Creare l’incontro terapeutico. Esperienze cliniche e di ricerca nella psicoterapia psicoanalitica
Creare l’incontro terapeutico.
Esperienze cliniche e di ricerca nella psicoterapia psicoanalitica
a cura di Rosa Romano Toscani, Daniele Barattini, Gianluca Biggio
Alpes, Roma, 2025
Recensione di Pier Luca Zuppi
Il pensiero guida di chi recensisce un libro è quello di riuscire a costruire un ponte tra l’autore del testo e il lettore. Il compito è così duplice: da una parte cogliere il senso, il messaggio, l’obiettivo dello scrittore e rilevare lo spessore del testo, dall’altra parte favorire il contatto con il lettore, sollecitare la sua curiosità e il suo interesse.
E’ con piacere che raccolgo le idee maturate nella lettura del libro, Creare l’incontro terapeutico. Esperienze cliniche e di ricerca nella psicoterapia psicoanalitica, curato da Rosa Romano Toscani, Daniele Barattini, Gianluca Biggio, e avendone apprezzato lo spessore clinico e teorico degli articoli trasmetto l’invito a leggerlo.
Il libro è opera di un pool di psicoterapeuti psicoanalitici della SIPP (Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica), che si sono ritrovati a condividere le loro esperienze portate avanti in questi trent’anni di vita della loro società. I curatori hanno rivestito o rivestono cariche dirigenziali nella SIPP: nella loro introduzione valorizzano lo spazio occupato dalla SIPP nella psicoanalisi e il percorso seguito dal 1990, anno in cui Piero Bellanova, segretario della SPI dal 1966 al 1986 e poi presidente fino alla morte nel 1987, avviava la loro società. La fondazione della SIPP riconosceva come una delle sue radici il confronto con la società britannica di psicoterapia psicoanalitica e si poggiava proprio sulla valorizzazione della psicoterapia psicoanalitica come una psicoanalisi che potesse essere più flessibile rispetto al setting psicoanalitico che allora era ancora strettamente legato al modello unipersonale. Un percorso caratterizzato da un costante rispettoso impegno verso la psicoanalisi riconosciuta sempre nelle sue tre caratteristiche di metodo, cura e ricerca e si posiziona su “due concetti basilari: Innovazione e Tradizione, con particolare apertura alla flessibilità e al rigore”. Nella loro curatela si sono occupati di rendere evidente il filo conduttore del testo, il suo contenuto centrale e qualificante: la condivisione di come la psicoanalisi sostenga la cura dei malati e dei sofferenti mentali e la vita delle istituzioni che si occupano di loro. I venti contributi sono stati raccolti in tre parti, tre temi di grande attualità nel dibattito della psicoanalisi nei servizi di cura della salute mentale: La cura psicoterapeutica tra pubblico e privato, Ricerche e contributi clinici e teorici nel contesto scientifico attuale della psicoterapia psicoanalitica, Prospettive di sviluppo e rinnovamento in relazione alla dimensione sociale contemporanea.
Questo assetto è cresciuto e se ne è confermata la validità, attraverso esperienze condivise con rigore e rispetto della teoria della psicoanalisi, lungo un percorso di grande attualità: la psicoanalisi nell’approccio a quelle patologie che Freud aveva a lungo escluso come approcciabili dalla psicoanalisi. Nei primi lavori, fino al 1895, Freud aveva sostenuto che andavano presi in esame i traumi reali che si erano verificati nella vita dei pazienti, e aveva riconosciuto la scissione e la conseguente dissociazione, come meccanismo di difesa principale. Successivamente si è soffermato sui traumi nella fantasia e sull’approccio alle patologie nevrotiche, caratteristica della psicoanalisi duale tradizionale.
Per i curatori, “Il volume che presentiamo raccoglie i contributi di colleghi appartenenti alla SIPP che nel loro lavoro clinico, per dirla con Fairbairn (1952) a ricordo dell’ombra del lettino analitico, hanno partecipato ai cambiamenti e alle trasformazioni nel trattamento delle patologie gravi, sia nell’ambito dello studio privato che in quello istituzionale, in un’osmosi reciproca di esperienze e di riflessioni proficue”.
Due autorevoli voci arricchiscono il libro, nell’avviarne la lettura e nell’aiutare a conservarne i contenuti.
Nella sua presentazione Stefano Bolognini, psicoanalista con funzione di training della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) ed ex presidente della stessa SPI e dell’IPA (Associazione Psicoanalitica Internazionale), sottolinea lo spessore del testo e ne propone due criteri di lettura: il “sentire” e il “pensare” sulla psicoanalisi contemporanea. A suo avviso, ambedue le prospettive sono ben rappresentate e sviluppate nel testo.
