Nicolae. Accogliere i fantasmi e il lessico homeless
Caso portato da Davide Pisu e i colleghi di Ronda Carità e Solidarietà Milano)
Giuseppe Riefolo
Il lessico homeless.
Nella discussione clinica di oggi si parla di Nicolae, un cittadino di origini romene, ma di fatto italiano di 60 anni che sfugge ad ogni tentativo di contatto. Se ne occupano i servizi di Milano soprattutto gli operatori di una organizzazione molto attiva nell’ambito dell’aiuto ai soggetti senza dimora. La discussione di questo caso ha evidenziato la raffinata capacità di questi soggetti di essere invisibili nella visibilità. C’è da considerare come Nicolae, in questa arte della “inaccessibilità” sia particolarmente capace. Inoltre, nell’incontro con operatori di servizi attivi in contesti urbani differenti, ho imparato un nuovo lessico per descrivere questi soggetti. Davide, di Ronda Carità e Solidarietà Milano, che presenta il caso, ad un certo punto, parla di “Architettura ostile”. Si riferisce a contesti urbani che impediscono a questi soggetti di poter trovare un luogo dove potersi fermare. Ovvero un sistema urbano che implicitamente collude con il progetto di autoesclusione di soggetti homeless. Poi sappiamo bene che i SD come Nicolae non cercano affatto luoghi dove trovare “dimora”. Infatti, la dizione di “Senza Dimora”, nonostante quello che vorrebbe descrivere dal nostro vertice, in sostanza coglie la dimensione intima di queste persone. Quindi “Senza Dimora” non è l’esito di un processo regressivo e deficitario, ma ne è l’identità attiva. La “dimora” concreta viene sentita dimensione persecutoria e costrittiva, che ne disregola la continuità del Sé. Quindi, evitare la “Fissa Dimora” è un progetto che ti permette la vita (quella che ti rimane a seguito di esperienze traumatiche che solo in questo modo possono essere evitate diluendone la dimensione violenta in una progressiva perdita di identità, magari in collusione con la “architettura ostile”). Nicolae “si confronta con la capacità di tollerare gradualmente la vicinanza, l’attaccamento, il calore, la cura il senso di protezione, appartenenza e connessione a fronte della grande ansia che ciò evoca tra molti di quelli che vivono per lunghi periodi nella strada” (Tamar Aronson, 2021, 425). Ecco, quindi, Nicolae che tutti conoscono, ma con cui nessuno riesce a stabilire un contatto minimo che abbia una qualche forma di continuità. Nella discussione è evidente che il suo essere un fantasma sia di fatto la sua identità post traumatica e inseguirlo, è la sola forma di relazione che impone. Ma traumi di cosa? Anche questo, nonostante la lunga “conoscenza” di Nicolae non è possibile saperlo e nemmeno intuirlo perché lui, quando lo incontri, è gentile e persino dai modi raffinati, ma poi sfugge perché implicitamente ti comunica che non ha bisogno di nulla! Difficile pensare a qualche forma di trauma. Ovvio che per noi il trauma sia un evento che scompiglia la vita di un soggetto, ma gli psichiatri sanno che un esito del trauma complesso (l’altro trauma è quello cumulativo o relazionale che pure potrebbe riguardare Nicolae…) è il freezing e l’evitamento affettivo. Nicolae non mostra alcun comportamento aggressivo e pare scivolare su ogni possibile relazione: la sua soluzione post traumatica è evitare ogni forma di contatto. Forse il suo trauma sarebbe questo: il contatto. Ma nessuno lo sa. Il tema che ci si pone subito è cosa fare per incontrare Nicolae per aiutarlo, oppure Nicolae lo conosciamo già ed è un fantasma. La gravità e il processo passano attraverso l’esperienza reciproca dell’impotenza e del caos: “l’homeless viene da una esperienza caotica mentre il terapeuta da una dimensione di ordine e si incontrano – in senso concreto ed emozionale – all’interno di una stanza…” (Tamar Aronson, 2021, 439).
I fantasmi.
