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Spettri di famiglia. Quando il trauma si annida nelle relazioni – Atti del convegno nazionale

A cura di Lorenzo Carpanè e Giuseppina Vellone

Lo spettro non appartiene solo a chi ha vissuto l’evento traumatico, ma proprio in quanto tale si può trasmettere fra le generazioni insinuandosi nelle relazioni familiare. Il trauma rimosso ritorna in una forma perturbante e può colonizzare i legami.

Come uno spettro e fuori dal tempo, rompe la linearità della memoria: non resta confinato al passato, ma invade il presente e anticipa il futuro che ne viene contagiato.

Un bimbo abusato o maltrattato, un bimbo che ha anche solo assistito a violenze non rimane mai immune se non viene guarito. Lo spettro aleggia nella sua vita e potrà essere l’innesco di relazioni a sua volta violente o abusanti.

Se al trauma non viene data parola, torna sempre come presenza perturbante. Il trauma così rimosso quindi non muore, ma ritorna come spettro psichico.

Questo il filo rosso delle due giornate di lavoro del nostro convegno. Un filo che annoda e connette l’infanzia violata con una adultità segnata. Dalla violenza, la vittima, se non curata, può diventare il carnefice futuro.

Nelle relazioni proposte al Convegno e qui raccolte vediamo rappresentate alcune delle molte sfaccettature che il fenomeno della violenza assume là dove meno ci si aspetterebbe di trovarle, cioè nelle relazioni familiari. Un fenomeno che non ha confini e che tocca trasversalmente, ogni classe sociale, tutti i livelli culturali, ogni angolo del nostro Paese.

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