QUADERNO – Raccolta Articoli Scientifici Marzo 2021 – Febbraio 2023
INTRODUZIONE
di Gabriella De Intinis
Quella che segue è una raccolta di articoli pubblicati sul Portale, da febbraio 2021 a gennaio 2023 raccolti nell’arco di due anni, frutto dell’esperienza professionale di psicoanalisti, colleghi che lavorano in Servizi sanitari territoriali e ospedalieri, nei servizi sociali ed educativi, servizi per migranti, servizi residenziali, centri diurni e centri di aggregazione giovanile gestiti da Enti del terzo settore e presentati per aree di attività.
In un periodo di crisi delle istituzioni, che si protrae nel tempo, la lettura degli articoli offre una visione ricca e complessa sul contributo che il pensiero psicoanalitico può dare al lavoro nei Servizi e al dialogo tra più istituzioni.
Ogni situazione, maturata direttamente sul campo istituzionale ed emotivo e costruita nel tempo, fornisce diverse prospettive e modalità di intervento sia in riferimento al “prendersi cura” e al modo di mettersi in relazione con l’altro, sia come capacità di osservare ciò che si fa e le premesse del proprio lavoro.
Le singole aree e i modelli di intervento formano maglie di metodologie di lavoro e interconnessioni complesse e stimolanti a salvaguardia dell’attività mentale e dell’identità di soggetti.
Sono qui pubblicati lavori di colleghi che hanno uno sguardo aperto a tematiche legate all’ambiente, all’emergenza ecologica, all’economia del sociale e alle diverse culture psicoanalitiche.
Gli articoli sono presentati per aree tematiche.
Partiamo con un articolo storico (A. Ferruta) sulla Legge Basaglia approvata il 13 maggio del 1978, a cui è seguita la riforma psichiatrica e la nascita dei servizi territoriali. Un cambiamento epocale nell’ascolto clinico e di cura della sofferenza psichica e della sua gestione che i servizi territoriali hanno promosso con la costruzione di nuove pratiche.
Negli articoli (A. Ferruta, G. Riefolo, P. Boccara) vengono presentate le problematiche nel lavoro con pazienti “gravi”, la dolorosità e la difficoltà dell’ascolto ma anche la prospettiva relazionale, che si dispiega in un incontro che salvaguardi l’irriducibilità del soggetto e che non lo lasci nell’isolamento.
Uno degli strumenti privilegiati per lavorare intorno ad un caso clinico è quello dei seminari analitici di gruppo (SAG). Questo dispositivo analitico di formazione costituisce un luogo mentale atto ad accogliere aspetti del paziente che la mente individuale del terapeuta non ha lo spazio sufficiente per accogliere, e che lo potrebbero indurre simmetricamente a schemi inerti ideologici o imitativi. La qualità analitica degli interventi è costituita dagli elementi caratterizzanti il metodo: un setting ben definito, un metodo basato su associazioni libere da parte dei partecipanti e attenzione fluttuante da parte del conduttore. Al gruppo spetta il compito di mettere insieme i diversi aspetti del paziente che ciascuno ha colto in una dimensione onirica della mente, un sognare insieme che raccoglie, avvicina a sé ed elabora aspetti psicotici e contenuti inconsci non accettati (A. Ferruta).
L’espansione della capacità del contenitore – come processo – e la crescita del contenuto si riflettono nell’espansione della gamma e profondità di pensieri e sentimenti derivati dell’esperienza emozionale che si fa nel gruppo (SAG). Viene inoltre sottolineata la necessità di un continuo lavoro di tessitura delle relazioni tra gli operatori attraverso un’attenta formazione che faccia dialogare la funzione orizzontale (colleganza degli operatori) con la funzione verticale-istituzionale di coordinamento (G. Saraò).
Sempre rimanendo nel campo istituzionale viene affrontato il tema della morte in tre reparti ospedalieri: pediatrico, geriatrico e in ospedale psichiatrico e le manovre difensive messe in atto dagli operatori sanitari e dai parenti del morto. (C.Schinaia). L’introduzione del sapere analitico nella formazione del medico e dell’infermiere ospedaliero, scrive C. Schinaia, si rende necessaria per non confinare la morte nella clandestinità, per riconoscere i bisogni e i diritti del moribondo e perché l’incontro con il morente sia ricco di sostanza emotiva.
