Recensioni

Nec Nomine. Nell’Argentina delle stragi: menzogne, verità, identità

A cura di Marco Francesconi e Daniela Scotto di Fasano

Edizioni Bette, Padova 2024

Recensione di Andrès Pablo Pietkiewicz

 

Sono nato a Buenos Aires nel Dicembre del 1956 da padre polacco e madre italiana. Ho frequentato il Centro Cultural Italiano Cristoforo Colombo dal 1962 al 1969.

Nel 1969 i miei genitori decisero di rientrare in Italia, forse per intuito o forse per fortuna, visto come poi sono andate le cose nel mio paese di nascita.

Negli anni a cavallo del 1976 ero spesso fra Italia e Spagna ed ero a conoscenza della sempre complessa e conflittuale situazione sudamericana. Poi, negli anni ’90, abitavo a Barcellona e ho seguito con particolare attenzione l’intervento del giudice spagnolo Garzón riguardo il dittatore Augusto Pinochet. Garzón era riuscito a far fermare il dittatore durante la sua permanenza nel Regno Unito con l’accusa di crimini contro l’umanità nel contesto del “Plan Condor” che coinvolgeva diversi governi sudamericani. Ma confesso che della situazione argentina si sapeva poco, e in modo confuso e contraddittorio, almeno fino alla “guerra” delle isole Malvine/Falkland, quando il caso emerse in tutta la sua atroce immensità e si iniziò a parlare di scomparsi, di “figli appropriati” e dell’esigenza di non dimenticare.

Parte della mia famiglia rimasta in Argentina, mia zia e mio cugino, si era spostata dalla capitale al sud dell’Argentina e da loro non avevo mai ricevuto notizie preoccupanti, la solita Argentina di alti e bassi, dove bisognava inventarsi la giornata ma che in definitiva lasciava vivere, questo era quanto recepivo dai loro messaggi. Anche da vecchi amici, oramai persi nelle loro vite, non avevo ricevuto notizie inquietanti riguardo la situazione che si stava autoalimentando come un uragano pronto a esplodere all’arrivo sulle coste.

Tutto ciò come premessa è per far comprendere perché il libro, che qui desidero recensire, mi ha scosso così profondamente da portarmi a approfondire ogni argomento citato dagli illustri autori che partecipano alla stesura, ricercando quella verità che era stata nascosta dall’abilità della propaganda per manipolare l’informazione da parte della dittatura.

Il primo punto infatti che mi ha colpito è stato che, ancora oggi, nella stessa Argentina, c’è chi minimizza e innocentemente cerca di dimenticare gli anni di terrorismo di Stato.

Come spiega con illuminante chiarezza Tatiana Pankowache[i], psicologa e psicoterapeuta russa che fa parte anche della “Asociaciòn psicoanalitica de Buenos Aires”: “La propaganda, rispondendo ai bisogni di uno stato totalitario, crea una ‘realtà parallela’ nello spazio mediatico. Combinando frammenti di fatti reali ad elementi di fantasia, tesse una rete di bugie, dove le nuove si intrecciano, si completano o addirittura si contraddicono con quelle precedenti, coesistendo nello stesso tempo.”.

In effetti, le testimonianze di miei famigliari e amici sono contraddittorie, tendono a diluire o smorzare la reale gravità dei fatti accaduti, vittime ignare dell’effetto di una strutturata propaganda di Stato. Il libro Nec Nomine tratta l’argomento relativo ai figli dei “desaparecidos” e riprende e mette in luce argomenti già trattati da Remo Bodei nel 2014[ii] sempre relativo ai traumi della memoria.

Nec Nomine ci presenta l’organizzazione H.I.J.O.S. (Acronimo di “Hijos por la Identidad y la Justicia, contra el Olvido y el Silencio”) che è la sigla che contraddistingue quei figli e nipoti, figli di scomparsi, la maggior parte neonati, prelevati dai carcerieri della dittatura e dati in adozione illegale a famiglie di militari, con il fine non solo di annientare la memoria degli scomparsi ma addirittura di sradicarla definitivamente, la descrizione fatta nel libro riguardo l’attività per individuare questi “figli rubati” ci illumina sull’importanza del lavoro effettuato da CoNaDi (Commissione Nazionale per il Diritto all’Identità) e il BNDG (Banca Nazionale di Dati Genetici).

Fra gli altri, devo ringraziare anche il Presidente dell’Organizzazione “24 Marzo Onlus”, Jorge Ithurburu, che in occasione di una nostra breve telefonata in cui chiedevo di aiutarmi a comprendere i fatti, mi ha corretto la prospettiva, indicandomi il cammino a seguire nelle mie ricerche per comprendere i fatti, in effetti l’obiettivo del testo era approfondire il tema dei bambini nati dalle donne in prigionia, rapiti e donati a famiglie di militari, in modo da distruggere ferocemente anche la memoria delle vittime della dittatura, indicandomi così il cammino a seguire nelle mie ricerche.

Già: il libro, e questo è lo scopo e l’obiettivo, porta a cercare le verità offuscate dalla propaganda, spinge ad approfondire, diviene una necessità sapere, comprendere, trasmettere.

