Corrispondenze da Bolzano

Notizie dal Molo Nord

di
Andres Pablo Pietkiewicz

Bolzano,

Dove più che accogliere,si riceve, per usare un concetto così bene espresso dalla nostra stimata Virginia De Micco.

Quella Bolzano che invece di accogliere emargina, crea ghetti periferici, accumula esseri umani in magazzini dismessi delle zone industriali, lontano dal luccichio del ricco centro urbano e dello show per i ricchi turisti.

Centri in cui addirittura l’ingresso è selettivo, non è per tutti, in 70 sono rimasti ancora fuori e se hai da ridire o sei fragile e vulnerabile, se protesti o ti ribelli , allora vieni escluso da qualsiasi forma di accoglienza e vieni lasciato in strada a -7 gradi ( l’ultimo a chiamarmi la vigilia  di Natale è stato Lamin, espulso perché si è rifiutato di rimanere in camera ed era uscito per aiutare il suo amico, lasciato fuori al freddo,ritenuto pericoloso giacchè  aveva alzato il gomito) come se avessero altre possibilità di anestetizzare l’amarezza di essere giovani sopravviventi con sogni infranti.

Questo articolo è il triste resoconto del 2024, che non è diverso dagli anni anteriori, e temo non sarà diverso in un prossimo  futuro….Ma continueremo a lottare per una accoglienza degna e umana, con particolare attenzione a chi è più vulnerabile , investendo le nuove generazioni di valori e principi lontani dalla catastrofe consumistica.

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andres
andres
1 anno fa

Suggerisco di leggere l’articolo su SALTO che ha dato origine al mio commento:

https://salto.bz/de/article/08012025/donna-trovata-senza-vita-bressanone

andres
andres
1 anno fa

Commento Ricevuto dalla collega Federica, attivista di Bozen Solidale

Sono incredula, triste, amareggiata. Quando ho letto della donna morta di freddo a Bressanone mi sono chiesta come si possa tollerare una notizia di questa portata. Conosco bene il piacere di entrare in un luogo caldo dopo una giornata intera, non posso pensare che una persona emarginalizzata con problemi di dipendenza sia destinata a crepare assiderata per strada. In Alto Adige poi!
La donna era Eva, chi bazzicava al Nadamas nei primi anni 2000 non può non ricordarla. Una presenza fissa al bancone. Allegra, simpatica, esuberante, una donna che chiacchierava con tutti. Una voce acuta e roca nello steppo tempo, aveva una risata sguaiata, contagiosa, bella.
Dopo tanti anni, l’ho rivista qualche volta in via Bottai. Chiacchierava con Riccardo e l’altro signore che sta in strada. L’ho pure detto ai miei amici: sapete chi ho rivisto? La Eva del Nadamas!”.
E ora leggo di lei sul giornale, che fine tragica. Nessuno merita di morire così.
Io non posso pensare di vivere felice in una provincia così ricca che sceglie di non dare supporto alle persone come Eva. Se ha rifiutato un posto in struttura ci sarà stato un motivo, esso andava indagato. Si doveva trovare un’altra soluzione. Non si può morire così.

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