Articoli Scientifici

Il corpo, lo specchio, il gioco. Le onde di desideri e lo scopo della cura psicoanalitica

Relazione introduttiva a La Giornata del libro sullo Stretto, Centro Psicoanalitico dello Stretto, Messina, 14-10-2023

Di Sarantis Thanopulos

Abstract

L’Autore presenta una concezione della metapsicologia e dello psichismo centrati sulle esperienze corporee e sul piacere, facendo sullo sfondo apparire le vicissitudini dello psichismo umano nei tempi moderni.

 

Di qualsiasi cosa parlino gli psicoanalisti, a partire dal loro sapere, il loro discorso è fondato sul corpo. Non sul corpo biologico, non è di loro competenza, ma sul corpo pulsionale, il corpo erotico. La pulsione è la forza che spinge l’eccitazione corporea (misurabile dal sapere biomedico e di per sé chiusa in stessa) a diventare esperienza sensuale, esperienza che ci dà senso: ci fa sentire di esistere, e ci estroverte, ci sposta dal nostro centro di gravità e ci getta nel mondo. L’esperienza sensuale poggia su un substrato di sensazioni/tensioni piacevoli (la materia viva della nostra soggettività) che hanno due caratteristiche. La prima è la trasformazione: spariscono nell’assuefazione se sono monotone ripetitive; devono coniugare armonicamente il sereno e il tumultuoso, l’accordo e il contrasto; necessitano di essere in movimento. La seconda è una certa continuità: per il soggetto sorgente la discontinuità è la condizione del suo piacere; essa, tuttavia, perché sia gestibile e vivibile deve essere animata da dentro dal senso di un costante fluire continuo, non ripetitivo, ma persistente, dell’esperienza.

La nostra materia è fatta di sensazioni e di pulsazioni. Questa materia respira in modo che è originale per ognuno di noi. Respiriamo con tutti i sensi, inclusa la propriocezione, e anche il pensiero più complesso conserva sempre dentro di sé la nostra percezione idiomatica del ritmo del mondo – che vive nel nostro respiro. L’esperienza sensuale in cui confluiscono le sensazioni/ pulsazioni che rappresentano il fondo della nostra esistenza ha un andamento ondulatorio – ritmo, persistenza variabile ma significativa, e una graduale dissoluzione nel piacere del vivere.  Non è somatica né psichica ma entrambe le cose. È la meta della pulsione ma anche suo rappresentante psichico perché è la prima forma di pensiero e di affetto.

L’essere umano non è la somma della sua biologia da una parte e di pensieri e affetti dall’altra. Poggia su una dimensione unitaria di fondo che è esperita, ma non conosciuta, a partire dalla quale può arrivare a pensare e conoscere usando la parola.

Talking therapy – ma in realtà la psicoanalisi fonda la significatività del suo discorso su il silenzio della parola. In Prosa del mondo Merleau-Ponty (1969) dice: “Si deve considerare la parola prima che sia pronunciata, sullo sfondo del silenzio che la precede, che non smette di accompagnarla e senza il quale essa non direbbe nulla (p. 61)”. Nessuna parola, inclusa quella dell’analista è significativa se si separa dall’esperienza pulsionale psicocorporea che l’anima e dal gesto del desiderio che la ispira.

Che cosa colma lo spazio tra il silenzio dell’esperienza sensuale primaria, che resta come nucleo di ogni nostra esperienza evoluta, e la parola? Ovviamente lo spazio potenziale e il sogno, ma per arrivarci vorrei seguire una strada meno battuta. Quella dello specchio.

In psicoanalisi il significato dello specchio colto nella sua dimensione metaforica, il riflettersi nelle relazioni di desiderio – che definisce eroticamente, emotivamente e mentalmente l’esperienza concreta dello specchiarsi – si colloca tra due opposti. Il primo è lo “specchio” di Winnicott: il riflettersi dell’essenza della nostra esistenza nello sguardo, nel volto e nel corpo relazionale, erotico della madre, che, nel riflettere l’esistenza del bambino, la colloca nel campo della ben più complessa esperienza a cui essa appartiene. Questo rispecchiamento nella madre non è mai una coincidenza tra ciò che il bambino è e ciò che la madre rimanda: infatti qualcosa resta sempre insaturo, non riflesso, in attesa di essere dato alla vita e di essere scoperto.

Il secondo “specchio” è di Lacan: l’azione ordinatrice con cui lo specchiarsi nella madre conduce il bambino nell’identificazione anticipatrice con il mondo regolato dal linguaggio, lo strumento unificatore e potenzialmente alienante di cui lo sguardo e l’espressività del volto e del corpo della madre sono forieri.

I due specchi si contendono lo spazio della vita: da una parte la soggettività emergente verso un’integrazione di sé personale e originale, dall’altra l’azione del linguaggio che tende a ritrascriverla e “addomesticarla”, educandola alla vita comune. Il regolatore invisibile di questo conflitto perenne è la relazione di desiderio dei genitori che assegna al padre la funzione del “terzo”. Il “terzo” offre uno sguardo laterale rispetto a quello diretto, lineare del riflettersi nello specchio materno, che consente una visione binoculare, al tempo stesso dal dentro e dal fuori della relazione con lei. Tra lo specchio di Winnicott e quello di Lacan si dispiega il sogno: nel suo spazio ogni notte, ma anche di giorno, nel punto in cui la distinzione tra sé e l’altro si sospende, ognuno di noi, come Alice, libera la sua immaginazione e la sua esperienza dalla tirannia del principio logico della non contraddizione che struttura il pensiero fondato sulla parola.

Il necessario riflettersi nel desiderio dell’altro, senza il quale viene a mancare il riconoscimento reciproco, è abitato dalla terzietà, dalla lateralità che lo trasforma nel gioco e nell’intesa. Nel gioco il riflettersi nel mondo e rifletterlo in noi si dispiega come smarrire sé stessi e ritornare in sé, perdere l’altro e ritrovarlo, passare dall’atteso all’inatteso e viceversa, dalla sorpresa in scoperta, insegue l’idioma dell’oggetto desiderato insieme afferrabile ed elusivo senza pretendere di dominarlo e soggiogarlo

Mentre vi parlo ci riflettiamo, non potrebbe essere altrimenti: il gioco degli sguardi, dei gesti, ma anche delle emozioni, dei pensieri delle parole. Se ciò non accade ci troviamo in un dialogo tra ciechi e sordi. Il gioco dei rimandi muore se non si apre ad altri gesti, altri pensieri altri sentimenti, altre implicazioni, altre prospettive e altre evoluzioni.

Mi piace immaginare che il riflettersi che è gioco di intesa generi onde di desideri, emozioni e pensieri che incontrano altre che vengono da altri luoghi lontani e vicini dal passato e dal futuro. Lo spazio dove le onde si generano e da cui si propagano, luogo di potenzialità, sperimentalità dell’esperienza, è lo spazio dove davvero esistiamo e ci sentiamo vivi e significativi. L’attivazione di questo spazio nella relazione analitica e nella vita dei nostri analizzati è lo scopo vero della cura psicoanalitica.    

 

 

Riferimenti bibliografici

Merlau-Ponty M. (1969). La prose du monde, prima edizione francese a cura di Claude Lefort; prima edizione italiana tradotta da Marina Sanlorenzo con introduzione di Carlo Sini per i caratteri Editori Riuniti – Roma – 1984.

 

sarantis.thanopulos@gmail.com

© Vecchiarelli Editore – Tratto da “Raccolta Articoli Scientifici 2023- ” – ISBN 978-88-8247-45x-x

Riproduzione riservata

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