Un altro strumento è quello del gruppo multifamiliare (G. Coderoni), come dispositivo di prevenzione, di cura e di formazione (v. articoli apparsi nel Quaderno Gruppo e Istituzioni).
Molti dei lavori presenti sono stati scritti durante la pandemia da Covid-19, periodo in cui il contagio sembra simbolizzare la precarietà dei confini della soggettività.
Soprattutto la popolazione adolescenziale ha sofferto della mancanza di contatto con i coetanei, di esperienze fondamentali per la crescita, proprio in un momento del ciclo di vita in cui la spinta verso l’autonomia è pressante insieme al bisogno di appartenenza, confronto e rispecchiamento con l’Altro.
C’è stato un aumento rilevante di accessi al Pronto Soccorso degli Ospedali per disturbi ansiosi, depressivi, tentativi di suicidio, stati di dissociazioni, disturbi del comportamento alimentare da parte dei giovani tra i 12 e i 18 anni. Inoltre vi è stato un aumento di pratiche autolesionistiche e tentativi di suicidio in adolescenza (D’Alberton). È interessante soffermarsi su una differenza tra il primo lockdown in cui è emersa una spinta creativa come reazione vitale, mentre nel secondo è apparso, come in aprés coup, un ripiegamento depressivo che rivela gli effetti traumatici dell’isolamento negli adolescenti.
In molti degli articoli presenti nel capitolo Adolescenza viene sottolineato come sia importante utilizzare interventi psicologici che devono riguardare non solo l’adolescente ma il gruppo, l’istituzione e la rete degli adulti (D. Biondo, C.Curto e M.F. Natali). In questi lavori viene messo in risalto come sia importante per curare l’adolescente curare anche l’istituzione alla quale il giovane si rivolge, per poter mantenere vivo e creativo lo scambio con gli utenti e gli altri servizi. Il rapporto tra individuo e istituzione evidenzia come questa svolga una doppia funzione psichica: di strutturazione e di ricettacolo dell’indifferenziato, e come sia essenziale tenere insieme la dimensione gruppale e quella individuale per comprendere e avvicinare il mondo interno dell’adolescente. È necessario uno “spazio di ascolto” accogliente e flessibile allargato ai vari attori che ruotano intorno all’adolescente e che interfacci con i vari organi educativi, come è anche importante la manutenzione di questo spazio.
Le comunità per adolescenti (A. Calvi, T. Baldini) sono spesso declinate secondo la logica del controllo dell’impulsività. Ogni provocazione, colluttazione, distruzione, ricorso alla sessualità, è da sedare in quanto angosciano per la loro potenzialità irrefrenabile. Ma incontrare l’adolescente nell’espressione del suo disagio è anche la chiave d’ingresso alla sua unicità. Procedere puntando alla normalizzazione e al controllo priva i ragazzi della possibilità di apprendere dall’esperienza. Di diversa natura è la verità simbolica che tende invece a mettere insieme e far convivere diverse possibilità, a comprendere che non esiste luce senza ombra, ordine senza disordine. Baldini propone una riflessione sul fantasma generato dal desiderio inconscio, il Phantasieren metapsicologico (Freud 1915) che si offre come base allo psichismo. Se il desiderio inconscio è inammissibile per il soggetto e impensabile anche nell’inconscio, di fatto esso viene forcluso, rinnegato, espulso dall’inconscio e realizzerà un fantasma che non si integra e che rimane altro dalla struttura soggettuale. Riprende poi Searles (1965) che ha squarciato il velo che all’umano celava la realtà del genitore che conficca nel figlio bambino la propria follia per tentare di salvarsene, egli “infetta” il piccolo. Noi ben supportati dalla nostra formazione possiamo, dobbiamo, immergerci nel pozzo dello struggente desiderio di un qualcosa perso senza averlo posseduto, un accadimento infantile, il crimine della sottrazione al bambino della sua infanzia. Bisogna aiutare il paziente a rinunciare ad agire ciò con cui egli pensava di gestire l’angoscia del buco, vuoi che nel buco ci metta come riempitivo sostanze o altre dipendenze, vuoi che tenti di colmarlo infilandoci donne o uomini o figli, ri-succhiati vampirescamente dentro il vulnus insaturabile della mancanza primaria.
