Laboratorio scrittura adolescente

Il dono del tempo…rubato

Si è scelto di pubblicare insieme questi due brani in quanto essi possono essere letti anche in un’ottica di stimolante complementarietà: un’occasione di dialogo, imprevisto e coerente, sul “sentimento del tempo”. Un giovane duetto narrativo sorprendente per i lettori e, forse, per gli stessi autori.

Maria Rosa Irrera

Il dono del tempo

C’era una volta un ragazzo di nome Luca che viveva in un piccolo villaggio ai piedi di una montagna.

Luca era intelligente, creativo e pieno di idee, ma spesso veniva frainteso perché sembrava sempre perso nei suoi pensieri.

Sua madre, una donna gentile e premurosa, si preoccupava di lui e si chiedeva se sarebbe mai riuscito a trovare la sua strada.

Un giorno, mentre camminava tra i boschi, Luca trovò una vecchia clessidra abbandonata accanto a una roccia.

Era una clessidra particolare: la sabbia al suo interno brillava di una luce dorata che sembrava viva.

Quando la prese in mano, una voce gentile parlò:

“Questa clessidra ha il potere di fermare il tempo per chiunque tu desideri, tranne per te.

Usa il tempo fermato per fare qualcosa di buono.”

Incuriosito, Luca portò la clessidra a casa.

Quella sera, mentre sua madre cucinava, notò che sembrava più stanca del solito.

“Non preoccuparti, Luca,” gli disse con un sorriso stanco, “sto bene. Sei tu la mia priorità.”

Fu in quel momento che Luca capì cosa doveva fare.

La notte, mentre sua madre dormiva, usò la clessidra per fermare il tempo.

Tutto si bloccò: il ticchettio dell’orologio, il vento che muoveva le tende, persino il lieve russare del gatto.

Luca iniziò a pulire la casa, lavò i piatti, stirò i vestiti e preparò una sorpresa per la colazione.

Quando riattivò il tempo, tutto era in ordine.

La madre si svegliò e trovò la casa splendente, con un biglietto sul tavolo:

“Grazie per tutto quello che fai per me. Ora tocca a me prendermi cura di te.”

Le lacrime le rigarono il volto mentre leggeva quelle parole.

Guardò Luca, che la osservava dalla porta con un sorriso timido.

“Sono io che dovrei ringraziarti,” disse lei abbracciandolo, “ma non so come hai fatto tutto questo!”

Da quel giorno, Luca usò la clessidra per aiutare non solo sua madre, ma anche gli altri abitanti del villaggio.

In poco tempo divenne famoso per il suo impegno e la sua generosità.

La clessidra, però, un giorno smise di funzionare, con un ultimo messaggio:

“Il tempo che hai donato è il tesoro più prezioso.

Ora il tuo cuore saprà come usarlo.”

Luca non ne ebbe più bisogno:

aveva imparato che ogni momento può essere trasformato in un dono per chi amiamo.

Adam 15 anni

Il Tempo Rubato

Luca aveva sedici anni e una certezza assoluta: gli orari erano una prigione. Ogni sera, alle dieci in punto, sua madre si affacciava alla porta della sua stanza con il solito sguardo severo.

“Spegni tutto, domani hai scuola.”

Ogni sabato, alle undici, suo padre lo chiamava al telefono se non era ancora rientrato. “A casa, subito.”

Gli sembrava di vivere dentro un orologio gigante, dove ogni ticchettio scandiva una libertà negata.

Gli orari non erano solo numeri: erano muri invisibili che lo separavano dal mondo, dai suoi amici, dalle notti infinite che sognava di vivere.

Una sera, seduto sulla panchina del parco con gli amici, Luca si lasciò sfuggire un sospiro esasperato.

“Non ne posso più. Sempre gli stessi orari, sempre le stesse regole. È come se non potessi decidere niente.”

Marco, il più grande del gruppo, gli lanciò un’occhiata divertita. “Sai qual è l’unico modo per fregare il tempo?”
Luca scosse la testa.
“Romperlo.”
La frase gli rimase in testa. Rompere il tempo. Infrangerlo come una vetrata, farlo esplodere in mille pezzi e guardarlo dissolversi nel nulla.

Quella notte, quando il telefono squillò alle undici, Luca non rispose.

Sentì le chiamate ripetersi, poi arrivarono i messaggi: Dove sei? – Torna subito. – Luca, non fare stupidaggini.

Ma lui non voleva più essere schiavo delle lancette.

Vagò per la città senza meta, respirando a pieni polmoni l’aria di libertà.

Ma più camminava, più sentiva un’ombra addensarsi dentro di lui.

Le strade, prima eccitanti, sembravano improvvisamente ostili.

I negozi chiusi, le luci giallastre dei lampioni, le poche persone che camminavano di fretta.

Nessuno sembrava libero, nemmeno nel cuore della notte.

Quando finalmente tornò a casa, trovò sua madre sulla porta.

Non urlò, non lo punì. Lo guardò e basta. Un misto di sollievo e tristezza negli occhi.

“Pensavi di aver rotto il tempo, vero?” chiese piano.

Luca abbassò lo sguardo.

“Non è l’orario che ti imprigiona,” continuò lei.

“È il tempo stesso. Più cerchi di sfuggirgli, più ti rincorre.”

Quella notte Luca capì una cosa: gli orari non erano il nemico.

