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Al di la della punizione!Padroni/Sabocchia/Rotondo

 Riflettendo in merito alle modifiche dell’art. 98 del c. p. apportate nel decreto del 23-07-2026 speravamo che il brivido derivante dalla visione del film, diretto nel ‘959 da François Truffaut I 400 colpi appartenesse ormai a un passato in cui molti bambini e adolescenti han sofferto di violenza sociale derivata dall’incapacità di comprendere come la prolungata deprivazione affettiva possa avere effetti gravi, spesso permanenti, sulla formazione del carattere e della personalità adulta (Bowlby 1988). Il protagonista, e alter ego del regista, Antoine Doinel, è un bambino nato in una famiglia incapace di prendersene cura; compie piccoli furti, non va a scuola, non riesce a studiare. La sua giovane vita è segnata da un’infanzia difficile, un profondo senso d’abbandono e rifiuto che han condizionato vita e relazioni affettive. Il film mette magistralmente in scena il disagio psichico e il vuoto affettivo familiare ma anche l’esternalizzazione proiettiva dei conflitti da parte di un’istituzione incapace d’intercettare la sofferenza del ragazzo pensando che la punizione ed il riformatorio siano le soluzione efficaci e migliori. Il titolo del film traduce letteralmente l’originale francese Les Quatre Cents Coups, che significa fare il diavolo a quattro, combinarne di tutti i colori proprio come operano le ragazze e i ragazzi difficili ospiti delle nostre comunità psicoeducative e socioeducative.

Notiamo come la storia del film appartenga a un passato ahimè negli ultimi tempi recuperato e mantenuto attualissimo, in cui bambini e adolescenti che han sofferto abbandoni, solitudine e rifiuto trovano violenza e incomprensione da parte di adulti anche istituzionali epistemologicamente sordi e ciechi, i quali preferiscono l’equivalente attuale del riformatorio all’analisi approfondita della condizione socio-economico-affettiva e delle conseguenze della sofferenza mentale in età evolutiva.

Pensiamo non sia solo un problema delle istituzioni che mostrano di pensare chi sbaglia paga perché da esse a caduta libera la questione finisce per condizionare la società, riguarda la rappresentazione che ogni individuo, come si deve influenzato dalle istituzioni e dai loro strumenti di sensibilizzazione sociale (ahimè oggi troppo simili alla propaganda), si costruisce dentro rispetto a questi adolescenti antisociali, che mettono in atto comportamenti devianti. Il focus così difensivamente si sposta dalla persona al fatto. Lettura a nostro avviso ingenua e pericolosa, essa stessa deviante perché non tiene conto di come dette condotte siano espressione di un percorso evolutivo interrotto o in stallo, come gli studi psichiatrici, psicoanalitici e neuroscientifici per l’età evolutiva sostengono.

Bambini e ragazzi che si ammalano a causa di deprivazioni, che soffrono di slegami derivanti dalle conseguenze di un ambiente abbandonico. C’è bisogno di creare/costruire momenti di fiducia, di protezione e affetti di fronte a minori sofferenti che hanno bisogno di adulti giganti.

A 14 anni i ragazzi vanno protetti e orientati nelle autonomie. A nostro avviso questo è il problema: mancanza di adulti e istituzioni autorevoli (non fragili come chi difensivamente attacca), capaci di relazioni affettive sane e speranzose, in cui sia possibile riparare e creare nuove esperienze trasformative delle primarie deprivanti e svalutanti. Occorre un’azione di prevenzione, garantire aiuto alla famiglia d’origine (Bowlby 1988) affinché possa svolgere adeguatamente il compito educativo per sostenere, aiutare, conoscere e comprendere i complessi processi proiettivi che vengono trasferiti sulla mente dei figli e dei disagi che questi possono causare  (Searls 1965).

Modelli sistemici d’intervento dovrebbero anticipare le emergenze, non rincorrerle. Occorrono approcci a vederla oggi datatamente innovativi, integrati e continuativi di lavoro di rete interistituzionale.

