Laboratorio scrittura adolescente

Il ragazzo dai pantaloni rosa, un uragano di tristezza infantile

A novembre 2024 la mia scuola ha fatto affogare di lacrime decine di studenti, portandoli al cinema a vedere il film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, regia di Margherita Ferri, la quale, insieme ad una materna e ingenua Claudia Pandolfi e ad un resiliente ed empatico Samuele Carrino, ha illuminato la storia struggente del giovane suicida Andrea Spezzacatena.

La pellicola svela al pubblico la realtà della tristezza infantile, il cui seme si insidia fin da bambini, in una spaccatura profonda nell’animo, alimentata da una percezione di trascuratezza dovuta ai genitori, i quali inconsapevolmente lasciano accudire la propria parte fragile dai figli, facendo loro sviluppare una peculiare sensibilità “soldato”, con la quale il bambino cerca disperatamente di anestetizzare la sofferenza dei genitori, disconoscendo la propria, che intanto cresce inconsciamente a dismisura, diventando un pericolo incontrollabile.

Il personaggio di Andrea volteggia giocoso, insieme al fratello, in un’infanzia all’apparenza serena, sentendosi amato dai genitori. Fin quando la separazione di questi ultimi comincia ad innescare un meccanismo fallimentare, Andrea viene scaraventato a terra dall’uragano del dolore della madre (Teresa) e dalla sempre più incombente ed ombrosa distanza del padre (Tommaso): trovandosi immerso da solo in questa dinamica, cresce disconoscendo la propria sofferenza, dedicandosi unicamente ad assorbire quella della propria famiglia.

Ciò porta il ragazzo a non avere gli strumenti per affrontare il bullismo che subisce a scuola, all’inizio si rifugia dietro alla resilienza che fin dalla tenera età ha dovuto fabbricare ed indossare, però, quando si trova nudo, piccolo e solo davanti all’ennesima presa in giro, decide di non andare più avanti in questo modo. Andrea rompe il meccanismo fallimentare tragicamente. Andrea si uccide per liberarsi.

La visione di questo film ha stimolato in me, oltre a una serie infinita di intense emozioni, una riflessione importante, per la quale penso sia di rilevanza fondamentale l’imparare a riconoscere le piccole grandi anime sofferenti dei bambini e dei ragazzi, che non riescono a scappare da determinate dinamiche distruttive. Al giorno d’oggi sempre più giovani sono attenti alla salute mentale, accettando le proprie debolezze, confrontandosi tra di loro e iniziando percorsi psicoterapeutici. Purtroppo, però, il seme della tristezza infantile continua a trovare dignità d’esistere e soprattutto possibilità di crescere indisturbato nella maggior parte delle dinamiche familiari. Per cercare di guarire la società dovremmo iniziare col porre diverse domande scomode e difficili a coloro che stanno a stretto contatto col mondo dell’infanzia. In quanti genitori sarebbero disposti a rinunciare alla sensibilità “soldato” dei propri figli? In quanti maestri e professori sarebbero pronti a spogliarsi della propria convinzione di potere per mostrare umanità?

Non è mai stata solo questione di bullismo, è questione di trascuratezza, negazione, egoismo e apatia.

Viola 18 anni

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Federica Generoso
Federica Generoso
1 anno fa

Cara Viola,

ho letto il tuo testo tutto d’un fiato, ma poi sono rimasta in silenzio per ore a pensarci. Le tue riflessioni sono lame taglienti e precise, non lasciano scampo. Io mi sento in parte descritta da quello che racconti, nonostante ormai una donna adulta, posso testimoniare come quelle trappole relazionali condizionano l’esistenza in modo continuo. Sinceramente credo che tu abbia descritto fin troppo bene qual è il punto di questo malessere emotivo, che nasce dal non sentirsi amati e reagire, per sopravvivere, almeno per un po’, facendosi bastare l’amore da dare. Quindi voglio solo lasciarti un messaggio di amore e speranza: è possibile liberarsi dalle catene di questa trappola emotiva, non solo sensibilizzando coloro che stanno a stretto contatto con il mondo dell’infanzia, ma cercando di aiutare gli altri a capire che la forza per “guarire” non viene nemmeno da lì. La forza c’è in ognuno di noi ed è capace di trasformare il dolore in fondamenta per costruirsi. Non è tanto il dolore che hai attraversato ed il male subito a determinare chi siamo, ma cosa scegliamo di farci con quel male e dolore. Non dipendiamo dalle scelte di chi dovrebbe amarci incondizionatamente ed educarci. Il vero aiuto è accompagnare, testimoniare e gridare la possibilità di trovare la propria strada con le risorse che possiedi. E allora mi viene da dire che l’amicizia, l’amore e l’educazione, con riferimento testuale all’etimologia del verbo latino educo da cui deriva, che vuol dire spalancare alla realtà, è il vero aiuto che possiamo dare. Spalanchiamo alla realtà gli occhi ed il cuore di chi soffre perché come recita un proverbio portoghese “Dio scrive dritto sulle righe storte degli uomini”.

Federica

andres
andres
1 anno fa

Intensa,profonda,struggente,la tua analisi, cara Viola, purtroppo,corrisponde alla realtà.Una realtà contemporanea, dove l’individualismo porta alla solitudine, dove i social allontanano dal contatto, dove il “successo” personale è anteposto ai doveri sociali. Quando ero bambino, tanti anni fa, esistevano già questi problemi,e ovviamente erano tragici come al giorno d’oggi, ma potevamo contare su una rete di sostegno formata da famiglia, amicizie,conoscenze,vicinanze.Stimo che ai tempi la vita di un infante e di un adolescente fosse carente di oggetti ma ricca di fantasie e esperienze. Proprio le fantasie erano l’antidoto alle delusioni che rischiano di divenire depressioni.

Oggigiorno è complesso trovare appoggio ed è raro addirittura riuscire ad agganciarsi ad un appiglio per evitare il baratro.Ma una via d’uscita esiste: metti le cuffie, con la tua musica preferita, vai nel parco, siediti vicino ad un albero, guardalo, guardalo profondamente, ora osservalo, ogni suo dettaglio, tutto in lui è vita, e non sembra. Una quieta vita all’apparenza, ma invece al suo interno scorre la linfa che instancabilmente alimenta ogni millimetro della sua immensa struttura, respira e ci dona respiro, vive e vive anche per far vivere noi, è li, in pace. Ecco, l’umano non ha ancora raggiunto la pace, obiettivo sublime ancora per noi miraggio. Ma è quella pace la cura dell’anima, quella è la ricerca fondamentale per una esistenza felice.Cerca la pace, invita alla pace, lotta per la pace, unitevi alla pace, allora sarete cosi forti da superare gli insulti della vita.

Coraggio! se perdi il coraggio, nella vita hai perso tutto…

Andrès

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