’appunto permesso di forzare il consenso? (…) La civiltà occidentale (…) cerca di accrescere continuamente la quantità di energia disponibile pro capite (…) (Lévi-Strauss 1968, pp. 124-125)”.
[28] Mi riferisco alle rivoluzioni industriali e all’avvento della macchina a vapore.
[29] Come a dire: non ricompri la giacca in quanto logora ma perché hai bisogno di cambiarla (ad es. per rimanere alla moda); senti che non puoi farne a meno, divieni triste se gli altri l’hanno nel nuovo taglio e tu nel vecchio, desueto, da perdente, da soccombente, da triste[29].
[30] Ed ecco il to hold winicottiano.
[31] Il “simbolico” lacaniano accennato in nota 25.
[32] Il concetto di certezza in assenza di certezza inserisce di fatto quello di speranza, condizione sulla quale, così intesa, si fonda la costruzione e la manutenzione di tutto ciò che è psichico. In ciò torno a significare l’importanza, tra altri apporti, dei contributi winnicottiano e bioniano (vedi anche note 24, 26, 30).
[33] Nello scritto torneremo a parlare della fondamentale questione, oggi in crisi, della ‘sorgenza’ del desiderio.
[34] Concetto assimilabile a quello bioniano già citato di “pre-concezione”.
[35] In del tutto insufficiente sintesi: rivoluzioni sociali e rivoluzioni culturali dal diciottesimo secolo in poi; rivoluzioni culturali, politiche, etiche e di genere del ventesimo secolo fino al ripudio della guerra – prima impegno virile dei padri – dopo la seconda guerra mondiale e sotto la spinta di quella del Viet-Nam; il porre l’amore al posto della guerra come valore dopo l’esempio ‘paterno’ di 60 milioni di morti in 6 anni di orrori per “giusta causa” dopo la 1939-‘45; il decennio 1968-1978 ecc.
[36] Pensiamo ad esempio alla questione dei garanti meta-sociali di Kaës (1993; 1999).
[37] Per motivi di spazio purtroppo devo fermare il percorso di descrizione dell’incremento di fragilità psichica che propongo a tesi, rimandando per ora il lettore curioso al libro di Russo (2024a) più volte citato e al mio pure citato sui ragazzi indifferenti (Baldini 2024). Ritengo anche che detta tematica meriti uno spazio più ampio e a sé, ove si possano riconsiderare e far dialogare apporti a cui in questa mia disamina non mi sono potuto dedicare, come il cuore del pensiero filosofico di Heidegger (1929, 1943, 1949) sulla “metafisica” e il “Nulla”, l’“Esserci”, l’“Angoscia” e la “Notte”, e ancora Heidegger che sul tema dialoga con Kant e così via.
[38]Uso il termine “sistemici” nel senso inteso da Cacciari nella citata intervista (Baldini-Cacciari op.cit.), egli riferendosi ad una crisi del sistema umano planetario.
[39] Paragonabile a quello del riscaldamento globale per generazioni negato.
[40] Mi riferisco alla condizione che taluni definiscono “tecnica ma io, che nasco elettro-tecnico e intimamente ho contattato ciò a cui il sostantivo rimanda, escludo tale espressione dalla dimensione metaforica utile a costruire e trasmettere il senso del nostro lavoro.
[41] Per contestualizzare fenomenologicamente il concetto di tramonto di Eros pensiamo al sesso e alla sessualità (Lacan) negli adolescenti e giovani adulti di oggi che intercettiamo dalla nostra pratica clinica e dai fatti sociali. L’energia data dal desiderio e alimentata dalla speranza-certezza di soddisfarlo sostiene la dimensione dei sensi, quindi la sensualità, e su questo il femminile da sempre, quando può, insegna al maschile intra e interpsichico di ciascuna e ciascuno. Ma se l’energia scema, la dimensione creata dall’umanità nella sua componente femminile che ci allontana dal biologico istintuale alla ricerca raffinata del piacere dei sensi, s’impoverisce. Ne consegue il ricorso all’iperstimolazione per far risalire la spinta, che però, così facendo, torna a procedere nella direzione dell’istintuale, e non più in quella della psico-sessualità connessa al piacere. Così registriamo sempre più ricorsi a strategie di detta iperstimolazione che fan pensare a un sessuale reattivamente iperfallicistico per carenza di una creatività non più sostenuta da energia libidica. E così troviamo la donna e l’uomo mostrare, gonfiare e iperstimolare per poter arrivare a condizioni orgasmiche che si fanno sempre più veloci e potenti. Esattamente l’opposto di ciò che è psicosessualità.
Tito Baldini
Membro Ordinario ed Esperto b/a SPI; Ordinario e Docente ARPAd; Presidente portale Psicoanalisi e Sociale; Direttore Emerito AeP. Adolescenza e Psicoanalisi; Presidente Emerito Federazione Nazionale Comunità ad Orientamento Psicoanalitico.
Roma, Via dei Campani 56; titobaldini@gmail.com
© Vecchiarelli Editore – Tratto da “Raccolta Articoli Scientifici 2023- ” – ISBN 978-88-8247-45x-x
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Non oso neanche provare a lasciare un commento su quello che considero un capolavoro, ho avuto il privilegio di “vivere” il momento in cui Baldini lo spiegava, ed era così dentro che temevo non tornasse fra noi. Occorre una vita vissuta per comprendere ciò che si rischia di non riuscire più a vivere,come ad esempio , il sorriso spontaneo di un bambino, prodotto dalla sua fantasia.