La nostra esperienza di lavoro in comunità con adolescenti difficili indica che i limiti vanno presentati loro e fatti rispettare in ambiente intermedio protetto. Ricordando Marco Lombardo Radice, psichiatra di adolescenti e maestro tra scienza e amore della relazione di cura dei più disperatamente antisociali, giunge un invito ad accompagnare e riacchiappare quei giovani scapestrati pronti a buttarsi giù dal dirupo pazzesco per farsi male, e noi instancabilmente lo facciamo, con spinta vitale e speranza (Fiorani 2026).

Ma se nel dirupo pazzesco li gettasse la Legge?

Riparare significa riparare il limite non riconosciuto per l’impossibilità del giovane a riconoscere i pesi e gli impedimenti che la deprivazioni affettiva di ambiente di origine comporta nella sua mente.

Abbiamo visto e vissuto nelle nostre comunità tante storie complesse di ragazzi con programmi di messa alla prova completati con un buon livello d’integrazione interistituzionale e con obiettivi raggiunti in cui i limiti sono diventati occasione di crescita e cambiamento.

Un ragazzo/a di 14 anni ha estremamente bisogno di basi sicure, anche in considerazione che stiamo parlando ancora di menti in formazioni come le neuroscienze hanno dimostrato (disallineamento nello sviluppo cerebrale tra il sistema limbico, come sede delle emozioni, e il lobo frontale che gestisce le emozioni, entrambi ancora in evoluzione fino all’età di circa 25 anni).

Anche convocazioni tardive rispetto ai reati commessi in giovane età possono riaprire antiche ferite se quel giovane oggi ha raggiunto obiettivi maturi rispetto a quell’adolescente rabbioso di un tempo che è stato.

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Riportiamo il caso di una complessa storia di vita.

Samuele già a 10 anni fumava cannabis imitando l’esempio dei genitori al di la di ogni limite, viveva senza regole in una famiglia in cui c’era l’assenza e la mancanza di tutto.  Vagava nella notte da solo e per questa situazione abbandonica iniziarono tutta una serie di furti e condotte antisociali. A 12 anni viene collocato dai servizi sociali in comunità. Tra una difficoltà e l’altra Samuele procedeva bene nel suo cammino integrando a sufficienza le parti disfunzionali, tanto che il programma della messa alla prova per il furto di un  motorino si era concluso bene ed era stato un’occasione di crescita. Samuele andava più volte a settimana in un reparto di un ospedale pediatrico e partecipava a programmi di clownterapia mettendosi in gioco con le sue forti emozioni.

La rete interistituzionale, nonostante le forti perplessità documentate dalla casa famiglia, propongono il riavvicinamento del minore all’ambiente di origine in occasione dell’uscita della madre dal carcere. Crediamo che la memoria antica e sensoriale abbiano riattivato vecchie abitudini e condotte a rischio (uso di droghe pesanti). Per questo Samuele fa di nuovo ingresso in una comunità ma questa volta si tratta di una comunità per tossicodipendenti. Gli operatori della nostra comunità continuarono a collaborare e mantenere una rete di lavoro con incontri mensili senza abbandonarlo per salvaguardare il forte legame affettivo che si era creato negli anni. Samuele si ristabilisce, si diploma e continua a mantenere intensi scambi affettivi con i nostri operatori della comunità (frequenti telefonate, visite inaspettate in momenti gioiosi tipo compleanni, festività …).

