Libri

Abusi. Testimonianze da una comunità terapeutica

Il Volume  “Abusi. Testimonianze da una comunità terapeutica”, che presenta i testi in italiano e tradotti in lingua inglese, è il frutto di una serie di attività laboratoriali istituite – a partire dal 2012 e tuttora in corso – entro il circuito di cura di Fermata d’Autobus, in particolare con le pazienti della comunità terapeutica femminile Fragole Celesti. I laboratori creativi sono stati condotti da artisti, o da professionisti di settore; la partecipazione esperienziale e produttiva delle pazienti è stata supportata da un’équipe multidisciplinare di terapeuti per garantire la loro incolumità psichica e facilitare un percorso individuale di emancipazione espressiva.
Al di là del carattere testimoniale del volume o della qualità intrinseca di ogni singola opera in esso ritratta, l’importanza fondamentale dei risultati raggiunti risiede nel coinvolgimento delle pazienti residenti in Comunità nel processo creativo e nell’assunzione di un metodo di lavoro maieutico.
Il tema monografico è l’abuso sessuale. Le autrici – anonime per salvaguardarne l’identità – hanno rappresentato il proprio dolore, cioè sono state capaci di dare una forma a quello che è il loro trauma primario, all’abuso che hanno subìto. Vissuti dolorosi, drammi interiori e disagi sociali sono stati veicolati all’esterno attraverso la realizzazione di opere nate in un contesto di emergenza creativa adeguatamente suscitato e organizzato.
Tali opere hanno dato vita ad una mostra, realizzata nel 2012, che è concepita al di fuori dei circuiti istituzionali, trattandosi della produzione di arte contemporanea in un luogo di cura. I laboratori – che da sempre hanno contraddistinto una parte dell’azione terapeutica di Fermata d’Autobus – hanno accompagnato il progetto e lo sviluppo del lavoro clinico per la nascita (2013) e il consolidamento della comunità femminile; hanno contribuito a soddisfare le urgenze espressive prima dei pazienti della comunità mista e poi delle pazienti donne di Fragole Celesti.
L’arte in questo contesto ha rivestito un ruolo, ha avuto una funzione, è servita a uno scopo: sostituendo l’esperienza con il linguaggio, ha soddisfatto il bisogno della singola paziente di stabilire connessioni e organizzare la rappresentazione del proprio mondo interiore. Mentre le pazienti hanno saputo cogliere l’opportunità di sperimentare una distanza sufficientemente neutra rispetto alle loro profonde risonanze emozionali, fornendo materiale autentico, gli artisti coinvolti con un incarico vicario nella conduzione dei laboratori hanno prestato la loro specifica competenza somministrando stimoli adatti e strumenti affidabili.
Gli esiti che ora vengono presentati al pubblico nel volume “Abusi. Testimonianze da una comunità terapeutica” riflettono compiutamente l’interazione e la condivisione di tipo relazionale tra pazienti e artisti. Il raggiungimento degli obiettivi attesi consiste proprio nell’atto di svelare, di trarre fuori e restituire in forma tangibile ciò che era oscuro e taciuto, rendendoci partecipi di una realtà altrimenti occultata.

 

 

0 0 Voti
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Oldest
Newest Most Voted
error: Content is protected !!
0
Lascia un commentox