Psicoanalisi e Giustizia. Le diverse declinazioni di un rapporto complesso
PSICOANALISI E GIUSTIZIA
A cura di Maria Naccari Carlizzi e Renata Rizzitelli
Franco Angeli
Recensione a cura di Mario Vittorangeli
Psicoanalisi e Giustizia condividono vasti campi di adiacenza, dal momento che entrambi si occupano del rapporto fra l’individuo e i propri comportamenti e della relazione degli esseri umani fra loro. Questi campi si incontrano lungo una linea di confine che collega i verdetti della procedura giudiziaria e le verità del mondo interno. Il contesto peritale, luogo di incontro dei due mondi, per lo psicoanalista è un campo di riflessione molto suggestivo perché consente di applicare ad un contesto specifico sia il corpus teorico che si riferisce privilegiatamente alle dinamiche intrapsichiche (in primis Freud) sia la ricca e articolata messe di concetti che la psicoanalisi ha prodotto dal punto di vista relazionale.
In particolare, a partire da Freud stesso ma più compiutamente attraverso Ferenczi, Balint, Winnicott, Bion fino agli autori dei giorni nostri è apparso sempre più fondamentale per lo sviluppo dell’individuo il rapporto con l’ambiente sociale, a partire da quello familiare. In questo senso si può immaginare quanto ad esempio il contesto delle Giustizia Minorile sia luogo di particolare interesse euristico e applicativo, poiché le conoscenze acquisite sulle vicissitudini interne e relazionali coinvolte nello sviluppo del bambino e dell’adolescente consentono di dare un senso a situazioni ed eventi familiari altrimenti opachi a un tradizionale approccio per così dire di tipo più diagnostico-fotografico.
Le colleghe Maria Naccari Carlizzi e Renata Rizzitelli, coordinatrici della Commissione Psicoanalisi e Giustizia della Società Psicoanalitica Italiana, presentano con felice risultato questo volume sui rapporti fra Psicoanalisi e Giustizia. Finalmente con completezza e articolata chiarezza viene colmato un vuoto editoriale su di uno sviluppo in senso estensivo della psicoanalisi di notevole interesse che vede da tempo molti psicoanalisti, distribuiti nel territorio italiano e talvolta riuniti localmente in fecondi e vivaci gruppi di studio, rapportarsi come Consulenti Tecnici o Giudici Onorari con l’Istituzione Giudiziaria, costituendo fra i primi e più soddisfacenti esempi di outreach.
I contributi della precedente e dell’attuale Presidente SPI che aprono il libro consentono di apprezzare i presupposti teorici e applicativi di questo connubio che vede ‘Psiche’ e ‘Dike’ trovare un fronte di contatto e scambio nell’oggetto delle proprie speculazioni: le relazioni umane. Se la Giustizia norma il sociale a sua tutela, la Psicoanalisi, specialmente in quanto teoria coerente sull’essere umano nelle sue dinamiche intrapsichiche e interpersonali, si presenta come interlocutore privilegiato laddove si rendano opportune ulteriori acquisizioni sul caso al fine di emettere verdetto.
In ambito di giurisprudenza civile pensiamo alla fecondità del contributo quando ci si occupi di separazioni conflittuali, in cui la coppia si ammala e sentimenti di disillusione e colpa innervano proiettivamente reazioni di rancore e rivendicatività che obnubilano le competenze genitoriali, con ricadute anche drammatiche sui figli. Nell’ambito penale ciò che conosciamo riguardo il processo di formazione e maturazione dell’apparato psichico si presenta come un contributo essenziale, spesso e volentieri dirimente, nella valutazione della capacità d’intendere e di volere di un imputato specialmente se minore, per il quale è fondamentale la valutazione del grado di maturità. Questi pochi punti esemplificativi danno l’idea di quanto lavoro comune possa essere portato avanti fra Giudici e Psicoanalisti, sia nella sede della Consulenza Tecnica che in feconde occasioni di studio. Questo libro esplora con chiarezza, profondità e articolazione i complessi snodi che il tema richiede.
