La tribù degli alberi- Stefano Mancuso. Recensione di G. Calvo
Il libro che Giuseppina Calvo recensisce è un libro splendido e significativo che si presta ai contesti gruppali perché, come scrive Giuseppina Calvo nella recensione, ricordando Bion[1], la tendenza del gruppo mira a impegnarsi in un’attività di cooperazione, di condivisione, di sperimentazioni identitarie di Sé, di apprendimento dall’esperienza.
Può essere letto ad esempio nelle comunità durante le ore di laboratorio, nei centri di aggregazione giovanile, … e svolgere una funzione di dispositivo di cura.
I laboratori sono dispositivi gruppali di cura orientati alla psicoanalisi, contenitori dove lo psichico prende forma e si esprime. I nostri ragazzi collocano parti di sé nelle creazioni artistiche, nei sogni, negli agiti, nei pensieri, e le angosce primitive prendono forma.
Sappiamo che nei nostri ragazzi al limite, gli affetti sono slegati dalle rappresentazioni e sono privi di significato. I laboratori psicoanaliticamente orientati rappresentano uno spazio psichico di riflessione, di elaborazione, di condivisione, di sperimentazioni identitarie di Sé affinché queste esperienze emotive si possano dotare di significato ed essere poi trasformate in rappresentazioni a partire da un ascolto profondo e da uno sguardo psicoanalitico.
Si riesce così a sciogliere affetti bloccati o negati e creare nella mente dei ragazzi rappresentazioni su rappresentazioni di ciò che è accaduto, sul significato dei loro agiti, dei loro pensieri, su chi sono adesso e su chi vorrebbero diventare.
Attraverso la funzione riflessiva esercitata dal gruppo i pensieri acquistano significato. Recuperando capacità di pensiero, colmando quel vuoto di pensabilità, che caratterizza spesso i ragazzi traumatizzati e deprivati, si possono fare esperienze trasformative del dolore e della sofferenza. Questo è il potere curativo dei laboratori: un lavoro profondo e trasformativo dal pensiero operatorio concreto per arrivare ad un pensiero simbolico che intesse e ordisce catene rappresentazionali.
Sempre ricordando Bion[2], come scrive Giuseppina Calvo, il SASS (Sistema Automatico di Segnalazioni Squilibri) potrebbe rappresentare la funzione gamma[3] del gruppo svolta degli operatori durante le ore di laboratorio (l’analogo della funzione alfa della mente della madre).
Per cogliere e raggiungere i ragazzi nel profondo della loro sofferenza l’operatore deve essere capace di mettere in atto un ascolto attento e profondo: deve prima accogliere dentro di sé affetti, elementi sensoriali ed emotivi primitivi, frammentati, scissi (elementi beta). Un lavoro di immersione nel loro dolore e poi di risalita, di alfabetizzazione e significazione del suo controtransfert[4].
Buona lettura
Concetta Rotondo
Flavia Giannelli
Il raggio verde
La tribù degli alberi
di Stefano Mancuso
Einaudi, 2022
Recensione di Giuseppina Calvo
Una tribù è un gruppo di esseri viventi che nello stare insieme trova linfa vitale, protezione e sostegno.
“Sapevamo tutto della nostra tribù e la tribù sapeva tutto di noi… Nessuno, giovane o vecchio, avrebbe mai fatto qualcosa contro altri compagni. Eravamo una cosa unica, come elementi dello stesso corpo.” .
Il delicato scritto di Stefano Mancuso potrebbe iniziare con un “C’era una volta…”: come in una favola il lettore alza il sipario in un mondo incantato/incantevole, il territorio di Edrevia, dove vive una comunità di alberi, di esseri che trovano nello stare insieme, nello scegliere ognuno a modo proprio come far parte del gruppo e come sostenersi.
“… a noi della provenienza non era mai importato nulla. L’unico requisito per entrare a far parte della comunità era che tu lo volessi. Nient’altro … Più eravamo e meglio stavamo … Ti univi a noi e diventavi come noi”.