Viene proposta una riflessione (C. Schinaia) sul docufilm “Raggi nelle tenebre” di G. Garko e A. Raff. Il filmato documenta l’esperienza riabilitativa della comunità cooperativa condotta dall’equipe del Dr. Izzo e permette una riflessione sul tema del lavoro come esperienza riabilitativa e dell’ambiente come struttura capace di connettere e che esalta le potenzialità dell’incontro con piante e animali. Al tempo stesso si può vedere la fine indecorosa di questa esperienza per mancanza di finanziamenti e delle cecità degli amministratori.
La scuola è uno dei luoghi, come altri presenti nel Portale dove avvengono potenti scambi affettivi ed emotivi, conoscitivi e formativi tra ambiente e individuo e dove uno sguardo informato e formato psicoanaliticamente può dare un importante contributo.
Nella pandemia la scuola è entrata nelle case e ha saputo confrontarsi con le necessità dettate dal cambiamento. Non sono certo mancate le criticità ma il sistema ha retto, e la DaD ha evidenziato alcune fragilità del processo didattico aprendo diversi interrogativi sulla complessità del ruolo e del coinvolgimento degli insegnanti. Tutto questo ha esposto gli insegnanti – e ci riferiamo anche alla scuola dell’infanzia – a turbolenze emotive, angosce legate al cambiamento repentino e forzato e non solo della didattica.
È necessario lavorare ad un’idea di scuola che favorisca un modello di insegnamento-apprendimento più rispondente alle accresciute necessità e che la trasformino in una comunità educante (P. Fradeani).
Scuola e famiglia costituiscono centri vitali e nevralgici della comunità e della società a cui la psicoanalisi offre una visione complessa che tiene conto delle varie componenti e offre importanti possibilità di intervento.
La famiglia e le trasformazioni in atto, il tema della trasmissione generazionale sono aree di interesse e di intervento psicoanalitico. Il lavoro clinico rivolto alla coppia e alla famiglia grazie a setting estesi e alla creazione di nuovi dispositivi permette l’emergere, l’ascolto e la conseguente trasformazione della realtà psichica inconscia comune e condivisa. (M. Sommantico).
Altro tema di grande rilevanza è quello dell’emergenza ecologica, l’OMS ha rilevato che la perdita della biodiversità negli ecosistemi ha favorito l’insorgenza della pandemia Covid-19 attraverso il non riconoscimento dell’interazione fra le condizioni di vita dei diversi organismi che popolano il pianeta. Il nostro specifico riguarda come l’embricazione dentro-fuori da subito costituisce l’apparato psichico e il suo funzionamento a favore della concezione di una mente relazionale, una mente estesa.
I meccanismi di difesa per tenere a bada la paura e l’angoscia in relazione al disastro ecologico sono di impedimento alla costituzione di risposte costruttive e alla mobilizzazione di energie riparative (M.Halle, C. Schinaia).
È opportuno creare spazi di collaborazione e di dialogo che permettano di ridurre l’intensità delle difese e prendere contatto con la creatività e con la nostra capacità riparativa.
Una nuova riflessione sull’etica della responsabilità e sulla necessità di un lavoro culturale è necessaria per sviluppare nuovi paradigmi ambientali e una nuova etica delle relazioni tra la nostra specie e le specie non umane.
Si può stringere con la natura una nuova alleanza il che è tanto motivante quanto invece la colpevolizzazione è demotivante. La questione ecologica non riguarda solo il rispetto per altre forme di vita ma anche la nostra responsabilità verso le generazioni future (C.Schinaia).
Uno degli ostacoli alle politiche sulla transizione energetica che si frappongono ad un serio cambiamento di rotta è l’“economy first” che finisce per essere una difesa dello status quo. (M. Halle)
Vorrei riportare uno stralcio dell’intervista al Prof. T. Boeri in cui sottolinea come il terzo settore abbia un ruolo molto importante da svolgere e che ha svolto anche durante la pandemia. Ma il terzo settore deve essere in qualche modo complementare alla Pubblica Amministrazione, non deve esserne il sostituto, perché quando questo succede, l’amministrazione pubblica tende ad utilizzare il terzo settore come un diaframma tra sé e i cittadini. Questo non fa bene al terzo settore perché lo spinge a vivere delle inefficienze della P.A.. Se invece c’è una collaborazione virtuosa la divisione dei compiti è definita e il miglioramento delle funzioni dell’uno fa bene all’altra e si instaura una collaborazione complementare e non sostitutiva.
