I cancelli di Basaglia
di
Andres Pablo Pietkiewicz
A Bolzano c’è un gruppo di ragazzi e di uomini, che sono il prodotto del fallimento dei progetti sociali di accoglienza.
La politica ha le sue responsabilità: nel 2019 è stato imposto a tutti i servizi un taglio consistente ai progetti di accoglienza. La giunta provinciale prima e quella comunale poi, hanno formato coalizioni con i partiti di destra. Non è una novità che abbiano fatto campagna elettorale e vinto le elezioni con la propaganda contro lo straniero, colpevole di tutti i nostri mali.
La realtà invece è che questi pochi sbandati, perché non sono altro che sbandati in quanto non riescono nemmeno a mettersi insieme per delinquere da quanto sono ingenui, sono gli elementi che vengono esposti giornalmente su giornali locali, tv regionali e social “virali”, per tentativi di delitti così rozzi e mal organizzati, che viene il dubbio che vogliano farsi (ri)prendere per essere finalmente visibili.
“L’orda malefica” inquina il business bolzanino dando brutta immagine ai floridi e abbienti turisti di montagna, che si illudono di godere nel circolare sui nostri passi con macchine da milioni di euro, in barba alla protezione di un bene considerato patrimonio dell’umanità. Ma che riempiono di euro le casse provinciali e comunali e fanno arricchire tutti gli amici di chi permette questi scempi.
Non chiamiamoli stranieri, ma poveri, perché il problema non è l’origine geografica, il problema è che sono poveri. Se avessero la vettura di lusso e venissero a correre sui nostri passi lasciando milioni di euro in alberghi, ristoranti e negozi (e rovinando le nostre montagne, ma ciò non si può dire) sarebbero i benvenuti e accolti a braccia aperte.
In effetti, da noi passano 9 milioni di turisti all’anno, ma il problema sono i circa 1300 poveri.
Parte di questi poveri sono “gli arrabbiati”, a ragion di esserlo alcuni, altri perché fragili e deboli, che si concentrano in gruppetti e per il loro aspetto intimoriscono la cittadinanza. Ora, finalmente, gli scaltri dotti locali hanno pensato di spostarli. Non hanno pensato di risolvere il problema con un progetto sociale a lungo termine con l’obiettivo di rendere il disagio di questi ragazzi una risorsa, lavorando assieme a loro e cercando di riportarli a galla, facendo di questi giovani uomini dei cittadini che contribuiscono a pagare le nostre pensioni, la nostra sanità, il nostro aiuto a chi non ce la fa.
La strategia del spostarli per renderli invisibili parte da quelli più sicuri e corretti, il gregge addomesticato che sotto il ricatto dei documenti tace e accetta. Questi vengono inviati ai centri di accoglienza che per norma sono situati, guarda caso, nell’estrema periferia industriale, ai margini della città. Lì vivono, mangiano e dormono perché gli astuti hanno elaborato una strategia di tempi di entrata, uscita, pranzo, chiusura, riapertura, cena, che non permette loro di allontanarsi dal luogo, pena la perdita del posto.
Gli altri, l’orda selvaggia, cioè ragazzini che sono i noti “maranza” ai quali si aggregano altri disperati, prima sostavano al parco della stazione, ma il parco della stazione è stato venduto a un magnate austriaco (ora, guarda caso, in prigione in Austria per bancarotta fraudolenta) che ha costruito un mega-centro-commerciale (un eco-mostro in vetro e ottone che imita male gli orrori architettonici degli anni ’70) e dove il futuro turista abbiente dovrà spendere molti dei suoi soldi e non deve vedere che a Bolzano ci sono poveri.
In verità anche l’homeless bolzanino verace è stato sfrattato dalla sua abituale panchina in centro città, e non sappiamo dove sia finito.
Ma questa è un’altra storia, torniamo ai nostri ragazzi che, chiuso il parco si spostano, dietro al palazzo della camera di commercio. Sia mai! Quella è la sala di regia del business! Il gota del profitto! Via anche da lì, ci costruiscono un cancello e una paratia.
