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Zona protetta. Docu-serie RAI

Dal 28 giugno in anteprima su RaiPlay e dal 7 luglio su Rai 3 in terza serata.

Dieci episodi da 25 minuti per dieci storie di “ragazzi e ragazze al limite”. Questo è “Zona Protetta” – docu-serie coprodotta da Rai Fiction e Kontiki Film – che racconta di giovani appena maggiorenni la cui intera adolescenza, se non tutta l’infanzia, è trascorsa in comunità per minori, sotto la tutela dello Stato.

Tutto il team di autori ha potuto contare sulla collaborazione di Tito Baldini per conto della Presidenza della Società Psicoanalitica Italiana. Le musiche sono firmate dal Maestro Teho Teardo.

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“Zona Protetta” docu-serie di giovani per i giovani – RAI Ufficio Stampa

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ANDRES
ANDRES
2 anni fa

Toccante fino alle viscere. Rende onore a chi,come Stefano Rossetti, ha speso una vita nel sociale, combattendo il sociale, per proteggere ed aiutare gli esseri fragili che sono sempre stati la sua vita.Chapeau amico mio, fiero della tua amicizia.

M.C.
M.C.
2 anni fa

l campo di intervento di cui Tito ci fa partecipi mi riporta lontano nel tempo alle prime esperienze di psicologa nemmeno ancora laureata, con un’analisi intensiva in corso da almeno 6-7 anni. Siamo a metà degli anni ’90. Quel lavoro nelle comunità, nelle case famiglia di cui avevo scritto i progetti educativi, quei tirocini nelle scuole materne di quartieri degradati mi hanno formata enormemente. Mi hanno fornito basi di esperienza e materiale per riflessioni che ancora oggi non sono esaurite. Stimo molto il lavoro di psicoanalisi nel sociale di cui ci parla Tito. E mi apre al contempo pensieri sull’attualità: “zone protette” che rappresentano pur sempre il fallimento della società, della politica, della famiglia, dello stato sociale, del campo formativo. Se è vero che alcune zone protette rappresentano l’unica opzione per i giovani destinati a deragliare del tutto, è vero anche che siamo nell’epoca per eccellenza delle zone protette; epoca che fabbrica zone protette, facilitazioni inopportune, semplificazioni disarmanti che alimentano una precarietà che ammala anziché stimolare ad evolvere. Siamo al collasso del “patto narcisistico” tra generazioni, campo sociale e campo individuale. 

E’ difficile non vedere lo scadimento, il decadimento dei fondamenti identificatori. Qualche anno fa, riflettendo su “pulsioni e loro destini” feci una fantasia visionaria, un po’ come quelle che fanno gli scrittori di fantascienza: immaginai che in prossimo futuro le comunità cosiddette riabilitative, di inserimento sociale e affini, e le terapie psichiche tutte dovessero riadattare i loro principi di cura su una cogente “ristrutturazione pulsionale”, ripartendo dallo scardinamento di questo brutto e arido mondo basato “su linee guida e procedure” per andare a ricostituire quelle trame rappresentazionali sfilacciate oramai da decenni di sabotaggio di quel limite psichico estremamente indispensabile costituito dai fantasmi originari.

Provo tristezza.

Manuel Barletta
Manuel Barletta
2 anni fa

Trovo veramente coinvolgente e interessante questa fiction, perché mi ha permesso di approfondire una tematica che spesso viene lasciata sullo sfondo, in una nube di confusione e apparenza.

Otilia Predut
Otilia Predut
2 anni fa

Da diretta interessata non posso che essere orgogliosa del lavoro svolto.
Ringrazio chi lo ha reso possibile e invito tutti a guardarlo e a farlo guardare per far conoscere un pezzo di realtà troppo spesso colpevolmente ignorato.

Fermata D'Autobus Associazione Onlus
Fermata D'Autobus Associazione Onlus
2 anni fa

Zona Protetta offre uno sguardo profondo e toccante sulle vite di ragazz* che hanno trascorso la loro adolescenza in comunità/casa famiglia e ora affrontano la sfida di vivere autonomamente “fuori”. La serie riesce a catturare la complessità delle esperienze dei e delle giovani, mostrando non solo le difficoltà e i traumi del passato, ma anche la resilienza, la forza e la speranza che li accompagnano nel presente. È evidente l’importanza del ruolo delle comunità nel fornire un ambiente sicuro e supportivo (un contenitore emotivo per dirla come Bion, fondamentale per sviluppare quella che Winnicott definiva sicurezza interna), ma è altrettanto evidente come la transizione verso l’indipendenza rappresenti una fase critica che richiede un sostegno continuo e mirato per lavorare sul proprio falso Sé, alla scoperta del vero Sé.

Ogni episodio mette in luce storie uniche, ma emerge un tema comune: il bisogno di sentirsi compresi, valorizzati e supportati. I protagonisti mostrano come il percorso verso il “fuori” e la crescita personale sia lungo e irto di ostacoli, ma anche possibile grazie all’opportunità di costruire nuove relazioni significative e alla presenza di figure adulte positive che possano fungere da oggetti transizionali, aiutando a stabilire nuovi modelli relazionali sani.

La serie evidenzia anche l’importanza di affrontare e rielaborare il proprio passato per poter costruire un futuro migliore. Spesso, i ragazzi portano con sé ferite profonde che, se non adeguatamente elaborate, rischiano di compromettere il loro sviluppo emotivo e sociale. Zona Protetta offre quindi uno spunto di riflessione importante su come le istituzioni e la società possano e debbano supportare questi giovani nel loro percorso di crescita e autonomia. La docu-serie non solo sensibilizza il pubblico sulle difficoltà che affrontano, ma celebra anche la capacità dei protagonisti di superare le avversità: è un’opera che dovrebbe essere vista da chiunque lavori nel campo della psicologia, dell’educazione, dell’assistenza sociale, e da chiunque abbia a cuore il futuro delle nuove generazioni.

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