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La repressione dei minori mina la nostra sicurezza.Sarantis Thanopulos

Care ragazze e cari ragazzi di Sallo,

care persone che realizzate o seguite Psicoanalisi e Sociale,

unico obiettivo perseguito dal governo con determinazione e coerenza, in mezzo a mille problemi reali (lavorativi, economici, ambientali) abbandonati a sé stessi, è il controllo delle istituzioni, dell’informazione, della cultura e dei cittadini, a partire dai minori.

Le disposizioni repressive del governo prendono di mira in modo diretto e prioritario i soggetti più refrattari alle logiche ordinative dell’esistenza: i “malati di mente” e gli adolescenti. La sofferenza dilagante degli adolescenti è percepita come sovversione dell’ordine ed è affrontata con la stessa logica con cui si trattavano i pazienti psichiatrici di una volta (tornata oggi in auge): sorvegliare e punire. Dopo il “decreto Caivano”, il cui unico effetto è stato l’aumento dell’uso degli psicofarmaci nelle carceri minorili, appare ora un disegno di legge contro i “maranza”. Il disegno mira a modificare l’articolo 98 del codice penale introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere (cioè fino a prova contraria) per minorenni che hanno compiuto quattordici anni (e non ancora diciotto). Si è di fronte a una promozione surreale di maturità dei minori “cattivi”, funzionale a fare loro saldare il conto dei misfatti compiuti.

Nel campo del diritto la “capacità di intendere e di volere” definisce la capacità di un soggetto di perseguire con determinazione e lucidità l’attuazione di un obiettivo, di interpretare adeguatamente il contesto e le circostanze in cui la sua azione si colloca e di comprendere le sue conseguenze sul piano umano. I grandi criminali (a partire da quelli di guerra) sono capaci di volere ma non di intendere, perché non se ne importano degli altri esseri umani. La severa sofferenza psichica può sfociare in reati gravi ma, il più delle volte, non ha il carattere dell’azione criminale ed è connessa a un’incapacità di intendere e di volere dovuta a una misinterpretazione della relazione con gli altri. Gli adolescenti possono essere capaci di voler delinquere (con notevole capacità imitativa degli adulti) ma, “buoni” o “cattivi” che siano, non sono costitutivamente in grado di intendere -comprendere adeguatamente le implicazioni delle loro azioni- in assenza degli strumenti individuali e gruppali di lettura della realtà fornite loro dagli adulti.

L’adolescenza è un luogo di sperimentazione e di evoluzione del pensiero affettivo: il pensiero che più profondamente comprende la realtà perché fondato sul coinvolgimento emotivo (sulla capacità, secondo Arendt, di commuoversi) con essa. I ragazzi seguono idee contraddittorie e incoerenti, necessarie alla loro personale formazione, e si appoggiano, per sentirsi al riparo dai danni per sé stessi e gli altri che le loro azioni potrebbero causare, alle reti protettive delle famiglie, della scuola, delle attività culturali, religiose, sportive e ricreative. La loro capacità di intendere è un lavoro progressivo e anticiparla per motivi repressivi è una gravissima prevaricazione.

La violenza dei minori oggi non ha raggiunto limiti realmente allarmanti sul piano distruttivo o criminale. Ciò che di preoccupante sta accadendo, e la politica repressiva aggraverà di molto, è la sempre più diffusa vulnerabilità dei ragazzi al suo contagio e anche il carattere di sfida disperata alle autorità e agli adulti che assume.

Il governo non è interessato al malessere dei ragazzi e dei giovani: segue il pensiero primitivo che basta buttare via le “mele marce” per far crescere bene le altre. Il malessere ha la sua fonte nelle ragioni complesse dell’abbandono contemporaneo dei minori da parte dello Stato e dei genitori, ma è centrato sul rigetto da parte loro della femminilità: femmine e maschi hanno paura della profondità dei loro sentimenti -che più sono coinvolgenti, più restano senza sponde e appigli- e si affidano sempre di più alla scarica impulsiva, idraulica delle loro emozioni, già di per sé autodistruttiva. La violenza tra di loro e l’autolesionismo sono molto più diffusi della loro ribellione confusa contro l’ordine sociale.

Una società che diffida dei suoi figli (del loro sviluppo insieme protetto e libero) è profondamente insicura e più cerca di barricarsi nell’autoritarismo più si destabilizza psichicamente.

La precarietà emotiva e la sensazione, carica di angoscia, che la vita dipenda da fattori non ponderabili e sia esposta all’arbitrio del caso, spingono gli stolti (in crescente aumento) a cercar rifugio nell’arbitrio legale il più pericoloso degli arbìtri, il più distruttivo per le relazioni affettive umane. Nessun può sentirsi al sicuro di fronte all’eccesso della forza legale. L’azione repressiva, nei confronti dei minori e dei giovani in particolare, è una caratteristica storica di tutti i totalitarismi e il governo non può rifugiarsi nella sua consueta retorica delle buone intenzioni, mentre fa di tutto per imporla nella nostra realtà attuale.

 

Sarantis Thanopulos, past-President Società Psicoanalitica Italiana

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andres
andres
25 giorni fa

La chiarezza di Sarantis Thanopulos apre a sottoscrivere senza se e senza ma le sue lucide considerazioni.Un contributo il suo che consolida firmemente le fondamenta di questo dibattito pronto a trasformarsi in movimento. Ora sarebbe utile e necessario sentire le voci o leggere le parole,dei giovani di Sallo,loro è il futuro,a loro sta l’onere di costruire sulle macerie di questa scellerata politica antiumana.

Arianna Salerno
Arianna Salerno
24 giorni fa

I giovani vivono sulla loro pelle le contraddizioni di un vuoto politico ed emotivo delle generazioni di una classe dirigente alla continua ricerca di un Altro da perseguitare: i migranti, i malati psichiatrici, oggi i “maranza” violenti…tale atteggiamento, psichicamente difensivo in modo primitivo, porta con sé la violenza di scissioni e diniego. La fantasia di leggi che aggiustano e risolvono magicamente ghettizzando anziché riflettendo ed accogliendo inizia a colpire anche il futuro e non solo il presente e/o il lontano da noi. Grazie a Thanopulos per questo importante contributo.
La maturità di riconoscere azioni di cura, anziché di controllo, fa parte di una riflessione sulla responsabilità personale e politica per cui si è chiamati a curare la cittadinanza intera, compresi i giovani che abitano questo Paese.

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