L’orda malefica si sposta al Parco dei Cappuccini, alle spalle della parrocchia che fornisce loro la colazione, la possibilità di fare una doccia ogni tanto e di lavare i loro vestiti. Il parco è circondato da mura alte due metri e ha tre ingressi, lo si attraversa in diagonale per arrivare al piazzale del teatro e a Piazza Verdi dove sono proliferati negozi di prodotti asiatici, barbieri asiatici, money transfert asiatici, fast-food asiatici, prodotti di tecnologia e telefonia asiatici. Ma, i ragazzi non possono stare chiusi li dentro, troppo facile, bastano tre volanti una per cancello e questi non fanno più niente, e su cosa basiamo poi la propaganda? Come giustifichiamo l’aumento di Forze dell’Ordine? Le ronde di quartiere, l’acquisto di taser? Allora chiudiamo i cancelli e che non entrino, recuperiamo il parco per attività di svago, culturale e intrattenimento. (…e molti si chiedono: e mo’ dove porto a cacare il cane?)
Il nostro florido gruppetto non si scoraggia, tanto non hanno niente da trasportare, si spostano nella piazzetta vicino al Duomo. ”Non butteranno giù anche il Duomo per fare centri commerciali” avranno pensato. Purtroppo, non hanno tenuto conto che chi ritiene di parlare per quel Dio non tollera che i poveri molestino con la loro presenza i suoi pellegrini, soprattutto quelli stranieri e abbienti.
Facile, mettiamo un cancello, fatta la proposta e tutti i dotti d’accordo, si mettano più cancelli.
È da poco passato il 10 ottobre, la giornata della salute mentale, e chi viene in mente se non lui: Franco Basaglia.
Ma quanta lungimiranza ha avuto quell’uomo?
Oggi, quelli chiusi dentro i cancelli per “proteggerci”, siamo noi, i liberi sono loro.
Ci chiudiamo dentro perché siamo noi i malati che abbiamo perso l’umanità, venduto l’anima al profitto, viviamo nel terrore che qualcuno ci privi del nostro fasullo benessere, veneriamo coloro che distruggono il nostro ambiente e odiamo quelli che ci trasmettono l’inquietudine che un giorno potremmo essere ridotti come loro. Sì, ci giriamo dall’altra parte, spegniamo la tv, ci indigniamo dei commenti sui social, ma la verità è che viviamo nella paranoia di poter perdere i privilegi.
Ecco perché la nostra salvezza passa attraverso quei ragazzi, e più ne salviamo meglio staremo, potremmo abbattere i cancelli e tornare a camminare sui nostri monti senza necessità di prostituirci, potremmo abbattere centri commerciali e non parchi, o almeno non lasciarli costruire: alimentano soltanto multinazionali dello sfruttamento che non pagano nemmeno le imposte da noi e ti illudono di creare lavoro con contratti ignobili e compensi ridicoli.
Sì Franco, tu hai aperto i cancelli a loro, e noi ci siamo chiusi i cancelli addosso, senza renderci conto che i matti, siamo noi!




































Grazie di questo scritto che rilancia la necessità di pensarci co-individuo
Militanza per difendere il legame sociale unico modo di restare interi
Grazie Andres, la tua testimonianza è toccante! Mi vengono in mente le parole di Ezio Maria Izzo quando diceva che la chiusura dei manicomi si è tradotta in una frantumazione che ha prodotto moltepli frammenti sparsi a perseguire ancora tale logica, non del tutto superata in molte realta e istituzioni preposte all’aiuto. Bion li chiamava elementi beta. Bisogna con impegno e militanza, come tu fai, denunciare questo, battersi ancora per un assistenza degna a tali ragazzi che vivono uno doppia emarginazione, la loro e quella che noi imponiamo loro. Grazie,
B.