Recensioni

Abitare una casa-di L.F. Bianchi e P. Conti

ABITARE UNA CASA. IL LAVORO CLINICO CON GLI ADOLESCENTI NEI SERVIZI DI NEUROPSICHIATRIA

a cura di L.F. Bianchi e P. Conti,
Casa editrice Mimesis,
anno 2022

Recensione a cura di Maria Naccari Carlizzi

“Abitare una casa”. La casa è il luogo da cui si parte, il “luogo delle origini” per parafrasare una famosa opera di D.W.Winnicott(1986), con il quale, i curatori e autori, Luigi Federico Bianchi e Patrizia Conti, con un tocco impressionistico, comunicano al lettore, implicitamente già nel titolo, atmosfere di desolazione e distruzione, le rovine psichiche del sé ma anche all’opposto ci rendono partecipi empaticamente di un ascolto e un’attenzione specifica, simbolizzate dal calore domestico di “una casa” rivolta alla Cura psichica degli adolescenti contemporanei, calati nella complessità multiculturale del mondo ipermoderno (R. Kaës, 2012) , ipertecnologico, post pandemico e post genere…
L’offerta di una casa psichica condivisa e la possibilità di costruirla insieme, operatori e adolescenti, delimita uno spazio disponibile nella mente gruppale della rete dei curanti, che non lasci il ragazzo e la sua famiglia, soli nella tempesta.
È possibile nell’istituzione dei servizi pubblici di Neuropsichiatria plasmare un “contenitore medium malleabile” (M. Milner, 1952) che diventi un punto di riferimento, e possa contenerli, dando “significato e predicibilità”, in un mondo che per loro non ne ha, e ne renda possibile la simbolizzazione, essendo” disponibile e afferrabile”? Un’istituzione, quindi, dove, gli adolescenti e le loro famiglie, con la scuola e il loro ambiente di vita, il loro contesto esistenziale, possano sentirsi contenuti e ascoltati intimamente, accolti senza giudizio e pregiudizio? È possibile insieme con loro, pensando psicoanaliticamente, “senza divano” (P.C. Racamier 1982), costruire proprio nelle mura dell’Istituzione, una rete invisibile di relazioni, di connessioni, di risonanze emotive per riabitare un mondo interno che spesso loro non percepiscono affatto o percepiscono come privo di senso?
Nell’era della sanità manageriale, della riabilitazione ad oltranza, dei protocolli e modelli terapeutici e d’intervento standardizzati, delle terapie necessariamente brevi, della medicalizzazione del fuori norma e dell’estrema categorizzazione dei sintomi, della diffusione normalizzante e generalizzata dei disturbi dell’attenzione e dell’apprendimento, del tutto subito, dei manuali per evitare la sofferenza o per diventare genitori… questo volume tenta di rispondere a queste domande, raccontando le vicissitudini e le sofferte esperienze sul campo di alcuni servizi di Neuropsichiatria dell’età evolutiva in Lombardia. L’opera propone, infatti, una presa in carico dell’adolescente, ed in particolare di quello borderline, secondo un modello di integrazione, anche multiculturale, attraverso l’ibridazione di apporti di matrice differente, necessariamente non ridondante ma aperto alla pensabilità. Il destino della Cura psichica è, infatti oggi, multidisciplinare e pensare psicoanaliticamente rappresenta, in quest’ottica, lo sfondo possibile su cui possono essere elaborati gli interventi. La psicoanalisi contemporanea, quella che dialoga con le neuroscienze, l’infant research e le altre scienze della mente, con questi presupposti, sommessamente si fa carne, fuori della stanza d’analisi. La psicoanalisi anima, così, il sostegno interno rivolto agli operatori di tutte le fedi e di tutti i modelli, senza pregiudizi dogmatici reciproci, e si rivolge all’organizzazione emotiva dei servizi di NPI, con la varietà e la poliedricità, la povertà e la ricchezza del profondo ascolto polifonico gruppale delle reti istituzionali d’intervento.
L’estensione del dispositivo psicoanalitico nel lavoro clinico con questi adolescenti difficili, che per le loro caratteristiche, anche familiari, o per i loro intensi bisogni, non sempre hanno accesso alla pratica privata, può sottolineare proprio come scrive S. Bolognini (2018) che la psicoanalisi è un organismo vivente complesso, e rilevarne le estensioni, come di fatto avviene in quest’opera che è in controtendenza rispetto alle mode contemporanee che ne predicono, invece, la futura probabile estinzione, costituisce al contempo un esame di realtà, una investigazione scientifica e una riflessione auto-osservativa..
Dalla trincea “lo sfondo psichico naturale” del borderline come mirabilmente illustrato da Antonello Correale nella prefazione, l’incontro con l’adolescente borderline si dipana in quattro sezioni separate ma collegate da un’atmosfera-ambiente di contenimento volto alla costituzione, o ricostituzione del frammentato senso di sé di questi ragazzi, all’interno delle loro famiglie.