I servizi lo conoscono dal 2018. Ma sicuramente vaga per Milano da molto prima. A Milano i servizi per gli homeless sono molto ben organizzati. Il gruppo Ronda Carità e Solidarietà Milano ha 4 uscite settimanali; si collabora con Unità Mobili di Base e persino con Unità psicologiche di prossimità. Poi c’è il Servizio Diogene., che permette l’intervento di medici psichiatri in strada. Tutti questi servizi hanno un alto livello di coordinamento che fa capo al Centro Sammartini. Nicolae, nonostante questi servizi è invisibile! Per individuarlo gli operatori di Punto Ronda si affidano alla “Ricerca ambientale”, altro vocabolo per me nuovo. Vi è un numero telefonico dove i cittadini possono segnalare la presenza di un homeless e Nicolae è stato segnalato molte volte, magari nella zona delle Colonne di S. Lorenzo, ma puntualmente, quando si arriva nel posto lui non è presente. Non ha mai avuto accesso a nessun servizio e si “nasconde” nella movida. Il 10 aprile del 2018 avviene il primo contatto perché lui si avvicina ad un operatore per chiedere un sacco a pelo. Più nulla fino al 2021 quando viene segnalato ancora in una zona dove sembra essersi insediato, ma lo psichiatra di strada non lo trova! A Novembre del 2021 viene aggredito da un gruppo di balordi e può ricoverarsi al Policlinico. Questa risulta l’unica possibilità di stabilire un contatto con lui e, soprattutto Davide, un operatore che “lo segue” da sempre, questa volta può andarlo a trovare. I dialoghi con lui sono gradevoli. I medici dell’ospedale collaborano molto e lui rimane ricoverato per circa un mese. Ha un quadro clinico abbastanza serio: “anemia severa, epatite, candidosi, pediculosi”. Consideriamo che sia insolita questa collaborazione da parte degli ospedali, ma evidentemente Nicolae, con il suo comportamento dimesso e sfuggente, evoca tenerezza e cura. Non ci sorprende che alla dimissione, pur accompagnato da Davide in un dormitorio, lui scompaia nuovamente per essere rintracciato dopo 3 mesi nella zona del Duomo dove, ora, è possibile incontrarlo. Davide, che continua a “seguirlo”, ci segnala che in alcune occasioni Nicolae lo ha riconosciuto e salutato, ma niente di più. Attualmente è più facile trovarlo perché frequenta una zona abbastanza fissa e, comunque, sembra accettare di poter essere incontrato. Chiede “solo cose solite” e fa un largo uso di coperte e sacchi a pelo poiché per lui questi oggetti sono tutto il suo mondo dove porta tutto quello che ha e rappresentano una estensione senza distanza dei suoi bisogni e del suo corpo. Per questo è diventato e viene usato come “punto di imbosco” (altro vocabolo di un lessico che non conoscevo) per spacciatori della zona! Come spesso avviene in queste discussioni, abbiamo elementi per cogliere contesti relazionali dove il fantasma si ferma e si fa incontrare (l’ospedale, gli spacciatori…), mentre è inutile che si fermi dove decidiamo noi.
Dove risiedono i fantasmi?