Samuele ce la fa! Si innamora, va a convivere con un ragazza, impara a mantenere tutte le responsabilità (pagamento di affitto, bollette ….) e sopra tutto dimostra una grande serietà nel lavoro suscitando l’apprezzamento del suo datore di lavoro e dei colleghi. Ritrova la sua forza e integra le sue parti fragili. Passa del tempo e all’improvviso arriva una convocazione tardiva per quei reati che erano stati commessi e rimasti in sospeso dopo la prima messa alla prova e il riavvicinamento alla famiglia di origine. Samuele viene arrestato, deve scontare una pena di sei mesi. Le comunità che lo hanno ospitato, riconoscendo le sue parti buone e sufficientemente sane, e il datore di lavoro producono una documentazione al Tribunale di Sorveglianza per descrivere il cambiamento avvenuto e di quando fosse riuscito a fare rifornimento di energia e coraggio per una nuova vita.

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Parafrasando Winnicott (1965a, 1965b, 1958), alla radice della tendenza antisociale c’è sempre una deprivazione e la tendenza antisociale ha la caratteristica di costringere l’ambiente ad essere importante, rappresenta inoltre una speranza (inconscia) che l’ambiente sani un trauma da deprivazione.

Non possiamo rimanere sordi e ipotecare il futuro dei nostri giovani. Come professionisti della salute abbiamo tutti un dovere etico, scientifico e professionale dal quale non possiamo esimerci. Questo, dal nostro punto di vista è fare politica.  

 

 

Bibliografia

Bowlby J. (1988), Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Milano:

Cortina, 1989.

Fiorani M. (2026), Marco Lombardo Radice, storia di una fantasia/Il raccoglitore nella segale.

Roma: Donzelli.

Lombardo Radice M. (1991), Una concretissima utopia, Milano: Linea d’Ombra.

Searles H.F. (1965), Scritti sulla schizofrenia, Torino: Boringhieri, 1974.

Winnicott D.W. (1965a), La famiglia e lo sviluppo dell’individuo, Roma: Armando, 1968.

Winnicott D.W. (1965b), Sviluppo affettivo e ambiente, Roma: Armando, 1970.

Winnicott D.W. (1958), Dalla pediatria alla psicoanalisi, Firenze: Martinelli, 1975.

 

Filmografia

Truffaut F., I 400 colpi, 1959.

 

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Per la FeNaCoPsi (Federazione Nazionale Comunità ad Orientamento Psicoanalitico):

D.ssa Federica Padroni (Presidente)

D.ssa Paola Sabocchia (Vice Presidente, Comitato Scientifico)

D.ssa Concetta Rotondo (Comitato Scientifico)

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andres
andres
3 giorni fa

Magnífica testimonianza e grande contributo al dibattito che grazie a Voi si arricchisce di una opinione essenziale. Colpisce la chiarezza e la lucidità e mi auguro che questa chiarezza e questa lucidità arrivi in aiuto a chi è poi chiamato a valutare l’efficacia e l’utilità delle proposte che vanno a integrare la nostra ricca legislazione.Rimango con una frase che a mio avviso esprime tutta la reale forza del problema e posta in primo piano la causa che lo determina :” Mancanza di adulti e istituzioni autorevoli ( NON FRAGILI COME CHI DIFENSIVAMENTE ATTACCA)”
Chapeau!
Acuta osservazione che centra il bersaglio!
Mi auguro che il contributo di Fenacopsi arrivi in alto, e che la voce di chi è l’esponente più autorevole in tema di disagio adolescenziale venga ascoltata con somma attenzione.

Bruno
Bruno
23 ore fa

Bellissimo scritto che centra appieno la questione della tutela di giovani in crescita, cosa che tale provvedimento mina, il tutto saldamente ancorato ad un solido sapere scientifico. Trovo preoccupante quest’ondata repressiva e, allargando il discorso, questa nuvola tossica slegante che sta avvelenando il globo, vedi le varie guerre e conflitti ancora in atto, per non parlare delle molte dichiarazioni e delle politiche folli di chi copre ruoli apicali e influenza il corso della storia. Forse fa bene Tito quando parla di “tramonto di Eros” e ascesa di Thanatos. Tale decreto è una chiara dimostrazione dell’insipienza che caratterizza la nostra classe governante, imbevuta dall’ideologia che gli appartiene.

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