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Convegno “I laboratori psicoanalitici. 30 anni di un’idea”

Nel 1991 apre a Roma, in via dei Marrucini 10, il Laboratorio Psicoanalitico San Lorenzo, il primo di sei laboratori psicoanalitici nati, come 20 anni prima Lo Spazio Psicoanalitico, da un’idea di Paolo Perrotti.

Sabato 9 aprile 2022, dopo trenta anni, ci troveremo alla Città dell’Altra Economia per discutere insieme a colleghi e amici del senso di questa esperienza. Presenteremo un docufilm su quello che è stato il nostro lavoro insieme e ci confronteremo con altre esperienze simili alla nostra.

La nostra storia inizia quando nel 1972 Paolo Perrotti, analista didatta della Società Psicoanalitica Italiana, fonda Lo Spazio Psicoanalitico, un luogo di ricerca in cui far coesistere il rigore scientifico della psicoanalisi con la libertà individuale e l’attenzione alle esigenze e alle trasformazioni che vengono dalla società contemporanea. Negli anni “Lo Spazio”, come amichevolmente veniva chiamato, ha organizzato seminari, convegni, ospitato figure internazionali della psicoanalisi e della cultura in generale e formato psicoanalisti. Con la legge che disciplina la professione dello psicologo del 1989, diventa scuola di psicoterapia.

Perrotti ha sempre coniugato un estremo rigore scientifico e clinico con il rispetto della sofferenza delle persone, ed era animato da una curiosità per i fatti della vita sociale; pensava che lo psicoanalista dovesse impegnarsi nel sociale non solo per la sua buona salute psichica, ma per comprendere meglio il paziente.

Amava ripetere che il valore di una cosa, e quindi anche di un trattamento, non dipende dal suo costo. La psicoanalisi ha da sempre scontato il pregiudizio, a volte giustificato, di essere una terapia per benestanti, per borghesi. Lo Spazio nasce anche per dare una risposta a chi, negli anni Settanta, vedeva la psicoanalisi come disciplina incentrata sull’individuo, poco attenta ai problemi della società e riservata a classi sociali agiate per via dei costi elevati delle sedute. Degno figlio di Nicola Perrotti, uno dei fondatori della Società Psicoanalitica Italiana negli anni Trenta del Novecento, deputato socialista e amato sindaco di Penne, sua città natale, non poteva riconoscersi in questa immagine. La nascita di Spazio ha rappresentato la possibilità e la libertà di portare la psicoanalisi fuori dal contesto istituzionale e dalle sue rigidità. L’evoluzione naturale di questo percorso è stata proprio la nascita del Laboratorio Psicoanalitico San Lorenzo nel 1991.

La scelta del luogo non è casuale, quartiere popolare e storico di Roma e vicino alla Facoltà di Psicologia. I locali ospitavano in precedenza una fabbrica di cioccolato. Il nome Laboratorio viene scelto per sottolineare una caratterizzazione legata al lavoro: di ricerca, clinico, di confronto, di diffusione del pensiero psicoanalitico. Nel panorama romano il laboratorio ha rappresentato un’avanguardia, proponendo già in quegli anni, quando non si parlava di crisi, un ampliamento della possibilità di sostenere un trattamento psicoanalitico.

Noi tutti volevamo partecipare a un progetto che si proponeva di portare avanti lo studio, la ricerca, la diffusione della psicoanalisi con l’intento di avvicinarla alle problematiche concrete del contesto sociale, che favorisse lo scambio tra il bisogno sociale di strumenti scientifici capaci di contenere il disagio psichico e le possibilità di studio e di ricerca che ne derivano, che promuovesse la sensibilizzazione dei vari strati sociali alle problematiche che formano il nostro oggetto di studio.

La vitalità di questa esperienza si è realizzata con l’apertura negli anni di altri cinque Laboratori a Roma: Prati, Piramide, San Giovanni, Tiburtino e Centocelle. Nel 1999 i sei Laboratori hanno costituito l’Associazione Laboratori Psicoanalisi e Società (ALPeS), con lo scopo di coordinare i vari Laboratori nelle iniziative istituzionali, cliniche e sociali.

I Laboratori sono nati con lo scopo di diffondere la ricerca e l’attività clinica, lo studio e l’applicazione della psicoanalisi con l’obiettivo di rivolgersi a strati più vasti della popolazione e di creare un rapporto più stretto tra psicoanalisi e realtà sociale urbana sia attraverso la comprensione dell’individuo e della società sia mediante lo strumento clinico per la prevenzione e la cura del disturbo psichico (P. Perrotti).

Ci accompagnava l’esortazione che i Laboratori non diventassero delle istituzioni isolate dalla realtà quotidiana, ma luoghi vivi dove poter pensare insieme.

In questi trenta anni abbiamo dato vita a tutto questo organizzando iniziative anche di natura culturale. Oltre a diversi incontri seminariali aperti al pubblico su tematiche generali come la dipendenza, le relazioni di coppia o le fasi di passaggio della vita, abbiamo organizzato serate di poesia e musica, proiezioni di documentari su temi legati allo sfruttamento lavorativo o sui giovani immigrati di seconda generazione, raccolte fondi per attività del territorio.

Dopo trent’anni vediamo un mondo che corre. Consumiamo più di quello che possiamo permetterci, inseguiamo un’idea di vita senza malattie e affanni, per non parlare della paura di invecchiare. Assistiamo a un diffondersi dell’individualismo e una illusoria sensazione di autosufficienza che maschera una inadeguatezza a confrontarsi e collaborare con gli altri. A tutto questo si è aggiunto il difficile compito, per l’individuo e per la società, di affrontare la pandemia e la guerra.

La psicoanalisi sostiene la possibilità di pensare prima di farci agire spinti da un impulso, di guardare dentro di noi per trovare il senso delle nostre angosce, di pensare che stare con gli altri è faticoso, ma che da soli non si vive. In altre parole, la psicoanalisi può aiutare a riconoscere e ritrovare la propria e l’altrui umanità.

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