In questo stare insieme, la comunità di Edrevia, suddivisa in clan a seconda delle caratteristiche dei “viventi” che la compongono, trova al proprio interno le risorse per crescere i più piccoli e permettere loro di esprimere il proprio potenziale, per difendere i più vecchi che con la loro saggezza sono testimoni di un sapere antico che radica e dona stabilità, per vivere in armonia secondo i ritmi di Madre Natura.
Spontaneo viene in mente il pensiero di W. Bion che in “Esperienze nei gruppi” (1976) afferma che il gruppo di lavoro è: “La tendenza del gruppo a impegnarsi in un’attività cooperativa volta al raggiungimento di un obiettivo concreto, basata sul contatto con la realtà, sull’uso di metodi razionali e scientifici, e sull’apprendimento dall’esperienza”.
Il noto psicoanalista si riferisce a uno stare insieme caratterizzato da uno stato mentale volto a cooperare, a utilizzare le risorse presenti, a sostenersi per il raggiungimento di scopi nei quali tutti i membri si identificano e che riconoscono come evolutivi per il gruppo stesso. La condizione di gruppo di lavoro non è statica e in risposta agli eventi può migrare verso la posizione di “gruppo in assunto di base”, dove le forze primitive e inconsce prendono il sopravvento, bloccando il processo e la vitalità del gruppo, arrestando la collaborazione, la condivisione e attivando difese paranoiche, a volte di fuga, altre di attacco. L’emotività diviene dilagante e non al servizio del raggiungimento degli scopi che il gruppo si è dato, ma sabota e permea la capacità di pensare, di organizzare, di rispondere realisticamente ed efficacemente alle avversità.
Nel delicato mondo di Edrevia il pericolo è rappresentato dal bloccarsi del SASS (Sistema Automatico di Segnalazioni Squilibri) perché “Edrevia è basata non tanto sull’equilibrio, come generalmente si tende a credere, quanto sulla correzione degli squilibri”.
La circolazione delle informazioni all’interno del territorio, così come l’analisi e l’organizzazione (la funzione alfa di bioniana memoria), è fondamentale per la sopravvivenza degli individui che compongono un gruppo. Nella favola di Mancuso, il SASS è quell’organismo che, raccogliendo e elaborando i dati provenienti da tutte le parti della tribù, ordina il presente e permette di progettare i percorsi per il futuro armonioso di Edrevia. Nel singolo così come nei gruppi, la capacità di pensare, di trasformare significando gli eventi e creando connessioni, permette la manifestazione di Eros, della vita e la gestione di Thanatos, di tutte quelle inevitabili spinte distruttive e mortifere che ci appartengono fin dalla notte dei tempi.
Leggendo il libro, è inevitabile mettere in relazione territori di saperi diversi (la letteratura con la botanica, questa con la fisica quantistica e ancora con la psicologia), constatando che a legare i membri del gruppo è una forza, una disposizione a sentirsi parte del gruppo, che W. Bion definisce “valenza”: mutuandolo dalla fisica, indica la capacità che esiste in ogni individuo, in ogni essere vivente come in ogni atomo, di connettersi in modo immediato, involontario e istantaneo con altri individui, per condividere uno stato, una condizione fisica e/o “mentale” e agire in base a esso.
Quanta e quale terrore assale la Tribù di Edrevia difronte ai risultati delle ricerche dei giovani alberi Lisetta, Laurin e Pino, in missione per scoprire le cause dello squilibrio nelle nascite? .
“Una grande confusione si era impossessata dell’intera tribù. (…) La notizia … del malfunzionamento di un sistema messo a punto dai Dorsoduro si era diffusa in un batter d’occhio, provocando paura e agitazione fra i compagni, oltre che una tangibile diffidenza”.