Infatti, nella discussione ci si sofferma sui fallimenti e sulla difficoltà di stabilire contatti con Nicolae, ma ben presto il gruppo concorda che forse i contatti che offriamo a Nicolae disregolano ulteriormente il suo fragile equilibrio (Hill, 2015). Continuiamo a offrirgli “cose”, ma evidentemente le “cose” lo rendono ancora più estraneo e distante. Si riconosce che, nonostante “lo conosciamo” da quasi 10 anni non sappiamo nulla di lui. Davide ricorda che, quando lo accompagnò dal Policlinico al dormitorio lui, passando per Lambrate si fece sfuggire che da quelle parti aveva vissuto con la madre. Non sappiamo più nulla della sua vita, ma evidentemente i suoi modi gentili fanno pensare ad una vita comunque ben organizzata fino ad un certo momento in cui deve essere accaduto qualcosa (viene in mente a tutti la possibilità della perdita della madre che, finora per noi è il solo personaggio emerso nella discussione che lo collega ad una dimensione di continuità e di funzionamento sufficiente). Davide, quindi, ricorda che una volta gli ha detto che aveva studiato canto lirico e Davide immagina sia possibile. Emerge ora nella nostra discussione che piuttosto che “offrirgli cose”, considerato che di lui non sappiamo nulla, conviene che sia lui a “darci cose di sé” ovvero della sua storia che, evidentemente sfugge a lui come a noi. Scopriamo che siamo tutti curiosi di saperne di più, ma non sappiamo nulla: non conosciamo possibili vecchie residenze o stati di famiglia, amicizie, storie…. Roberto che partecipa da Termoli propone che evidentemente siamo chiamati a fare una operazione di “riconnessione” dei vari ambiti che Nicolae ci propone e che forse conviene attivare una funzione di “servizio sociale” che ci aiuti a collocarlo nel mondo e in relazione a qualche figura che sicuramente è presente nel suo passato (Lambrate… il canto lirico: cosa significano? dove ci portano?…). Una operatrice di un progetto Housing First di Torino, quindi ci propone che solo nella “fase del Policlinico” è stato possibile avere contatti discreti con lui ed è stato accompagnato da un’assistente sociale che aveva fatto delle ricerche anagrafiche. Quella volta abbiamo immaginato che il fantasma potesse avere una residenza… Probabilmente questo è stato possibile perché “il Policlinico” assolveva una funzione coesiva che gli permetteva di avere un miglior funzionamento relazionale. Quindi la proposta è di “allargare l’area dell’esperienza Policlinico” ovvero incuriosirsi verso la sua storia magari occupandosi di una sua residenza che, necessariamente deve passare attraverso la curiosità attiva degli operatori che se ne occupano. Sul piano concreto è evidente che, non avendo in questi anni attivato curiosità nei contesti che se ne sono occupati, lui non ha ancora una concreta residenza. Scopriamo che, per avere una concreta residenza dove abitare, bisogna che Nicolae trovi prima una residenza nella curiosità degli operatori che se ne occupano. Infatti i soli che finora sono riusciti a condividere con lui una residenza stabile sono “gli spacciatori” per i quali lui ha una funzione attiva di “posto di imbosco”. Ci lasciamo riflettendo che I fantasmi ti pongono domande che riguardano le origini e perché ci vengono a cercare quando decidono loro. Hanno bisogno di curiosità prima che di cose.
“possiamo usare la metafora della mente del terapeuta
come la dimensione di casa per il paziente homeless”
(Tamar Aronson, 2021, 424)
Riferimento bibliografico
Hill D. (2015). Teoria della regolazione affettiva. Un modello clinico, Cortina, Milano, 2017.
Tamar Aronson (2021). The Difficulty to Reside: On Analytically Oriented Psychotherapy With The Homeless, Contemporary Psychoanalysis, 57:3-4, 408-445.














Il rifiuto a condividere una società soffocante costringe un individuo a vivere nella miseria.Accettare aiuto e compromettersi a cedere qualcosa.Il diritto a vivere e metabolizzare il proprio dramma viene violato dal buonismo anche se di buon proposito. Quello di Nicolae e uno dei tanti casi complessi prodotto di una società distratta e disattenta.Forse era da prendere per mano quando fu costretto a lasciare la mano di sua madre…
Sempre molto coinvolgenti e profonde le riflessioni che ci pone il dott. Riefolo, anche molto complesse per chi come me è lontana da questo mondo, ma che tanto vorrebbe comprenderlo per poter capire come trovare un punto d’incontro in cui quella curiosità di cui si parla possa diventare la chiave dí svolta
per raggiungerli e aiutarli.
Come attuale presidente di Psicoanalisi e Sociale quasi sempre mi trattengo dalla positiva tentazione di commentare articoli, ma alcune volte, come ora, risulta impossibile non esprimere ammirazione per il lavoro di Riefolo, Davide Pisu, Ronda Carità e Solidarietà Milano.