Psicoanalisi delle marginalità

Area 95: un presidio psico-sociale per la salute mentale delle persone Senza Dimora

Giovedì 8 settembre è stato inaugurato a Roma presso la sede dell’Associazione Binario95 un presidio di accoglienza psicologica per soggetti Senza Dimora. Il progetto parte da un lunga collaborazione tra l’associazione SMES-Italia (Salute Mentale ed Esclusione Sociale) e Binario95 sull’intervento psicologico verso i Senza Dimora con gravi problemi psicopatologici. Di SMES-Italia è presidente Giuseppe Riefolo, socio AFT della Società Psicoanalitica Italiana e del e referente con Giovanna Montinari del Gruppo intercentri della SPI “Psicoanalisi e Istituzioni” di Roma. Alla conferenza stampa tenutasi il 5 settembre presso la sede di Binario95 (Via Marsala 95) hanno partecipato esponenti delle istituzioni comunali e dell’assessorato alla  sanità della regione Lazio, oltre che di Caritas con cui il presidio psico-sociale collabora. Gli interventi hanno sottolineato la necessità che si istituisca un polo di accoglienza per la domanda di aiuto psicologico per persone verso le quali, molto spesso, la dimensione di estrema marginalità copre bisogni psicologici precisi. È  emerso che molto spesso – soprattutto per i soggetti migranti che rappresentano circa i ¾ della popolazione di Senza Dimora – il disagio sia rintracciabile come un disturbo post-traumatico a seguito del fallimento del progetto di migrazione, mentre la gravità apparente delle condizioni cliniche in cui queste persone versano, può suggerire improprie diagnosi di schizofrenia. Inoltre è stato sottolineato come questo presidio psico-sociale possa inaugurare la creazione di servizi appositi per i Senza Dimora. Questi, molto spesso sono costretti ad orientarsi verso i comuni servizi psichiatrici territoriali spesso con esito di espulsione o non accettazione. Le gravi condizioni igienico-sanitarie e la condizione clinica di soggetti non-collaborativi impediscono puntualmente che essi possano trovare luoghi dove orientare e sentire accolta la domanda – molto spesso implicita – di aiuto psichiatrico e psicologico. Tutte le istituzioni presenti alla conferenza stampa di presentazione del progetto hanno ribadito l’impegno a collaborare in una dimensione di rete di competenze che comporti una prima accoglienza, ma poi possibilità di interventi su strada su segnalazione degli operatori coinvolti (Sala Operativa Sociale e associazioni di volontariato) fino a percorsi graduali che possano prevedere possibilità di ricoveri sia presso i SPDC che in cliniche convenzionate. Il dott. Riefolo e il dott. Geraci (Caritas) hanno ribadito la opportunità di “reparti infermieristici” per possibili ricoveri durante la fase acuta iniziale. Si tratta di reparti, già previsti presso le Case della Salute, a basso livello di specializzazione, ma ad alto tenore di assistenza infermieristica. Essi, peraltro risulterebbero enormemente più economici rispetto ai SPDC che spesso risultano inadeguati al ricovero. Anche sulla scorta dei numerosi casi seguiti in questi anni (da due anni è in corso un intervento di supervisione mensile condotto dal dott. Riefolo agli operatori che si occupano di Senza Dimora) la posizione clinica di questa rete di servizi, che potrebbero coordinarsi proprio a partire dal Presidio Psico-sociale, è di ricomporre soluzioni dissociative post-traumatiche che questi soggetti strutturano a protezione di ultimi frammenti vivi di Sé tenuti sospesi attraverso la condizione di Senza Dimora. Come “Psicoanalisi & Sociale”, e soprattutto come psicoanalisti SPI, siamo molto interessati a questo progetto e sicuramente ne riporteremo nelle pagine del nostro portale gli sviluppi. Il progetto, nella sua complessità, non ha solo valenza sociale, ma, per quanto ci riguarda, rappresenta una acuta sollecitazione a riflessioni teoriche – anche di ordine psicoanalitico – sulle modalità difensive e coesive della dissociazione, sulla strutturazione e la manutenzione relazionale del Sé e sull’uso degli elementi concreti nella regolazione continua della distanza affettiva relazionale ottimale. Pensiamo che l’opportunità per uno psicoanalista sia di affinare la capacità di cogliere questi livelli di sofferenza in contesti e in soggetti che sembrano organizzati per impedirne la visibilità ben oltre le più comuni configurazioni cui anche come psicoanalisti siamo abituati.

Nicoletta Faccenda, Pier Luca Zuppi

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