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PSICOANALISI A SCUOLA – A cura di D. Biondo, R. Patalano, C. Rotondo

Introduzione

di Daniele Biondo

Da decenni assistiamo alle difficoltà dell’istituzione scolastica a realizzare appieno la propria mission, che fallisce il proprio mandato proprio con i ragazzi più fragili culturalmente, vulnerabili socialmente e più problematici dal punto di vista emotivo e relazionale. Oggi come sessanta anni fa abbiamo una scuola che tratta da uguali i diseguali, anche se “non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali” (Scuola di Barbiana 1971). L’Italia è uno dei Paesi europei col maggior numero di alunni che abbandonano precocemente gli studi senza arrivare al diploma.

La scuola sembra essere una malata cronica, sintomo di una società che è organizzata per perpetuare le ingiustizie che l’affliggono. Scriveva al tempo Danilo Dolci: “lo studio per risolvere i problemi della scuola, oggi, in ogni parte del mondo, è importante come lo studio del cancro” (Dolci 1974, p. 286). Se negli anni sessanta il fenomeno coinvolgeva drammaticamente il cinquanta per cento della popolazione in età scolare oggi nel nostro Paese abbiamo un livello di dispersione intorno al quattordici per cento (dati del 2017). Non male, si potrebbe pensare, ma comunque uno dei livelli più alti d’Europa. Forse si potrebbe fare meglio e di più, ed in realtà c’è chi ci ha provato, eppure ciò nonostante ancora non siamo riusciti ad avere risultati efficaci. Cos’è successo allora? Perché il forte impegno sia del Terzo Settore che della Scuola a partire dagli anni Ottanta per rinnovare l’azione educativa non ha sortito nel nostro Paese gli effetti desiderati? Perché esperienze fortemente innovative e significative non sono riuscite a modificare il funzionamento complessivo del nostro sistema scolastico? A partire dagli anni novanta tutto ciò ha trovato legittimità istituzionale grazie alla collaborazione della scuola pubblica con il Privato Sociale e sono nate migliaia di progetti che hanno rappresentato una svolta radicale nel modo di fare scuola.

Il problema sembra essere che tali buone prassi non si sono ancora diffuse nelle aule del nostro Pase: esse sono accolte dai docenti più aggiornati, aperti e sensibili, ma la maggioranza dei loro colleghi, a causa del mal interpretato principio dell’autonomia didattica, è lasciata libera di non seguirle e di continuare ad adottare nelle proprie classi metodi arcaici, classisti ed espulsivi. Di conseguenza sembra non essere sufficiente realizzare buone esperienze, ma occorre conquistare un nuovo assetto della scuola, che coinvolga innanzitutto i docenti, i dirigenti scolastici, le famiglie. Occorre necessariamente, a nostro avviso, pensare la scuola come un sistema, ovvero come un insieme formato da diversi componenti che dovrebbero interagire fra di loro, che si dovrebbero integrare attraverso relazioni perché accomunate da un medesimo obiettivo educativo e formativo. Per questo riteniamo che non sia sufficiente lavorare solo sul metodo, per quanto sia importante, occorre lavorare con i docenti, sulla relazione dei docenti con i loro allievi e con le famiglie e sulle modificazioni generazionali che hanno stravolto il contesto culturale e relazionale all’interno del quale si muove l’azione educativa dell’istituzione scolastica.

In questo campo la psicoanalisi può dare un significativo contributo grazie alle sue riflessioni sulla relazione di transfert-controtransfert che si svolge fra docenti e allievi, grazie alle sue riflessioni teorico-cliniche sulle origini della capacità di pensare e sullo sviluppo del pensiero, sullo sviluppo della capacità di apprendere e sul blocco evolutivo che proprio tale capacità inibisce. L’intento che anima le diverse esperienze presentate nel libro è di testimoniare l’impegno collettivo di diversi psicologi, educatori e psicoanalisti, accomunati dall’orientamento psicoanalitico, per coinvolgere i docenti, per renderli protagonisti dell’intervento educativo ed evitare il rischio di passivizzarli.

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Andres
Andres
3 anni fa

Non posso che ringraziare gli illustri firmatari di questo lavoro. Come volontario in appoggio ad un bambino considerato dalla scuola “difficile”, ho recentemente vissuto quanto egregiamente descritto da loro. Salvo eccezioni, la scuola non è in grado di produrre un sistema attuale ed efficace.L’aggettivo ” arcaica” descrive nel dettaglio l’attuale situazione. Non molliamo! Non per noi, ma per il futuro dei nostri giovani.

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