Il testo è suddiviso in tre sezioni, che esplorano compiutamente il campo di osservazione e di intervento di questa forma di estensione della psicoanalisi: il terreno delle separazioni conflittuali, il ruolo del Giudice Onorario nel Tribunale per i Minorenni, infine l’istituzione carceraria con un’attenzione per la devianza minorile. Completa il testo un’appendice ad opera di Cinzia Miniotti, magistrato esperto nella giustizia familiare e minorile, che offre un’illuminante descrizione dell’assetto degli Uffici Giudiziari, utilissimo inquadramento contestuale specialmente dal punto di vista metodologico e operativo e che per questo viene citato per primo.
Aprono la prima sezione i contributi delle due curatrici, le quali sulla base di una maturata ed evidente esperienza introducono i temi salienti dell’intervento di uno psicoanalista nel contesto di una valutazione peritale delle capacità genitoriali di coppie alle prese con una separazione conflittuale.
Renata Rizzitelli offre una puntuale e approfondita descrizione delle peculiarità di un approccio psicoanalitico ad un contesto peritale relativo ad una coppia con figli ingaggiata in una separazione conflittuale riconosciuto come effettivo ‘trauma dell’età adulta’. L’autrice mostra come una specifica disposizione psicoanalitica all’ascolto, al rispetto di qualunque soggettività, la capacità di sostenere le tensioni e di riconoscere le dinamiche proiettive consentano di favorire orizzonti di rappresentabilità laddove angoscia e violenza tendono a saturare il campo. Particolare attenzione è destinata ai bambini, fatidico terreno di scontro della coppia, e come e in qual modo ne conseguano per loro elementi di sofferenza e pregiudizio, talvolta drammatico, ma anche vie di uscita. I casi clinici presentati ne sono toccante testimonianza.
In diretta continuità tematica nella descrizione della specificità dell’intervento valutativo psicoanalitico, Maria Naccari Carlizzi con competenza e ricchezza argomentativa pone l’attenzione su una ulteriore importante elemento caratterizzante l’approccio psicoanalitico: la CTU trasformativa. Se è vero che un intervento valutativo come una Consulenza Tecnica non può per definizione configurarsi come intervento terapeutico, tuttavia la prassi che si avvalga di un metodo psicoanalitico implicito possiede una intrinseca qualità trasformativa. Setting interno, assetto dell’analista seppure in un contesto particolare e capacità di identificarsi con ciascuna delle parti in causa (soprattutto i bambini), consentono di stimolare trasformazioni e funzioni riparative laddove imperversano dinamiche proiettive e distruttive, spesso reciproche o al contrario esitanti in situazione di radicale alienazione di uno dei genitori.
Loredana Palaziol stimola il lettore a soffermarsi sulle differenze metodologiche implicate nel trasporto del sapere psicoanalitico in un contesto molto differente per regole, prassi, obiettivi. Per uno psicoanalista è faticoso doversi adattare a funzionare in modo lontano dal proprio consueto assetto clinico, ad esempio per la privatezza dell’incontro, la durata dell’intervento, la necessità di una esauriente risposta al quesito. Lo schema di raffronto fra setting psicoanalitico terapeutico e forense-civile presente nel testo si distingue per chiarezza e completezza.
Il lavoro di Andrea Marzi, partendo dal concetto di ‘double agentry’, esplora autorevolmente risorse e ambivalenza del CTU in ambito forense, con particolare attenzione all’ambito penale, analizzando il tema alla luce anche delle implicazioni etiche e deontologiche. Esplorando le insidie implicite di importanti tematiche come incapacità di intendere e di volere, imputabilità, pericolosità sociale, risk assessment, egli mostra come lo sguardo psicoanalitico possa incidere considerevolmente nella disanima di dinamiche profonde intrapsichiche e interpersonali.
Conclude la prima sezione il contributo di Luciana Mongiovi, che lucidamente sottolinea come la trasformazione dell’impensabilità in pensabilità sia una delle caratteristiche determinanti di una Consulenza Tecnica svolta da uno psicoanalista. Di particolare interesse il suo segnalare la centralità del rinvenimento e incoraggiamento di una ‘funzione sestante’ nei genitori, che pare intendersi come il recupero o la qualificazione di una asimmetria fra generazioni, condizione genitoriale indispensabile.
Nella seconda sezione il focus è il Tribunale per i Minorenni e il contributo del Giudice Onorario: qui il minore è centro specifico di attenzione e fulcro attorno al quale si esprimono valutazioni e siformulano decisioni, sia in ambito civile che penale.