La sezione migranti e rifugiati raccoglie i contributi di psicoanalisti che si sono confrontati con un traumatismo specifico, quello della migrazione, della guerra, della perdita delle origini. Un traumatismo che scuote le fondamenta non solo del funzionamento psichico individuale ma anche del funzionamento psichico “sociale”, le fondamenta stesse dei processi di simbolizzazione che costituiscono, per dirla con R. Kaës dei “garanti metapsichici”.
L’evento traumatico spezza così non solo la continuità del senso di sé ma anche il tessuto di appartenenza gruppale, il legame di base tra sé e l’altro (F. Castriota).
La “cultura”, dice V. De Micco, non è un vestito, piuttosto è una vera e propria pelle culturale; nell’esperienza migratoria diventano particolarmente labili, nello specifico senso di essere a rischio di una rottura simbolica, proprio tutte le membrane e gli involucri corporei e psichici.
Il metodo psicoanalitico appare particolarmente adatto a cogliere le dimensioni del passaggio, del transito, della trasformazione e della necessità di comprendere. Gli strumenti che ha la psicoanalisi per svolgere un efficace intervento trova un’applicazione importante nel sostegno al lavoro con gli operatori attraverso il setting di clinical group (F. Castriota).
- Carnevali ricorda come nei casi di pazienti traumatizzati è necessario costruire uno spazio abitabile, uno spazio di testimonianza come premessa dell’inizio di una vera relazione analitica, spesso difficile da attuarsi anche a causa di gravosi vissuti controtransferali. Questa creazione di un “luogo” della mente del curante, sostenuta e resa possibile anche dalla dimensione gruppale entro la quale si iscrive, diviene luogo di una matrice “culturale” generatrice di senso.
Sulla violenza di genere viene presentato un articolo di M.L. Mondello e R. Provenzano, che ripercorre le vicende legislative dal superamento del cosiddetto “omicidio d’onore” al recepimento della Convenzione di Istanbul, che richiama un approccio olistico e globale del fenomeno, mettendo in evidenza i piani di Prevenzione, Protezione della vittima, della Punizione e della Presa in carico del reo. L’art. si spinge fino alla legge n. 69/2019 che include dei principi insiti nella Convenzione di Istanbul, tra questi la presa in carico dell’uomo si configura a supporto della vittima.
Il punto di vista proposto dalle Autrici è che i maltrattanti, oltre ad essere sanzionati penalmente, vadano anche aiutati a comprendere e a capire il male agito per essere successivamente responsabilizzati, cioè capaci di dare conto di ciò che hanno commesso. Vi è un auspicio e un’indicazione che si possano sviluppare politiche sociali e penitenziarie, capaci di guardare sia alla vittima sia al reo, e per far questo occorre una sostanziale apertura in un’ottica multidisciplinare e con un approccio “olistico” per capire come attivare processi di recupero e di responsabilizzazione nei confronti degli autori di reati già condannati o imputati. Sempre Mondello e Provenzano sottolineano come l’opera rieducativa inizi in primo luogo dentro la comunità, le strutture specializzate, il mondo delle associazioni, del non-profit e dei servizi rivolti alla persona, i quali rappresentano una forma di accompagnamento ad un programma che parte da una diagnosi, si fonda su un patto e dà seguito a un progetto di reinserimento sociale.
Continuando sul tema di rapporti se non violenti altamente conflittuali, sono presenti due articoli che prendono in considerazione le penose situazioni in cui un genitore viene accusato di impedire all’altro di frequentare il figlio/figli, o in altri casi il minore si rifiuta di vedere il genitore senza saper dire e capire il perché. In ambito giudiziario vengono usate categorie non condivise sui manuali di classificazione diagnostica (ICD, DSM) che vogliono definire la modalità relazionale messa alla prova, A.P. e PSA, non accreditate su un piano scientifico e motivo di alta conflittualità in ambito giudiziario. Il problema posto è molto importante in quanto può danneggiare il minore privandolo nella crescita di una delle due figure genitoriali.
Su tutti i numerosi argomenti trattati vorremmo che si aprisse un dibattito scientifico con la richiesta di invio di articoli che nascano dal proprio lavoro e inerenti alle aree tematiche presenti nel Portale.
Vorrei ringraziare i collaboratori della sezione Articoli scientifici: Roberta Caporale, Roberta Di Lascio, Antonino Sorce e Anna Valbusa con cui è stato fatto un lavoro prezioso di lettura, riflessione e condivisione.

