LO SPAZIO D’ASCOLTO NELLA SCUOLA – A cura di Marinella A. Lena
Il presente volume è l’esito di un lavoro a più mani al quale hanno contribuito gli psicologi impegnati nella Rete degli Spazi Ascolto – CIC a scuola. Lo Spazio Ascolto è un presidio psicologico che agisce dentro la Scuola, rendendo disponibile la strumentazione propria dell’area clinica nell’ambiente scolastico e consentendone la fruizione allo studente nel suo spazio di prossimità, lì dove impegna, ogni giorno, la sua capacità di apprendere. La rete scolastica degli Spazi Ascolto svolge la sua funzione accogliendo la sofferenza di tanti preadolescenti e adolescenti che chiedono di essere aiutati nella comprensione di sé e supportati in una fase difficoltosa del loro sviluppo: i saggi qui raccolti offrono uno spaccato delle situazioni, degli approcci e dei risultati ottenuti nel corso dell’ultimo quadriennio scolastico, dal 2018/19 al 2021/22.
Lo Spazio Ascolto è un vero e proprio servizio in supporto degli studenti che portano una sofferenza evolutiva e che chiamano in causa, in questo modo, il mondo degli adulti affinché soccorra, aiuti a significare e a contenere il dolore, e a predisporre il percorso più adeguato alla ripresa dello sviluppo. Il focus è il mondo interno dell’adolescente, la matrice è la teoria psicoanalitica che mette al centro l’importanza della relazione e dei legami oggettuali fondanti per lo sviluppo della personalità, e che considera l’ambiente di vita nella capacità di favorire, o al contrario di danneggiare, la salute mentale degli esseri umani che vi appartengono.
L’esperienza qui riportata si delinea come un modello di “prevenzione sociale di base” in funzione di sostegno e di tutela della salute mentale dell’adolescente nel suo ambiente di vita.
INTRODUZIONE
di Diego Saccon
Dalla 309 alla promozione della salute mentale a 360 gradi
Il DPR 309 del 1990, “testo unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza”, al capo I – Disposizioni relative al settore scolastico – del Titolo IX – Interventi informativi ed educativi –, con l’articolo 106, prevedeva la creazione negli istituti scolastici dei Centri di Prevenzione e Informazione.
Quelli erano anche gli anni in cui si consolidava nel nostro paese il divorzio tra i servizi di psichiatria e la quasi totalità della psichiatria accademica da un lato e, da un altro, tra i servizi di psichiatria e il campo delle dipendenze patologiche, allora indicate come tossicodipendenze e alcoldipendenze. Anzi, proprio la costituzione dei Ser.T., prevista dalla 309, andava a consolidare quella strada iniziata con la legge 685 del 1975 che istituiva i C.M.A.S.T., Centri Medici e di Assistenza Sociale per i Tossicodipendenti, una definizione che già perdeva di vista come tra gli aspetti medici e quelli sociali vi fosse una persona con una soggettività e una psicopatologia. Con ciò non si vuole togliere nulla agli aspetti positivi insiti nell’istituire, all’interno del Sistema Sanitario Nazionale, dei dispositivi di cura dedicati alle persone con questi problemi, ma si vuole indicare un approccio segnato dal venir meno della comprensione e della cura della dimensione psichica nella sua umana unicità.
Ecco quindi che la prevenzione nel campo delle tossicodipendenze assumeva spesso i connotati esclusivi dell’intervento socio-educativo e informativo, mentre il mondo della psichiatria si guardava dal farsi contaminare nel considerare la prevenzione come qualcosa di un qualche interesse nel proprio agire quotidiano, occupato in prevalenza, com’era giusto che fosse storicamente, nel percorso di deistituzionalizzazione e di costruzione di una psichiatria di comunità alternativa all’ospedale psichiatrico. Della schizofrenia, patologia d’interesse centrale per la psichiatria, ciò a cui era possibile prestare attenzione prima dell’affer-marsi conclamato della malattia erano al massimo i sintomi prodromici, considerati per lo più retrospettivamente nella ricostruzione anamnestica.
Nello spirito di quel tempo, tracciato qui sommariamente, si deve riconoscere ad alcuni operatori dell’allora costituendo Dipartimento per le Dipendenze del Veneto Orientale la lungimiranza di aver coinvolto i colleghi di altri servizi – neuropsichiatria infantile, consultorio familiare, centro di salute mentale –, e a quest’ultimi di essersi fatti coinvolgere, per costruire una rete di spazi di ascolto e consulenza psicologica nelle scuole del territorio che ha offerto un riferimento per le condizioni psichiche di semplice disagio, sofferenza o disturbo incipiente, ai giovani studenti.
Ciò nasceva dalla spinta di due principali differenti matrici culturali, l’una psicodinamico-psicoanalitica, l’altra sociale sistemica. Se i colleghi portatori di quest’ultimo orientamento vedevano la necessità di rivolgersi al contesto delle cui difficoltà il sintomo poteva essere espressione, quelli di formazione psicoanalitica riproponevano la centralità dell’attenzione alla dimensione psichica dell’adolescente.