Il percorso, delineato sapientemente dai curatori e dagli autori dei diversi saggi, con formazioni e competenze diverse e polivalenti, neuropsichiatri e psicologi con differenti ruoli istituzionali, educatori, terapisti, psicoterapeuti, psicoanalisti in senso stretto, spazia dall’ “Inquadramento: L’ascolto e la clinica”, ad illustrare “Il lavoro nelle strutture residenziali e semiresidenziali”, i “Modelli d’intervento” e le “Esperienze cliniche “di ricerca e di frontiera. Accomuna tutti i contributi, come già accennato, il pensare psicoanaliticamente, che costituisce la struttura portante dei vari gruppi di lavoro per cui gli adolescenti difficili e le loro famiglie, descritti in queste storie, non vengono lasciati soli alla deriva, sulla strada, e analogamente nemmeno gli operatori della mente, che costituiscono l’equipe curante, a loro volta lo sono.
Nei primi tre capitoli, prima Federico Bianchi e Patrizia Conti illustrano dal punto di vista teorico e clinico la complessità dell’ascolto istituzionale della psicopatologia di questi adolescenti difficili, il significato degli agiti sul contesto di vita e la traumaticità dei loro legami familiari; poi, l’esperienza clinica di G. Rossi rilegge i criteri diagnostici del disturbo borderline in adolescenza, la nosografia e le indicazioni terapeutiche; nel terzo, dedicato al significato simbolico dell’urgenza e del ricovero in ospedale, R. Nacinovich ci accompagna con passione in un reparto di NPI.
Nella seconda sezione, relativa all’intervento con l’adolescente nei servizi, Marchesini e Farcas sottolineano il ruolo chiave dell’educatore al lavoro accanto agli adolescenti in difficoltà, nell’area intermedia fra cura e educazione; B. Friia, presenta le comunità educative residenziali per minori dove si lavora anche nel sanare i legami familiari patologici, predisponendo anche in tal modo un setting di cura rivolto al futuro; Molteni e Sardo, invece, indagano tutto quello che sta prima della comunità, quello che concerne l’invio e il progetto relativo; D. Biondo, conclude la sezione, illustrando il significato del gruppo dei pari per la mente adolescente e le oscillazioni fra gruppo evolutivo e branco nella cura di questi ragazzi difficili.
Nella sezione del volume dedicata agli interventi sono delineati due modelli che operano su Milano. Il primo descritto da A. Costantino e G. Frasson riguarda il progetto Percival del Policlinico di Milano: un modello di intervento in contesti multipli (minore, famiglia, scuola, vita sociale) per le acuzie e post acuzie adolescenziali, le autrici, inoltre sottolineano un tragico dato di fatto, rappresentato dal sottodimensionamento dei posti di ricovero in NPI, di fronte ad una tendenza di richieste in drammatico aumento. A questo proposito, non bisogna dimenticare che la Lombardia in Italia, paradossalmente, è anche una delle regioni con maggiori disponibilità economiche, strutture sanitarie e posti di degenza e per l’urgenza, prova ne è la realtà, sia pure insufficiente, illustrata in questa raccolta di saggi mentre la situazione è ben diversa in altre zone del nostro paese, con un ulteriore sottodimensionamento di risorse, di fronte ad esigenze oltremodo drammatiche e non procrastinabili. Il secondo modello, descritto da A. Albizzati, E. Ierardi, M. Moioli e C.Riva Crugnola, presenta il progetto SAGA per i genitori adolescenti ed i loro bambini, che con un team multidisciplinare favorisce la genesi della capacità d’ascolto nelle giovani mamme.
Nell’ultima sezione dell’opera tre esperienze cliniche: nella prima R. Nacinovich in una clinica di NPI propone un modello d’intervento per i disturbi alimentari e l’impatto che le angosce di morte, anti edipiche ed anti evolutive possono produrre sull’equipe curante; nella seconda M.G.Gallo descrive l’apporto del Consultorio familiare nel lavoro di rete per la costruzione dei percorsi di cura; il terzo contributo di S. Quercioli attraverso il resoconto di un caso clinico commenta l’esperienza emotiva del gruppo curante e dei partecipanti alla rete d’intervento.
Completa il volume, il saggio di V. De Micco, che si occupa da anni di adolescenze straniere e delle difficoltà della soggettivazione, che conseguono alle vicende migratorie.
Per concludere “Abitare una casa” è una raccolta di esperienze che descrive una realtà operativa, sanitaria e sociale viva e vitale. Esprime una ricerca costante, un proposito appassionato da parte di operatori della mente che, alla luce della psicoanalisi contemporanea, si confrontano, in gruppo di lavoro per favorire la speranza, nel percorso degli adolescenti difficili.

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