Nel suo scritto, Stefano Mancuso esprime in forma poetica le tante conoscenze scientifiche relative al mondo delle piante e riesce a farci sentire il loro respiro, i loro desideri, la loro presenza come fratelli con i quali interloquire per trovare un modo di convivere armonioso e rispettoso. Mancuso fa rispecchiare l’umano nel vegetale, crea immagini, storie, parole per rappresentarci un mondo, quello dei nostri amici alberi, molto più prossimo al nostro di quello che si possa pensare.
Pagina dopo pagina, il lettore stringe amicizia dapprima con il riflessivo Laurin e poi con la appassionata Lisetta; segue Pino che sollecita un sorriso con la vivace manifestazione del caos adolescenziale. Improvvisamente, ciò che sembrava appartenere al mondo dell’immaginario diviene reale, possibile e anche quello che da sempre si pensava statico acquista movimento: gli alberi si muovono, viaggiano, vivono avventure, addirittura esprimono desideri ma solo quelli “espressi in presenza di un raggio verde si avverano”.
In un momento storico come quello che stiamo vivendo, segnato dagli incendi e da un’estate mai così calda, con il vento che impazza e i temporali violenti, “La tribù degli alberi” diventa uno spazio/tempo non solo dove rifugiarsi per trovare conforto e refrigerio all’anima ma anche per poter pensare a soluzioni possibili per far fronte alle devastazioni dovute al cambiamento climatico e alla onnipotenza dell’essere umano.
Così quando Laurin e Lisetta piangono, insieme all’intera comunità, la morte del loro “Saggio padre” carbonizzato durante un incendio, giungono alla mente in questa estate afosa e rovente le immagini di una Europa che brucia, dall’Italia alla Spagna passando per la Francia.
Sentiamo nostro lo smarrimento della Tribù di Edrevia di fronte alla desolazione della foresta bruciata; proviamo confusione, impotenza.
“Ma a che pensavate mentre il mondo cambiava”? Chiede Lisetta e quella domanda risuona forte dentro il lettore facendogli provare senso di colpa e vergogna.
Fra gli alberi così come fra gli umani, i ragazzi, se ascoltati, svegliano le coscienze addormentate e diventano il motore di un cambiamento vitale e costruttivo.
“Articolo 4: Edrevia rispetta universalmente i diritti e i doveri dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni. Questo a voi sembra rispettare le future generazioni?”. Urla ancora Lisetta.
Ma Mancuso non abbandona i suoi alberi e neanche i suoi lettori: il libro indica possibili strade percorribili per far fronte alla devastazione, tutte accomunate dal lavorare insieme, come “una vera e propria comunità … certi che i risultati non avrebbero tardato a manifestarsi”.
Il delicato quanto potente racconto di Mancuso ci ricorda che apparteniamo a uno stesso universo dove il contatto determina la possibilità di esserci, di esistere.
La bellezza della natura intera e dell’umano come parte integrante di essa, risiede nella forza della condivisione che esalta, protegge e permette l’evoluzione.
Riferimenti bibliografici
Bion W.R. (1961). Esperienze nei gruppi, Armando Editore, Roma, 1997.
Bion W.R. (1963). Gli elementi della psicoanalisi, Armando Editore, Roma, 1973.
Corrao F. (1998). Orme, Vol. 1, Raffaello Cortina, Milano.
Freud, S. (1921). Psicologia delle masse e analisi dell’Io, Bollati Boringhieri, Torino, 2010.
Yalom I.D. e Leszcz M. (2008). Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo, Bollati Boringhieri, Torino.
Rovelli C. (2014). Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi, Milano.
[1] Bion W. (1976). Esperienze nei gruppi, Armando, Roma.
[2] ibidem.
[3] Corrao F. (1981). Struttura poliadica e funzione gamma. Gruppo e Funzione Analitica, II, 2, 25-32.
[4] Baldini T. (2024). Il mondo salvato dai ragazzi indifferenti, Vecchiarelli, Roma.




