Ovviamente questa posizione prendeva le mosse dalla visione per cui lo psichico umano, con la sua specifica capacità di rappresentare, di simbolizzare e di utilizzare la parola, si costituisce, a partire dal portato costituzionale, all’interno delle vicende relazionali infantili, trovando nell’adolescenza una riedizione che può condurre all’espressione sintomatica del disturbo e della sofferenza per ciò che si era mal strutturato, ma anche una seconda possibilità di trovare una via integrativa e maturativa. Nell’adolescenza, come già diceva Bergeret (1974) in “La personalità normale e patologica”, c’è la “possibilità per il soggetto di cambiare, ancora e per l’ultima volta, struttura in un periodo in cui sembra che tutto possa essere messo in discussione, in un vortice pulsionale e conflittuale”.
Con queste premesse, com’è descritto nei contributi che seguono, si è consolidata la rete scolastica degli spazi d’ascolto e consultazione psicologica, ma sono nati anche gli specifici dispositivi psicoterapeutici di gruppo per affrontare la crisi adolescenziale o l’ansia scolastica. Gli spazi sono rimasti aperti all’ascolto di qualsiasi tipo di sofferenza e talora hanno permesso di incontrare precocemente disturbi severi all’esordio. La rete ha costituito un connettivo psichico per i diversi soggetti attori, i giovani, gli insegnanti, le famiglie, gli operatori. Così com’è stata, purtroppo, talora in prima fila drammaticamente in alcuni tragici eventi di suicidio giovanile per affrontarne il trauma collettivo.
Nella decade successiva alla nascita di questo lavoro, hanno iniziato ad affermarsi una serie di novità in campo psichiatrico e neuroscientifico, così come a manifestarsi delle trasformazioni nella fenomenica psicopatologica. Il trattamento precoce dell’esordio psicotico, gli stati mentali a rischio che possono evolvere non solo verso la psicosi, ma anche verso la depressione, il disturbo bipolare, i disturbi di personalità, i disturbi da uso di sostanze, le traiettorie evolutive internalizzanti ed esternalizzanti, che possono tra l’altro condurre a disturbi da uso di sostanze, la rilevanza dei primi mille giorni dal concepimento, una maggiore attenzione alla relazione tra i pattern di attaccamento e la psicopatologia successiva, lo sviluppo delle conoscenze sul neurosviluppo e la plasticità neuronale, l’incremento di esordi psicotici associati ad abuso di sostanze, la cannabis quale fattore di rischio nell’insorgenza di schizofrenia, hanno a un certo punto richiamato l’interesse della psichiatria sul tema della prevenzione.
Questo cambiamento contemporaneamente mostra la necessità, per chi opera nei contesti sanitari, di guardare ad una salute mentale di ampio perimetro, coinvolgendo a 360 gradi i servizi che sono implicati a vario titolo nella sua promozione e nella sua difesa.
In quest’ottica l’esperienza di collaborazione tra servizi iniziata quasi venticinque anni fa con la costruzione della rete scolastica per la prevenzione del disagio psicologico e dei comportamenti a rischio nel territorio dell’unità locale socio-sanitaria del Veneto Orientale, è un esempio che può essere utilmente valorizzato.
La sua funzionalità sta non solo nel cercare di garantire la presenza di Spazi di Ascolto e consultazione in tutte le scuole, ma anche di condividere un modus operandi che promuova migliori standard di intervento e soprattutto che permetta a ogni operatore di ogni spazio e a ogni realtà scolastica di accedere rapidamente al confronto con i servizi ed eventualmente all’invio, qualora vi siano casi critici.
L’efficacia di questo modello è stata testata dall’impatto della pandemia e del lockdown. Prima, la rete ha saputo mantenere viva la sua presenza attivando canali online di consulenza, ma anche di terapia, riorganizzando da remoto i gruppi per la gestione dell’ansia scolastica; poi, nell’ultimo trimestre dell’anno scolastico 20/21 ha garantito una risposta a una quantità di richieste di consultazione per condizioni medio-gravi mai registrata nel passato in un così breve lasso di tempo, realizzando quasi una cinquantina di invii per risposte specialistiche e mantenendo per altrettanti casi un supporto e un monitoraggio nel corso della pausa scolastica estiva.
In questa lunga esperienza non mancano le criticità: tra queste, va ricordata la progressiva riduzione di personale strutturato dei servizi dell’azienda socio-sanitaria sostituito negli anni da professionisti con contratti precari ai quali non si riesce a offrire un’adeguata e dignitosa retribuzione, facendo vacillare la stabilità del sistema. La bontà di questo modello dovrebbe invece spingere le istituzioni coinvolte a un suo rafforzamento.




