Fosforo bianco

Torna in te, Russia

Dio ci ha benedetti tutti con questo pianeta

e c’è spazio a sufficienza per tutti

sotto la luce del sole[1]

di Paolo Baldini

La storia dei popoli nord-caucasici è da almeno tre secoli segnata da una straziante dicotomia: sottomettersi o ribellarsi al gigante russo.

Daghestani, circassi, ingusci, osseti e ceceni , quando guidati da figure carismatiche (Sheik Mansour e Imam Shamil su tutte) capaci di far leva sulle radici comuni del retroterra culturale caucasico, le quali si abbeverano di sufismo islamico e organizzazione clanica della società, hanno saputo opporre una fiera resistenza all’ imperialismo feroce caratterizzante la politica estera dell’ aquila bipenne.

Alla luce di ciò non sorprende che durante l’invasione nazista del caucaso, datata 1942, alcuni tra i ceceni-ingusci collaborarono con l’invasore, sperando che quest’ultimo avrebbe inferto il colpo mortale all’oppressore sovietico.

La storia insegna che avvenne l’esatto contrario e già nel 1944, mentre l’ Armata Rossa stringeva sempre più la sua morsa attorno al cuore del Reich, Stalin (che da buon georgiano ben conosceva le aspirazioni indipendentiste caratterizzanti la sua regione natale) diede il via all’ operazione “Lentil”, consistente nella deportazione dell’ intera popolazione cecena presso le aride steppe dell’ Asia centrale: i morti oscillano dalle decine al centinaio di migliaia.

I caucasici poterono tornare alle loro dimore durante la “destalinizzazione”, creatura politica di Nikita Khrushchev, solamente nel 1957.

Lo stesso anno nacque in Kirghizistan da genitori ceceni Imam Alimsultanov.

Egli, tornato a Grozny (capitale cecena) al seguito della famiglia, crescendo, sviluppò la passione per l’“Illi”, un genere musicale folkoristico.

Il giovane Imam negli anni ottanta partorì uno stile musicale composito, caratterizzato dall’ accompagnare con la chitarra acustica racconti di eroi del passato così come favole e leggende di montagna.

Tornando alle date ed agli avvenimenti, nel 1991, con la dissoluzione dell’ U.R.S.S. e a seguito delle dichiarazioni d’ indipendenza delle repubbliche del Caucaso meridionale, Dzokar Dudayev, già generale dell’ aviazione militare sovietica, per mezzo di un referendum fu proclamato presidente della Repubblica di Ichkeria, indipendente da Mosca e con capitale Grozny.

No! Non saremo mai schiavi. La scelta è nostra. Libertà o morte

Inizialmente il governo di Mosca, guidato dal presidente Elstin, dovette stare a guardare; aveva del resto altre ed impellenti situazioni da gestire nel cuore della Russia europea.

Nel Dicembre 1994 però, la questione cecena prese una piega sanguinosa: la Russia optò per l invasione militare della repubblica de facto indipendente; sul piatto vi erano l’ esistenza o la scomparsa prematura della neonata federazione russa, dato che una linea “morbida” nei confronti degli indipendentisti caucasici avrebbe creato una reazione a catena di movimenti centrifughi alle periferie dell’ immensa nazione.

Grozny si trasformò in un infernale affresco di carri esplosi, scheletri di palazzi dilaniati, imberbi coscritti terrorizzati al lieve riparo dei loro blindati e furenti guerriglieri, i quali vomitarono sui federali tutto ciò che avevano a disposizione, infervorati dal sentimento nazionalista sommato ad un nuovo fondamentalismo islamico, ingigantitosi mano nella mano con l’ escalation della barbarie.

Ancora una volta Grozny giace tra le rovine. La terra trema per il peso dei carri

Intanto il nostro cantautore aveva abbracciato fino al midollo la causa secessionista, tramutando le commemorazione degli eroi passati in esaltazione di quelli presenti.

Alimsultanov, viaggiò ad Istanbul e Odessa per promuovere con le sue esibizioni la causa cecena.

Era divenuto voce e melodia del sentimento nazionale di un popolo oppresso e allo stesso tempo un personaggio troppo scomodo per i moscoviti: la notte del 10 Novembre 1996, mentre si trovava ad Odessa con la band al seguito, tre uomini vestiti da poliziotti ucraini (secondo la versione di un sopravvissuto) entrarono nell’ abitazione che ospitava i musicisti, freddandoli a bruciapelo con armi di piccolo calibro. Ad oggi il caso è ancora irrisolto.

Russia, tu sei la responsabile di tutto. Questo crimine ti sarà accostato per l’ eternità

Ai funerali dell’ artista parteciperanno tutti gli alti papaveri del movimento secessionista ceceno.

Aslan Maskhadov, terzo presidente d’Ichkeria lo ricorderà con le parole che vi riporto: “ Imam da solo valeva dieci divisoni russe”.

Ferisce più una chitarra che una spada, in sostanza.

È forse superfluo ricordare che i russi non entrarono a Grozny con penne e chitarre bensì con i kalashnikov e che la prima guerra cecena ha lasciato la cruda eredità di circa quindicimila vittime combattenti e centomila civili, inermi.

[1] Le frasi in grassetto che intervallano il saggio sono prese direttamente dalla canzone di Alimsultanov “Opomnis Rossya”; ho usato la traduzione del titolo – “Torna in te, Russia” – per nominare questo contributo.

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Andres
Andres
3 anni fa

Grazie Paolo di riportare alla luce,con precisione e perfezione nel dettaglio,episodi e fatti accaduti,che,attraverso la storia,portano a comprendere l’incomprensibile…..l’incomprensibile fatto che l’Europa sia ancora terra di conflitti bellici. Mio padre era polacco, ha fatto parte dell’esercito del Generale Anders, prigioniero in Siberia a causa del tradimento sovietico a inizio conflitto, condecorato a Monte Cassino, costretto a vivere come apolide fuori dalla sua terra e lontano dai suoi cari. Mio padre, mi ha sempre detto che valeva la pena morire per garantire la pace,la libertà,l’indipendenza a quell’Europa culla della saggezza e della bellezza, culla del meglio dell’espressione del genere umano. Amava i greci,uomo di grande cultura e perciò di poche parole. Mio padre si sarebbe emozionato nel leggere quanto scrivi….
Grazie Paolo, spero rileggere presto altri tuoi articoli…

Fermata D'Autobus Onlus

Abbiamo letto con piacere questo articolo. Una riflessione psicologica che si occupi dell’uomo non può prescindere da tutte le dinamiche storico-sociali-antropologiche in cui l’uomo è inserito ed è protagonista attivo. Stimiamo il lavoro dei giovani ed è bello vedere un gruppo di giovani professionisti che tentano di dare un senso e significato agli eventi storici, per quanto aberranti essi siano. In un mondo intriso di violenza (conflitti, guerre, ecc.) è fondamentale un contributo divulgativo che sappia avvicinare tutti alle tematiche collettive, sensibilizzando e facendo luce anche su aspetti più crudeli che possano rappresentare un monito per le nuove generazioni. Continuate così! Vi leggiamo sempre volentieri.

L’equipe di Fermata D’Autobus Onlus

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