Lo era la paura di non averne il controllo.

E forse crescere significava proprio imparare a convivere con il tempo, senza lasciarsi dominare, ma nemmeno illudersi di poterlo spezzare.

Manuel 17 anni

5 2 Voti
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest
6 Commenti
Oldest
Newest Most Voted
ANDRES
ANDRES
1 anno fa

“Il tempo”….

Carissimi Adam e Manuel,

Che argomento affascinante avete scelto per sviluppare i vostri meravigliosi racconti…

innanzitutto, mi sento di confessarvi che malgrado la mia avanzata età, i vostri racconti mi sorprendono, mi commuovono, mi affascinano, ma, soprattutto, provo un enorme sollievo nel constatare che, grazie a ragazzi come voi, l’umanità ha futuro.

Insomma, amo questa vostra rubrica.

Il tempo, dicevamo, e già, che argomento difficile, definire il tempo sembra semplice e invece è la cosa più complessa che esista.

Forse perché il tempo rappresenta la cosa con più valore al mondo.

Pepe Mujica, ex presidente del Uruguay, ( vi suggerisco di leggere le sue considerazioni sul tempo) uomo  di un umiltà disarmante , dice :

 “ La vida se te va, y la ùnica cosa que no puedes recuperar es el tiempo perdido”

 la vita se ne va e l’unica cosa che non puoi recuperare è il tempo perso…

Non esiste ricchezza che possa comperare il  tempo, per questo è così prezioso e per questo il tempo altrui deve essere sempre, e in assoluto, motivo di profondo rispetto da parte di tutti noi.

Un modo di dare valore al tempo è quello proposto da voi, scrivere, pensare e scrivere, sognare e scrivere, perché il vostro scrivere, rimarrà nel tempo.

Grazie ragazzi, non smettete mai di scrivere.

lucia
lucia
1 anno fa

La percezione del tempo a qualsiasi età pone l’interrogativo del limite.

“aiutaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore” dice il Salterio. Ma cosa dobbiamo realmente contare? o meglio tenere in conto?

Il limite, come dato di fatto. Sta a noi riempirlo di vita viva, che non perde di senso al passare delle ore e in cui ogni attimo può avere il sapore che non finisce mai

Anna Rita
Anna Rita
1 anno fa

Splendidi entrambi
Entrambi insegnano.
Il primo commuove l’altro responsabilizza.
Complimenti e grazie! Proseguite!

Alberto
Alberto
1 anno fa

Una lettura che non fa perdere tempo, lo regala. Grazie

Roberta
Roberta
1 anno fa

Bellissimo! Grazie ragazzi di farci sperare nel genere umano. Immaginarvi come gli adulti del futuro è rasserenante. Non traditevi mai!

Federica Generoso
Federica Generoso
1 anno fa

Cari Adam e Manuel,

sono Federica, un ex adolescente all’anagrafe, ma forse ancora tale nello spirito. Mi sono imbattuta nei vostri scritti e sono rimasta colpita dal vostro modo sincero di scrivere. Vi ringrazio per avermi concesso la possibilità di riflettere sia sul “volere bene”, sia sul valore del tempo. In modo diverso ho potuto intraprendere un viaggio interiore alla scoperta di questi valori a volte fin troppo banalizzati, ridicolizzati e dati per scontati. Il tempo come occasione umana per donarsi ed il tempo come qualcosa da cui sembra doversi difendere. Tu Adam mi hai commosso. E’ bellissimo vedere un ragazzo così giovane che cerca di mostrare il significato che attribuisce all’amore. Io sono mamma di due adolescenti e da quando sono nati i miei figli sono diventata madre giorno dopo giorno insieme a loro. Anche la mia idea di amore si è trasformata nel tempo. Anche con me il tempo è stato generoso ed educatore. Tu racconti l’amore di un figlio che scopre un modo magico di imparare a prendersi cura, di ridare di rimando l’amore che riceve e scoprire nel contempo che quell’amore è capace di estendersi ed abbracciare tutto il mondo. Mi hai fatto riflettere anche sull’amore materno, che sembra essere ovvio, ma da madre dico che non lo è. Troppo spesso vedo madri che guardano ai propri figli come ad un loro prolungamento, non che non li amino, ma quell’amore si contamina con il possesso. Una sera, qualche anno fa, guardavo i miei figli dormire. Mi struggeva capire che avrei fatto tutto per loro, avevo voglia di stringerli. Poi però mi sono accorta che tutto quello struggimento, prima ancora di tramutarsi in gesti affettuosi, mi costringeva a restare ferma, distante, e a chiedermi: “ma che destino avranno?” . Perchè vedi, avere la coscienza che chi ami non ti appartiene, che ha un suo destino, che non puoi modificare nemmeno con tutte le forze che hai, ti fa emergere un rispetto ed un’amore alla libertà dell’altro impensabile. Amare il destino, è amare. E tu Manuel, racconti in modo fantastico l’esperienza di tutti noi, che cerchiamo di sopraffare il tempo perché ci fa paura. Perchè percepiamo che non dipende da noi. Il tempo fa meno paura se scopriamo che è come la matassa di un filo che pian piano si srotola e che racchiude il significato della vita. E allora diventa un amico, e non un tiranno. Vi auguro di sperimentare sempre di più il valore della realtà.

Federica

errore: Content is protected !!
6
0
Lascia un commentox