A sua volta L. M. Cabrè, nella sua postfazione, mette in evidenza come nel testo abbia potuto riconoscere che “essere psicoanalista richiede di mettere da parte il sapere e tollerare controtransferenzialmente l’angoscia di non sapere e l’importanza di sapere che non si sa”. Per Cabré “la psicoanalisi può raggiungere le profondità dove si nascondono le emozioni più segrete del paziente solo quando l’essere umano e l’analista sono la stessa cosa”.
Già dal titolo si può cogliere il focus del libro: l’incontro, umano e terapeutico tra il curante e il suo paziente, e il suo declinarsi nei vari ambiti in cui si sviluppa la cura e la vita delle istituzioni curanti. E’ un incontro di persone, condotto da menti aperte, orientate analiticamente, all’interno di un setting che protegge quando la distanza si rompe e limita il rischio di una disumanizzante tecnicizzazione.
L’incontro avviene tra persone, corpi, mondi affettivi, all’interno di istituzioni che proteggono l’approccio e il setting di lavoro idoneo ad accogliere incertezza, ambiguità, paura. Assetto necessario ad evitare la deriva del giudizio e l’attivazione delle incomprensioni. L’incontro è caratterizzato dal coinvolgimento empatico, dal rispetto per i contenuti dolorosi; questo assetto permette la sopravvivenza del rapporto durante il silenzio, contiene sentimenti perturbanti, emozioni intollerabili quali la vergogna, la rabbia e la colpa, non si perde nelle discontinuità e nei deragliamenti del rapporto, mantiene la sua direzione evolutiva della maturazione delle capacità mentali del paziente, mentre arricchisce l’esperienza, umana e professionale del curante. In questo assetto l’incontro permette la comunicazione, la condivisone del materiale doloroso, la sua narrazione, e attiva, nella mente dei partecipanti , il processo di elaborazione.
Il volume si colloca nel dibattito del rapporto tra teoria e clinica della psicoanalisi: dalle radici comuni della psicoanalisi, le origini, il patrimonio condiviso, alla necessità di elasticità, apertura, ricerca per entrare nel dibattito attuale sulle estensioni della psicoanalisi. In questo orizzonte si incontrano la difesa della psicoanalisi come teoria, metodo e terapia, il declinarsi del suo processo, la disposizione mentale dell’analista, tecnico e persona, senza perdere di vista il continuo rinnovarsi delle patologie e delle modalità in cui si esprime la sofferenza psichica, e il contesto della contemporaneità, dei cambiamenti culturali e sociali e del dialogo tra psicoanalisti e istituzioni deputate alla cura. Non è un caso che uno degli autori più citato sia Ogden che sottolinea la trasformazione della psicoanalisi da “epistemologica”, relativa al conoscere e al comprendere, in “ontologica”, che accompagna il paziente nelle sue difficoltà di essere e di cambiare. La psicoanalisi a contatto con il senso etimologico della terapia: assistere, servire, curare, e non solo intervento tecnico di uno specialista. Cura del paziente, della sua famiglia e degli stessi curanti, la cosiddetta manutenzione: è possibile riconoscere nel libro tanta attenzione ai resti del lavoro analitico, alla fatica di accogliere e pensare, al bisogno attivato dall’incontro e che si ritrova nei pensieri dell’après coup, nella ricerca di reset della mente, nei cambiamenti e negli adattamenti attivati dall’incontro con il dolore, con la fatica di vivere del paziente.
Il libro lascia una sensazione di piacere per la passione che gli autori trasmettono e per l’arricchimento fornito dalla molteplicità delle esperienze, tutte riportate come segno di una capacità esperienziale che non è funzionale a dimostrare una teoria, ma che viceversa trova nella ricca bibliografia di riferimento sostegno e comprensione. Gli autori andrebbero citati uno per uno, così come gli ambiti, clinici e istituzionali delle loro esperienze.
L’arricchimento è allora lo stimolo a esplorare, a conoscere, a non credere che il nuovo sia solo conferma del conosciuto, e la teoria psicoanalitica ne esce a sua volta arricchita: lo sguardo psicoanalitico si conferma necessario a sostenere l’approccio clinico in quelle situazioni cliniche di apparente impensabilità e nei meandri della vita istituzionale che altrimenti si concluderebbero nel raggiungere l’obiettivo di un inquadramento nel sapere precostituito.
Un’ultima considerazione: il dibattito sui confini tra psicoterapia psicoanalitica e psicoanalisi, così attuale con l’ampliarsi della letteratura sulle estensioni della psicoanalisi, trova in questo libro nuovi elementi di riflessione. Il libro testimonia la crescita della SIPP, nata per collocarsi in un continuum con la Società di Psicoanalisi; non a caso Bolognini le riconosce e ne sottolinea il merito di “società di frontiera”.


