Maria Grazia Fusacchia, utilizzando puntualmente la lezione ferencziana, presenta con sensibilità attraverso casi clinici assai pertinenti come l’Istituzione agisca in modo articolato nel senso della tutela e accompagnamento del minore, qui descritto nel traumatico esempio di uno stato di abbandono con relativa valutazione di adottabilità.
Noè Loiacono, forte della sua lunga esperienza, illustra come, nel contesto culturale odierno che pone il soggetto adolescente in condizioni più difficili, il Tribunale per i Minorenni, con il contributo di un Giudice Onorario con competenze psicoanalitiche, sia in grado di attivarsi nell’accoglienza, recupero e reinserimento del minore, si esso vittima di una genitorialità ammalata e disturbante o eventualmente autore di reato. In quest’ultima evenienza è ben descritta la possibilità di valutare e semmai mettere in atto utili dinamiche riparative come la Messa alla Prova.
La segnalazione della specificità dell’ascolto psicoanalitico da parte del Giudice Onorario viene arricchita dal contributo di Valeria Agostinelli, che fra l’altro molto opportunamente puntualizza come il Giudice Onorario nel Tribunale per i Minorenni occupi una posizione ‘decidente, non solo propositiva e consultiva’, come accade invece per il Consulente Tecnico nel Tribunale Ordinario. Ciò implica di conseguenza maggior onore ma anche maggior onere, che si traduce nella responsabilità di un faticoso lavoro psichico da offrire come funzione specifica in Camera di Consiglio.
La terza sezione del volume introduce all’estensione del sapere psicoanalitico in un contesto irto di paradossi come l’Istituzione Carceraria, dove angoscia, coscienza e violenza attendono di essere pazientemente e faticosamente ascoltate, riconosciute e possibilmente elaborate.
Massimo De Mari, avvalendosi della sua pluriennale esperienza in questo campo, pone con efficacia lo sguardo su una serie di paradossi che lo psicoanalista incontra in carcere, come la struttura dell’istituzione, il rapporto fra reato e società, l’eventuale funzione terapeutica del carcere, la possibilità di un lavoro psicoanalitico in questo contesto. La sua interessante argomentazione mostra come, in un’ottica psicoanalitica, ogni paradosso possa però essere pensato come conflitto e magari essere elaborato in senso riparativo e generativo.
Ugo Sabatello conclude i contributi ponendo luce su di un tema cruciale inerente al Tribunale per i Minorenni (e per inciso particolarmente caro a chi scrive). Infatti l’imputabilità in adolescenza, da un punto di vista psicologico-forense così strettamente ma non così chiaramente correlata al concetto di immaturità, offre allo psicoanalista un territorio in cui egli può porre al servizio della Giustizia l’immenso bagaglio teorico e clinico che il sapere psicoanalitico ha accumulato e prodotto su questa delicata e drammatica fase dello sviluppo dell’individuo. Nella valutazione penale dei comportamenti antigiuridici di un adolescente si incrociano e ammassano, a volte in forma apparentemente inestricabile ad una prima occhiata, elementi di sviluppo intrapsichico e influenze dell’ambiente, soprattutto familiare ma anche sociale, che solo un occhio allenato psicoanaliticamente può adeguatamente identificare al fine di offrire un contributo al Giudizio che contemperi adeguatamente esigenze di sanzione e funzioni di recupero del soggetto all’insegna dell’esclusivo interesse del minore, faro illuminante dell’attività del Tribunale per i Minorenni.
Al termine di questo excursus sembra poter scorgere, come accade ai buoni libri, un filo rosso continuo che lo attraversa. Partendo dal coinvolgimento con i tumulti di una coppia ammalata alle prese con rancore, rivendicatività e vendetta che si combatte usando i figli come terreno di battaglia, passando alle dolorose necessità di tutela di minori alle prese con famiglie che proprio non ce la fanno, giungendo al contatto con un minore che compie un reato, ci accorgiamo come il pensiero e l’azione psicoanalitica rendano uno specifico e si può dire ineguagliabile contributo alla Giustizia in ordine alla tutela ed aiuto al minore nella costruzione e sviluppo della sua identità e senso di sé come attuale e futuro soggetto sociale attivo e passivo.