Solo dopo aver percorso un intricato cammino di inaspettate sorprese, dove ho avuto modo di conoscere e di sapere che il regista e scrittore Marco Bechis era stato mio compagno di scuola e che avevamo avuto la stessa maestra, lui che ha dedicato una vita, come Jorge Ithurburu o Hilario Bourg De la Cuadra, esule argentino e coautore del testo Nec Nomine, a denunciare i crimini disumani prodotti da una dittatura infame. Bechis è stato lui stesso vittima sopravvissuta di questi crimini, denuncia la sua che si amplifica attraverso i suoi tanti lavori di cui cito il libro La Solitudine del Sovversivo[iii] e il suo film Garage Olimpo che, come il libro, rappresenta una sua autobiografia e la denuncia di crimini e abusi commessi in nome della “patria” da parte di un gruppo di criminali resi impuniti da un governo illegale e illecito, nella tacita complicità di istituzioni e organizzazioni. Marco Bechis è un sopravvissuto. Il sopravvissuto non avrà più un normale vissuto, rimarrà nelle sue viscere il malessere di essere diverso da tutti coloro che sono scomparsi, l’ombra di un senso di colpa estraneo avvolge il pensiero ma il suo vivere trova in alcuni casi un profondo sollievo, l’unico sollievo che rimane a chi sopravvive: il compito di insegnare a non dimenticare.

La memoria. A questo richiama fermamente il libro, al rispetto della memoria, al divulgare l’accaduto anche nei più atroci particolari per allertare le future generazioni che ciò può ancora accadere, se si evitano le responsabilità e ci si affida alle promesse lusinghiere di potenti che ci offrono sicurezza, agiatezza, spensieratezza, a patto che ci si affidi a loro, senza pensare, senza necessità di capire.

Un altro contributo di rilievo nella mia ricerca volta a comprendere fino in fondo il libro Nec Nomine mi è pervenuta da un amico di Bechis, anche lui nostro compagno di istituto negli anni ’60: Daniel Tanzer, che ora vive a Barcellona e che ha messo in evidenza come l’Argentina ha saputo affrontare coraggiosamente il dopo, portando gli aguzzini davanti alla giustizia di regolari tribunali e così far condannare i responsabili di tali atrocità. Tali fatti si possono rivivere nel film Argentina 1985, uscito nel 2022 e diretto da Santiago Mitre. Purtroppo, non tutti i responsabili sono stati portati davanti ad un tribunale ma, man mano che ne vengono scoperti, come ampiamente descritto nel libro da Paola Garbarini[iv], l’organizzazione H.I.J.O.S. ha deciso di agire in modo pacifico ma contundente contro coloro che non possono essere portati di fronte alla giustizia per illegalità nelle procedure di accusa e termini giudiziali scaduti, effettuando “l’escrache”, cioè denunciando la loro presenza individuando il luogo dove abitano e illustrando attraverso murales, scritte, disegni, cartelli, che in quel luogo abita non una persona, bensì un delinquente, un criminale, un essere indegno di risiedere in Argentina.

Questi fatti mi hanno portato a una serie di riflessioni: si conosce l’Argentina per i suoi calciatori, per la sua carne, per la sua immensità; non la si conosce quasi per essere stata culla di illustri musicisti, pensatori, poeti, scrittori, psichiatri, psicoanalisti, medici, geni. Forse perché l’argentino tende a nascondere sotto un manto di umiltà e rassegnazione le sue notevoli capacità[v].

Non credo di esagerare se affermo che semplicità e umiltà, sommate a cultura, capacità e una innata predisposizione all’accoglienza, fanno del popolo argentino un esempio virtuoso di società, se gli fosse permesso svilupparsi autonomamente.

Altra gradevole sorpresa è stata scoprire (a p. 27) che Bolzano, la città in cui risiedo dal 2010, è stata citata nel testo.

Bellissimo e interessantissimo il passaggio psicoanalitico premesso da Silvia Vegetti Finzi, e dei diversi autori che intervengono e che portano a questa necessità irresistibile e irrinunciabile di sapere di più, di approfondire, di capire, di insegnare a capire agli altri e soprattutto allertare le nuove generazioni sul fatto che non devono mai abbassare la guardia ed esigere la democrazia, affinché certe cose non debbano più accadere.

Sono testimone che il libro raggiunge cosi il suo scopo, dopo le ricerche ho sentito il bisogno di rileggerlo, mi sono ubriacato di conoscenza e, arrivato alla postfazione di Daniela Scotto di Fasano ho sentito che una forza insolita mi investiva, la stessa forza che ha sconfitto coloro che si ritenevano infallibili e inattaccabili ma che hanno sottostimato il potere del “legame”: il potere dell’amore di una madre (Winnicott).

Derise mentre sfilavano attorno ad una piazza, “las madres” come divisa portavano un innocente fazzoletto bianco sul capo e annodato sotto al collo. Amore di madre, di colei che crea, di Creatore dunque.

Amore che nella letteratura e nella storia ha lasciato tracce indelebili, capace di sorprendere i limiti e, se sottovalutato, capace di annientare un esercito, e così è stato ..…

[i] T. Pankowache, La mente in gabbia. Censura e propaganda come strumento di morte psichica in Il campo di battaglia della mente. Appunti e testimonianze sulla guerra, Vecchiarelli, Manziana (Roma) 2024, p. 75.

[ii] R. Bodei, I traumi della memoria, in Francesconi M.,Scotto di Fasano D. (Acd), La complessità della memoria. Neuroscienza, etica, filosofia, psicoanalisi, IPOC, Milano 2014.

[iii] M. Bechis, La solitudine del sovversivo, Guanda Editore, Milano 2021.

[iv] P. Garbarini, Nietos y Nietas, in Nec Nomine, Edizioni Bette, Padova 2024.

[v] Per fare un esempio di ciò che intendo dire, Horacio Pagani, costruttore di autovetture che sembrano sogni, descrive il suo lavoro con disarmante semplicità, pur essendo considerato un mito nel campo delle automobili di lusso.

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